Gesù maestro di preghiera
Gesù, ai suoi tempi, era tutto ciò che oggi, nel linguaggio comune, definiremmo un guru, un maestro. Condusse questa vita nascosta per trent’anni prima che culminasse nel suo ministero attivo. Il racconto evangelico della sua vita ci mostra che ricevette una formazione rabbinica dopo un lungo periodo di preparazione; poi la prova nel deserto per quaranta giorni; e infine, durante il suo ministero, i periodi di solitudine in cui si ritirava dalla folla per stare da solo con il Padre celeste. Come sapete, veniva chiamato “Rabbino”, che è la parola ebraica per guru, maestro. Forse la frase più famosa di tutta la Scrittura che identifica Gesù come maestro si trova nel Vangelo di Luca: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli” (Lc 11,1).
È importante che comprendiamo che Gesù non insegnò nuove tecniche esoteriche di preghiera. Non suggerì, per così dire, formule magiche. Il Padre Nostro stesso non è una sorta di incantesimo. Poiché era un maestro, poiché era un profeta, venne a richiamare l’uomo alla preghiera. Prese la preghiera come fondamento del loro essere, non nel senso di ripristinare antichi riti o antiche usanze da cui le persone si erano allontanate, ma stava richiamando le persone all’atteggiamento fondamentale e necessario che dobbiamo avere verso Dio, verso Dio come la relazione più significativa e importante della nostra vita, della vita umana.
Per Gesù, questo atteggiamento non era una questione di parole o forme, ma dell’esperienza della nostra completa e totale dipendenza da Dio. E l’atteggiamento che egli denunciò con la più forte possibile astio era la prolissità, il formalismo e la pedanteria, che soppiantavano l’esperienza fondamentale della nostra dipendenza da Dio.
Cosa disse esplicitamente Gesù riguardo alla preghiera? In sostanza, insegnò che la preghiera è una dimensione interiore e intima del nostro rapporto con il Padre. Proprio come ci viene detto di non ostentare la nostra religione davanti agli uomini, così ci dice nel Vangelo di Matteo,
Capitolo 6:
Quando pregate, non siate come gli ipocriti, che amano pregare stando
in piedi nella sinagoga e agli angoli delle piazze, perché tutti li vedano.
Io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra in una stanza, chiudi la porta e prega il Padre tuo che è
nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Mt 6,5-6
Nel dirci di pregare da soli, Gesù ci mette in guardia dai pericoli della preghiera cerimoniale, della liturgia, che può facilmente trasformarsi in mero formalismo, mera vanità. Ciò che sta dicendo, se ho ben capito, è che la preghiera è inevitabilmente una responsabilità personale di ogni individuo. Dobbiamo assumerci la responsabilità di andare nella nostra stanza privata, nella camera più intima del nostro cuore. E solo accettando questa responsabilità, nell’incontro diretto con noi stessi, nella solitudine di noi stessi, incontreremo il Padre nel luogo segreto. Ciò che Gesù sta dicendo è che questo incontro con il Padre nella camera più intima del nostro cuore è qualcosa che dobbiamo condividere con gli altri. E la preghiera liturgica, la preghiera comunitaria, è un gruppo di spiriti illuminati che si riuniscono per condividere la gioia del possesso del Signore nei loro cuori.
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Tratto da Awakening 1 by John Main OSB – Meditatio Talks Series 2014 C







