ANNO 4 LETTERA 6
John Main e i Primi Padri della Chiesa
Abbiamo visto quanto sia stato felice John Main di ritrovare nei testi di Cassiano quel modo di pregare per lui così importante. Ma questo non è l’unico aspetto dell’insegnamento di Cassiano che ha avuto un forte impatto su John Main. Egli riscoprì qualcosa di più di una preghiera di ripetizione di un mantra; ebbe modo di riconnettersi ad una visione della Cristianità indispensabile nel mondo di oggi, una visione che sottolinea integrità ed una interconnessione spirituale con tutta l’umanità, con la creazione e il Divino. Questa è la ragione per la quale Padre Bede Griffith lo definì “la guida spirituale più importante nella Chiesa moderna”.
John Main esprime chiaramente questo punto di vista nelle parole di apertura di “Words into Silence”: “La bellezza della visione cristiana della vita è la sua visione di unità. Essa ritiene che tutta l’umanità sia stata riunita in quella che è unione con il Padre. Tutta la materia, tutta la creazione, convergono in un movimento cosmico verso l’unità che sarà la realizzazione dell’armonia Divina”.
L’umanità non è quindi separata e isolata all’interno di un Universo indifferente, ma attraverso Cristo strettamente collegata ad esso e parte determinante del tutto.
Questa ferma convinzione di John Main secondo cui ”Gesù ha inviato il suo Spirito affinché dimorasse in noi, rendendoci tutti templi della santità: Dio che abita in noi… sappiamo di condividere la natura di Dio”. Questo concetto lo collega sia a San Paolo – “ il segreto è questo – Cristo in te” – sia ai primi Padri della Chiesa Clemente di Alessandria (150- 215) e Origene (186-255). Il secondo esprimeva con parole simili lo stesso punto di vista circa la Realtà: “Ogni essere spirituale è, per natura, un tempio di Dio creato per ricevere dentro se stesso la gloria di Dio”. Per questa profonda connessione con il Divino noi siamo fondamentalmente come Dio e possiamo sentire la Presenza di Dio. È questa profonda connessione che riconosce un valore al nostro modo di pregare e ci offre la potenzialità di aprire noi stessi alla “meraviglia e allo splendore di Dio”, pienamente consapevoli “che noi siamo tutt’uno con Dio”.
Nei primi insegnamenti sulla preghiera – come in John Main – viene dato risalto al fatto che le parole devono essere abbandonate, come dice Clemente di Alessandria, il mistero divino è puro essere: “La nozione di puro essere è quella che più si avvicina a Dio… Egli è ineffabile, al di là di ogni parola, al di là di ogni concetto, al di là di ogni pensiero”. Quindi, l’unico modo per essere in relazione con Dio e sentire la sua Presenza è attraverso la porta della preghiera profonda e silenziosa. Clemente descrive questa preghiera come segue: “Noi preghiamo… quando nella “cella” della nostra anima ospitiamo solo un pensiero e ‘con sospiri troppo profondi per le parole’ invochiamo il Padre che è già presente, mentre noi stiamo ancora parlando”.
L’insegnamento di Gesù sulla preghiera, specialmente come scritto in Matteo 6:6, è alla base di tutti gli insegnamenti che sono venuti dopo. In quei primi secoli di Cristianità, l’enfasi veniva data al seguire la tradizione, non alle interpretazioni e alle idee individuali come accade oggi. Un’ affermazione veniva considerata autentica soltanto se rifletteva fedelmente le parole di Gesù. Quindi notiamo la stessa enfasi sul silenzio, sulla solitudine e su alcune parole nell’insegnamento dei Primi Padri della Chiesa e tra i Padri e le Madri del Deserto. La loro teologia, la loro espressione nel linguaggio, si basava sulla loro esperienza di preghiera. Allo stesso modo, John Main evidenziava che la nostra esperienza nella preghiera dà valore ai nostri principi.
Kim Nataraja







