Prima di iniziare il Ritiro Nazionale in Italia, ho visitato la Cappella degli Scrovegni a Padova. Qui si trova uno dei più grandi capolavori di Giotto: una sequenza di affreschi abbaglianti, freschi come quando li dipinse tra il 1303 e il 1305. Gli storici dell’arte la definiscono una rivoluzione nell’arte mondiale, sia per il nuovo modo di usare la prospettiva, sia per il passaggio che ha inaugurato verso il naturalismo e l’espressione del sentimento umano.
Se questo può essere vero per una grande opera d’arte, quanto più si può dire dell’Incarnazione come rivoluzione nel modo in cui l’umanità vede e comprende se stessa e come innesca un nuovo potenziale nella struttura profonda della coscienza umana?
Un piccolo, particolare dettaglio delle illustrazioni di Giotto sulla vita di Gesù mi ha colpito profondamente e mi accompagna ancora oggi, all’inizio dell’Avvento. Era il presepe, riconoscibile in tutti i suoi elementi tradizionali. Ma in particolare mi ha colpito la potente energia dello sguardo reciproco tra Maria e il neonato, catturato dalla pittura e dall’occhio creativo di Giotto, in particolare, l’intensità dello sguardo del bambino negli occhi della madre adorante. Sentivo scorrere l’ossitocina. È chiamata “ormone dell’amore” per il suo ruolo nei legami sociali, nello sviluppo della fiducia e dell’empatia. Da qui deriva l’attaccamento, un aspetto iniziale inevitabile dell’amore, ma anche qualcosa da cui bisogna liberarsi se si vuole che l’amore si espanda oltre i limiti.
L’Avvento è un’esperienza spirituale del tempo, non solo per i nostri compiti e doveri quotidiani, ma per contemplare e vivere profondamente la natura del legame tra il fondamento dell’Essere, la Santissima Trinità, e ogni membro della famiglia umana. Rinasciamo ogni giorno. È anche una preparazione collettiva a una celebrazione veramente contemplativa del momento rivoluzionario ed evolutivo che si è aperto nella storia dell’umanità nella Natività.
Nel Vangelo della prima delle quattro domeniche di questo tempo (Mt 24,37-44), Gesù ci invita a rimanere svegli perché non sappiamo il giorno in cui saremo pienamente risvegliati dallo sguardo tra l’umanità e Dio che Egli incarna. L’incertezza di solito ci turba e presto iniziamo a costruire difese contro di essa con bastioni di falsa sicurezza. Ma questo tipo di incertezza è diverso. È il passaggio dalla finzione alla realtà, dalla paura a un’espansione illimitata del cuore e della mente che permette alla nostra umanità quotidiana di diventare ogni giorno più viva e di prosperare attraverso ogni cosa.
Laurence Freeman
Il nostro dono per il mondo è credere con tutto il cuore nell’inarrestabile processo di nascita. Da quella completezza diciamo buon Natale e venerazione per la vita.






