Quinta Domenica di Quaresima
La risurrezione di Lazzaro (Gv 11, 1-45)
Scioglietelo e lasciatelo andare
Mentre scrivo, a Penang stanno esplodendo i fuochi d’artificio per la fine del Ramadan. Presto canteremo la parola che inizia con la A e addobberemo i luoghi di culto per la fine dei tre giorni che Gesù trascorse nell’aldilà, lo spazio al limite tra la vita terrena e la Vita stessa. La resurrezione di Lazzaro ci prepara ai misteri della Pasqua. È una storia semplice ma complessa, i cui molteplici livelli di significato e paradosso formano una sorta di labirinto in cui dobbiamo addentrarci prima che cominci ad avere un significato.
Perché Gesù non va subito da Lazzaro, che amava, quando gli hanno detto che era gravemente malato? Amava Lazzaro e le sue sorelle Marta e Maria, eppure, a quanto pare dal testo, per amore nei loro confronti attese quei due preziosi giorni. Quale potente presenza emanò Gesù attraverso quel tempo e quella distanza, mentre Lazzaro stava morendo? Il suo ritardo può essere compreso solo in un’altra luce, che egli stesso definisce la gloria di Dio. Quando disse che sarebbe andato, i discepoli lo accompagnarono fedelmente, ma temevano che la crescente cospirazione contro di lui avrebbe presto posto fine alla sua vita e alla loro. Il suo arrivo a Betania suggerisce le intime sfumature del suo rapporto con i suoi amici.
Quando incontra il loro dolore e si avvicina alla tomba, è “profondamente commosso e turbato”: forse sarebbe meglio dire affranto e stordito dal potere della morte. “Gesù pianse” è un’espressione riduttiva. I suoi quattro giorni di vuoto e dolore furono la sua preparazione al potere della vita che avrebbe esercitato sulla morte. Nella credenza ebraica, lo spirito rimaneva vicino al corpo per tre giorni prima di lasciarlo definitivamente. Quattro giorni simboleggiano un vuoto che va oltre il vuoto stesso.
Marta, sempre pragmatica, lo avverte di non aprire la tomba nella grotta, ma lui, nella sua desolazione, ignora la chiamata al Padre, proprio come avrebbe fatto di lì a poco, morente sulla croce. Attraverso lo strano paesaggio di questa storia, eventi e poteri, energie divine e umane, si intrecciano tessendo una trama che non possiamo decifrare finché non ci perdiamo e ci ritroviamo al suo interno.
Cosa è realmente accaduto? Cosa accade veramente in noi quando ci confrontiamo con la forza del dolore dell’amore, più forte della nostra stessa morte?
Laurence Freeman
Bonnevaux







