Il primo compito del mantra
Vorrei provare a riassumervi la teologia di base della meditazione. La prima cosa che dobbiamo comprendere è la meraviglia e la meraviglia del silenzio. Vorrei che ascoltaste questo passo della Maitriya Upanishad:
C’è qualcosa al di là della nostra mente che dimora nel silenzio della nostra mente. È il mistero supremo al di là del pensiero. Lasciate che la vostra mente e il vostro corpo sottile si posino su questo e non si posino su nient’altro.
Nella tradizione cristiana, Sant’Ignazio di Antiochia scrisse queste sue memorabili parole: “È meglio essere silenziosi e reali, piuttosto che parlare ed essere irreali”. Questo è lo scopo della nostra meditazione: giungere a quella realtà ultima, la realtà ultima che è al di là della nostra mente.
La grande tragedia del nostro tempo è che pensiamo di ottenere tutto attraverso la nostra razionalizzazione. Noi, nella tradizione cristiana, siamo quasi altrettanto colpevoli in questo senso, definendo l’uomo come una creatura razionale. Ciò che dobbiamo imparare a fare è tacere, essere pieni di timore reverenziale e adorare. E l’adorazione è impossibile senza prima il silenzio, perché una volta giunti alla presenza del Mistero, tutto ciò che possiamo fare è inchinarci e prostrarci. Voglio sottolineare che l’autorità necessaria per la proclamazione del Vangelo si può acquisire solo intraprendendo quel pellegrinaggio che ci permette di incontrare dentro di noi, nel silenzio del nostro spirito, il silenzio amorevole del Signore Gesù. Di questo abbiamo bisogno: uomini e donne di autorità che parlino a partire dalla propria esperienza, che parlino di ciò che conoscono.
Per la maggior parte delle persone moderne, il silenzio è qualcosa di molto minaccioso; è molto difficile per le persone stare in silenzio. Questo silenzio è qualcosa a cui dobbiamo abituarci, per cui dobbiamo impegnarci. Ora, quando iniziamo a meditare, come forse già sapete dalla vostra esperienza, dobbiamo affrontare quella fantastica indisciplina della nostra mente. La nostra mente
salta via come un bambino piccolo a cui è stato appena dato un cerchio o qualcosa del genere, e non riusciamo a controllarla. Sfreccia ovunque mentre cerchiamo di ripetere il nostro mantra e diciamo semplicemente: “È impossibile; non ci riesco”. Questa è la prima cosa che dovete fare, dovete affrontare quella vergogna iniziale di non riuscire a controllare la vostra mente. E finché non riusciamo a controllarla, non possiamo raggiungere quel profondo silenzio dentro di noi, perché il frastuono è troppo forte. È qui che il mantra e la sua semplicità assolvono al loro primo compito: portare quelle aree superficiali della mente in armonia con la pace interiore più profonda. Questo è il primo compito del mantra.
Tratto da John Main, Awakening 1, Meditatio Series. 2014, p.23







