ANNO 4 LETTERA 9
La meditazione è per tutti
Siamo così abituati a considerarci “fondamentalmente peccatori” che troviamo difficile da accettare ciò che confermano le Scritture: “Il Regno (Presenza) di Dio è dentro di noi” e che siamo “Tempio dello Spirito Santo”. Se accettiamo realmente questa verità “possiamo cominciare a percepire qualcosa del nostro potenziale… nella meditazione scopriamo sia chi siamo e perchè siamo. Questa comprensione scaturisce dal silenzio della preghiera contemplativa, dove “ci rivolgiamo e sperimentiamo lo Spirito vivente di Dio che dimora nei nostri cuori”. È la meditazione che apre le porte a questo silenzio e a questa esperienza profonda. È la meditazione che porta la mente al cuore, così come lo sperimentavano i primi cristiani. Allora arriviamo a percepire non solo la totalità del nostro essere ma anche la nostra connessione con il Creatore e con il Divino. Come evidenzia J. Main: “Si arriva ad una consapevolezza sempre più profonda, l’integrità creativa che possediamo, e per la prima volta incominciamo a percepire chi siamo”. Ma non si tratta solo di comprendere la nostra totalità e la nostra armonia; sperimentiamo anche la verità della nostra totale integrazione con il tutto e veniamo ristabiliti nell’unità: “Tutta la materia e tutta la creazione sono coinvolte nel movimento cosmico verso l’unità, che sarà la realizzazione dell’armonia Divina”. Questo ci condurrà poi a “sperimentare … una nuova capacità di vera empatia, una capacità di essere in pace con gli altri, e di conseguenza, di essere in pace con tutto il creato”. Non abbiamo poi più bisogno di interrogarci sul significato della nostra esistenza, perché lo sappiamo già. È solo prendendoci cura di noi stessi, della nostra famiglia, di chi ci sta accanto e di tutto il creato che il vero significato di noi stessi emerge. È allora che avremo “la vita… in tutta la sua pienezza”.
Ancora una volta siamo stati condizionati dal fatto che questa tipo di preghiera è solo per persone spiritualmente elevate. Ma questo modo di pregare concentrando l’attenzione su un punto fisso è stato spesso paragonato al “seguire lo stretto cammino”. Dice San Giovanni Cristostomo (349-407), uno dei primo padri della Chiesa e Arcivescovo di Costantinopoli: “Quando Gesù ci dice di seguire lo stretto cammino, si rivolge a tutti. Il monaco e il laico devono raggiungere le stesse altezze… Coloro che vivono nel mondo, anche se sposati, dovrebbero assomigliare ad un monaco in tutto il resto. Sbagli se pensi che alcune cose sono richieste alle persone ordinarie ed altre ai monaci”. San Paolo e gli altri apostoli si rivolgevano a persone ordinarie, macellai, panettieri e fabbricanti di candele.
Non sorprende che la meditazione sia, nelle sue molteplici forme, così diffusa ai nostri giorni. Se solo l’umanità intera potesse diventare consapevole della nostra profonda interconnessione e unità, non ci sarebbe più alcun abuso del nostro ambiente e dei conseguenti disastri ambientali; non ci sarebbero più guerre. Il mondo potrebbe cooperare nel risolvere il problema causato dall’aumento della popolazione.
Ma “la preghiera pura” richiede, come dice San Paolo: audacia, coraggio, fede, impegno e costanza. Soprattutto coraggio di “lasciare dietro di sé”, le ambizioni, le preoccupazioni e le illusioni dell’ego e di non essere dominati dal “crescente terrore di non aver nulla a cui pensare” come afferma T. S. Eliot. Ma avere fiducia che “non c’è alcuna via che porta alla verità o allo Spirito che non sia quella dell’amore. Dio è amore”.
Kim Nataraja







