Ci svegliamo per metterci in ginocchio
Quando viene riconosciuta e compresa la dimensione contemplativa del Vangelo, le metafore e la forma della chiesa iniziano a modificarsi. Diventano più giuste e inclusive. In un mondo dominato dal maschile le donne trovano uguaglianza. Gli omosessuali non sono più considerati “contronatura”. I rifugiati non vengono demonizzati. I problemi della giustizia sociale e la cura dell’ambiente diventano importanti tanto quanto proteggere l’ortodossia.
Quando inizia a respirare la preghiera dello spirito nel cuore la chiesa sperimenta collettivamente la trascendenza della fede e non solo il culto pubblico o la devozione privata
Diventando meno centrata su di sé, comprende che è al “servizio” del Regno di Dio, che ha il compito di comunicarlo e non si identifica con questo. Con l’aria pulita della contemplazione, la fede cresce e la convinzione si stabilizza.
Anche il linguaggio che usiamo su Gesù cambia. Non parliamo e non pensiamo più a Lui come a un capitano di una squadra vincente che sconfigge gli altri, o come a un giudice che condanna il mondo. L’idea del sacrificio e della redenzione assumono un significato più fine e mistico. Comprendendo e proponendo la figura di Gesù come il medico divino, la parola che tutto guarisce, la chiesa inizia a parlare in un modo più comprensibile a tutti.
Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Christian Faith” in FIRST SIGHT: The Experience of Faith (London: Continuum, 2011), p. 102.







