Grazie alla Borsa di Studio e Meditazione “Silvia Biscarini”, quest’anno abbiamo avuto la possibilità di far partecipare una nostra giovane meditante, Mariangela Lopopolo, al Ritiro internazionale dei giovani adulti – Bonnevaux 2025.
Qui potete leggere la sua bella lettera alla Comunità, in cui dà testimonianza del ritiro stesso.
Grazie a Mariangela per il suo impegno e la sua disponibilità!
CURA DI SÉ, DELL’ALTRO, DEL MONDO: GIOVANI ADULTI IN RITIRO A BONNEVAUX
di Mariangela Lopopolo – Milano
Care amiche e cari amici della WCCM Italia,
dal 29 luglio al 3 agosto 2025, una ventina di giovani adulti provenienti da contesti culturali e spirituali differenti si sono ritrovati al Centro per la Pace di Bonnevaux per alcuni giorni di ritiro. Grazie a una borsa di studio offerta dalla Comunità italiana, tra quei giovani c’ero anch’io e ho potuto vivere un’esperienza ricca e integrale: intensi momenti di meditazione e silenzio, immersione nella natura con attività come il forest bathing (bagno di foresta), Lectio Divina ispirata alla contemplazione del creato, pratiche di yoga e respirazione consapevole, condivisioni in cerchio e accompagnamento spirituale personale. Il tutto nell’incantevole cornice dell’abbazia di Bonnevaux, immersa nella verde quiete della campagna francese e risonante di energia spirituale.
Il tema che ha guidato il ritiro è stato: “Caring for Oneself, for Others and for Us” (Aver cura per sè stessi, per gli altri e per noi). In un tempo segnato dalla cultura della competizione e dell’individualismo, ci siamo presi alcuni giorni per riflettere insieme sul significato profondo della cura: di sé, degli altri e del mondo che abitiamo. La meditazione, intesa come via per sintonizzarsi con il flusso dell’amore di Dio, è stata il filo conduttore dell’intera esperienza, aiutandoci a riscoprire la cura come un modo di essere, di relazionarsi e di vivere.
Cura di sé: oltre il benessere di superficie
Grazie in particolare alle riflessioni di Tayna Malaspina, abbiamo esplorato cosa significhi davvero prendersi cura di sé. In una società che propone soluzioni rapide e superficiali – prodotti, app, tecniche – è emersa con chiarezza la differenza tra questo approccio consumistico e un’autentica cura di sé.
La vera cura non è un prodotto da acquistare, ma un processo continuo di scelte consapevoli, in sintonia con i nostri valori più profondi. Come ci ha ricordato anche padre Patricio Lynch, prendersi cura di sé significa accogliere la propria vulnerabilità non come debolezza, ma come porta d’accesso alla nostra umanità più autentica.
Una comprensione che mi ha profondamente toccata è stata riconoscere che la cura di sé non è un atto egoistico, ma uno strumento di trasformazione sociale. Quando scegliamo ritmi sostenibili e pratiche che nutrono la nostra vita, non solo miglioriamo il nostro benessere, ma offriamo un esempio alternativo in una cultura che normalizza stress e burnout. La cura autentica di sé diventa così un atto di resistenza gentile, capace di ispirare un cambiamento collettivo verso una società più umana.
Cura degli altri: dalla scoperta di sé alla costruzione di comunità
Il tema della cura degli altri, approfondito soprattutto grazie al contributo di padre Laurence Freeman, ci ha condotti a una consapevolezza fondamentale: non possiamo prenderci davvero cura degli altri se prima non riconosciamo di essere amati e non accogliamo chi siamo. La cura dell’altro nasce da un’autentica accettazione di sé, non come forma di narcisismo, ma come scoperta compassionevole della nostra identità più profonda.
La meditazione si è rivelata una via privilegiata per questo cammino interiore. Meditare significa ritrovarsi in modo nuovo, liberandosi dalla self-fixation, quella tendenza ossessiva a concentrarsi su se stessi che, in realtà, ci impedisce di vedere chi siamo davvero. Attraverso la pratica meditativa, lo sguardo su di sé e sugli altri si trasforma, aprendosi alla possibilità di generare relazioni e comunità autentiche.
Terry Doyle ha offerto un’ulteriore prospettiva: vivere la meditazione come un progressivo svuotamento nel silenzio, per diventare canali attraverso cui amore e compassione possano fluire. Non si tratta di perfezionare noi stessi, ma di fare spazio, perché l’amore raggiunga gli altri attraverso di noi.
Cura del mondo: la conversione ecologica come chiamata spirituale
Il terzo aspetto della cura ha riguardato il mondo che abitiamo, la nostra casa comune. Esponenti del Movimento Laudato Si’ ci hanno guidati in una riflessione su come meditazione e vita spirituale siano profondamente legate alla cura del creato. L’ecologia, in questo senso, non è un’aggiunta alla fede, ma una via per riconoscere che l’amore per Dio e quello per la creazione sono inseparabili.
La “conversione ecologica” proposta dal Movimento va oltre il semplice cambiamento di abitudini: è un autentico cammino spirituale che integra contemplazione e azione concreta. Nasce dal riconoscimento che la crisi ecologica è anche una crisi spirituale: la disconnessione dalla natura riflette una separazione più profonda da noi stessi e dal sacro. Così come la meditazione ci insegna a fare spazio al silenzio per accogliere l’amore divino, la conversione ecologica ci invita a liberare spazio nella nostra vita, scegliendo la semplicità e la solidarietà rispetto a stili di consumo insostenibili.
A Bonnevaux abbiamo potuto sperimentare come la cura di sé, degli altri e del creato siano aspetti intrecciati di una stessa trasformazione interiore, che prende forma in una vita contemplativa vissuta in modo integrato. Tornando a casa, non porto con me nuove tecniche o metodi, ma una consapevolezza più profonda: che la meditazione non è una fuga dal mondo, ma un modo di abitare la realtà con più presenza e autenticità.
Grata per l’opportunità di aver partecipato al ritiro, condivido questa consapevolezza con la Comunità italiana, nella speranza che possa rafforzare in tutti noi la fiducia nella meditazione come via di trasformazione e di comunione.
Nella pace e nella gratitudine,
Mariangela Lopopolo





