Preghiera continua – Parte 3
La pratica della meditazione trasforma la nostra vita, se la affrontiamo con serietà. Quando Padre John fu introdotto alla meditazione dal suo maestro, questi gli disse semplicemente: «Certo che posso insegnarti a meditare, che tu sia cristiano o qualsiasi altra cosa. Posso insegnarti a meditare, a patto che tu sia serio». Padre John chiese: «Cosa intendi per serio?». E il maestro rispose: «Beh, che tu lo faccia davvero; che tu mediti ogni mattina e ogni sera, e che tu torni qui una volta alla settimana per parlarne». Ma se non lo si fa — se manca quella serietà fondamentale e, come dice Padre John, piuttosto moderata nella pratica — allora, in realtà, si sta solo girando a vuoto. È questa la sfida che troviamo al cuore di tale tradizione: la sfida di metterla in pratica, di far seguire i fatti alle parole. È una disciplina. E il legame tra la pratica della meditazione e il tipo di vita che si conduce diventa sempre più evidente man mano che la si pratica con serietà.
Cassiano afferma che dovresti cercare di essere, anche al di fuori dei momenti di preghiera, la persona che desideri essere durante la preghiera stessa. In altre parole, è inutile passare sei ore a guardare talk show o programmi come quello di Jerry Springer, inquinando la mente con pettegolezzi, chiacchiere futili e buffonate, per poi dire: “Ora devo meditare”, spegnere la televisione e dedicarsi a diciannove minuti di meditazione. Non stupirti se non raggiungerai l’illuminazione già nella prima settimana.
Dunque, devi lavorare su come vuoi essere durante la meditazione e la preghiera anche nei momenti precedenti e successivi. Ecco perché Padre John afferma che i momenti di meditazione sono una preparazione alla vita, al modo in cui vivi; e, viceversa, il tuo modo di vivere è una preparazione alla meditazione. Esiste tra loro un dialogo costante, un dialogo silenzioso ed efficace. Cassiano sostiene che questo approccio alla vita morale, all’ascesi e allo stile di vita ci condurrà in cielo e, aggiunge, persino oltre i cieli. Cosa intende dire? Che questo percorso ti porterà in cielo e oltre ancora. Credo che egli intenda dire che la meditazione non si riduce a ciò che viene insegnato in ambito laico – ovvero una pratica volta semplicemente a farci stare bene, abbassando la pressione sanguigna o i livelli di stress (obiettivi certamente validi e ottimi) – ma è qualcosa di più.
Si tratta ancor più di ciò che i buddisti chiamerebbero la “dimora calma della mente”: quello stato mentale di pace e riposo in cui, a tratti, la mente è limpida, libera da preoccupazioni e ansie legate alle cose materiali, capace di essere lucida, serena, tranquilla e fonte di gioia – una buona meditazione, potremmo dire. Ma è qualcosa di più. Quello è il paradiso, quello è il nirvana; se ti accosti alla meditazione con serietà, essa ti condurrà in paradiso. Tuttavia, se perseveri, ti porterà oltre: oltre il semplice stato mentale mutevole – per quanto desiderabile e piacevole esso possa essere – verso qualcosa di immutabile, verso la natura stessa della mente, del cuore o dello spirito. Dunque, egli ci esorta a prenderci davvero cura delle nostre anime, ad amarci e a custodirci autenticamente, nel senso più profondo.
I pensieri, dice Cassiano, vengono “trasformati in una somiglianza spirituale e angelica”. Cosa intende dire? Credo intenda che si può continuare a vivere nel mondo: andare al lavoro, crescere la famiglia, guardare il telegiornale o un po’ di televisione di scarso valore, mantenere le proprie opinioni e convinzioni. Tuttavia, questi pensieri — e il termine racchiude una moltitudine di cose: pensieri, o meglio movimenti della mente o contenuti mentali — diventano un po’ più trasparenti. Non sono più pregiudizi, ossessioni, compulsioni o dipendenze; non sono più strumenti per colpire gli altri, né occasioni di litigio o divisione. Nella loro trasparenza, li accogliamo con maggiore leggerezza. Non significa che siamo diventati persone prive di pensiero.
Essere consapevoli non vuol dire smettere di pensare. Non significa diventare egocentrici, preoccupati soltanto della propria consapevolezza, della propria illuminazione o del proprio stato d’animo; quel tipo di persona che ostenta una spiritualità consapevole è davvero noiosa. Né significa arrabbiarsi con il mondo perché ci distoglie dal grande progetto spirituale di illuminazione che ci siamo prefissati (“Tutti mi intralciano; perché dovete venire a disturbare il mio splendido stato d’animo?”). Significa, piuttosto, che queste cose — i pensieri — diventano più leggere, più trasparenti. Possiamo vederle, individuarle soprattutto quando iniziano a farsi negative, e guardare oltre.
–
Brano tratto da The Tradition of Meditation, by Laurence Freeman, Meditatio Talks Series 2010 B
–
Foto di Laurence Freeman







