“La cura al sentirsi soli sta nel recuperare la nostra capacità di solitudine.”
LA SOLITUDINE FA PARTE DELLA VITA DI OGNI OBLATO
La meditazione viene praticata in solitudine ma è la grande via per imparare ad essere in relazione. Quando contattiamo la nostra realtà, abbiamo la fiducia esistenziale di andare incontro agli altri, per incontrarli al loro livello reale. Nell’esperienza di incontro della realtà dell’altro, scopriamo che la nostra esistenza si arricchisce e approfondisce.
John Main Il cuore della creazione
Messaggio di Laurence Freeman OSB
Man mano che le patologie tipiche della società opulenta si diffondono nella vita moderna e l’archetipo monastico nelle sue forme antiche sembra in pericolo di estinzione, l’archetipo della solitudine viene riscoperto e praticato con modalità nuove. La vita eremitica totale sarà sempre per pochi. Tuttavia, essa esprime e svolge un ruolo vitale sulla salute spirituale e sociale della grande maggioranza. Forse l’aumento di persone solitarie al di fuori delle comunità monastiche o delle affiliazioni religiose formali servirà a dare nuova energia e a riformare l’archetipo del cenobio, ispirando nuove forme di comunità contemplativa.
L’affrancamento della vita monastica dal clericalismo (i primi monaci cristiani aborrivano l’idea dell’ordinazione) deve evolvere se vogliamo riscoprire l’essenza del vivere in comunità, sotto un’autorità fondata sull’amore e impegnati in una disciplina di pratica spirituale comune. Un sano grado di solitudine tra i membri di una comunità consente il formarsi di una amicizia spirituale e fiducia profonda tra di loro. Siccome le comunità possono facilmente diventare luoghi di cortese isolamento, condividere la pratica contemplativa insieme può essere il modo migliore per dare sostegno alla vita interiore di ogni membro, condividerla con ospiti e visitatori e creare comunità che si apra all’esterno verso dimensioni nuove.
Uno degli effetti più corrosivi della società opulenta contemporanea e della sua distrazione cronica è l’atomizzazione e l’individualismo della vita in tutta la società. Viviamo online, esponendo i nostri figli agli schermi prima che la loro materia grigia in sviluppo sia pronta a far fronte alla tecnologia o che le loro menti possano gestire i contenuti che guardano. Invertire i livelli crescenti di malattia mentale e il crescente tasso di suicidi viene sistematicamente bloccato dall’avidità spietata delle corporazioni e di alcuni individui super-ricchi e dalla debolezza dei governi. Forse, nelle pagine che seguono, la testimonianza franca e semplice del potere della vita eremitica oggi ha una lezione per tutti noi. Mostra che la vita eremitica non è un segno di rifiuto o odio per il mondo ma, attraverso il suo distacco dalla vita convenzionale, parla eloquentemente attraverso il silenzio, esponendo al potere la verità con amore. Suggerisce anche una verità sorprendentemente semplice ma impegnativa sulla salute e la pienezza umana. La cura al sentirsi soli [loneliness] non è immergersi in una folla più grande o aumentare le proprie attività. Sta nel recuperare la nostra capacità di solitudine [solitude].
La tendenza sociale a deridere o temere la solitudine fraintende la sua natura. Mostra un’incapacità di gestire il paradosso, come il paradosso per cui solitudine e comunità formano un insieme. La solitudine non è definita solo dal ritirarsi fisicamente o emotivamente dalla compagnia umana. È la scoperta e l’abbraccio senza paura della nostra unicità. Il rispetto e la riverenza per l’unicità umana sono alla base della civiltà stessa, della giustizia e della capacità di amare. Conoscere la nostra identità unica significa trascendere le false identificazioni di sé e abbandonare abitudini che contraddicono il nostro vero io. Lo stato del sentirsi soli è una solitudine fallita e la solitudine è la cura per superare questo stato mentale di isolamento. La solitudine ripara ed eleva la nostra capacità di relazione con noi stessi, con gli altri e con Dio, di cui ciascuno di noi è una creazione unica.
Non sono solo gli eremiti a doverlo sapere. Nel nostro tempo, almeno una parte del loro ministero deve essere quello di condividere questa conoscenza con il mondo. Il vero eremita sa che l’eremo fondamentale è il cuore umano. La grotta in cui dovremmo fare la nostra casa è la guha, la grotta del cuore. Tuttavia, non è il caso di mettere la vita eremitica su un piedistallo troppo alto. Più alto è il piedistallo, più grande è la caduta. Dopotutto, a salvare il mondo non saranno gli eremiti. È l’amore di Dio per tutte le Sue creature. Per ricordarcelo, se possibile prima che sia troppo tardi, dobbiamo riscoprire attraverso la gamma umana il significato – e soprattutto la pratica – della contemplazione. È a questo che punta la persona solitaria e ogni meditatore, nel silenzio.
Con molto affetto,
Laurence Freeman
Bonnevaux, giugno 2024







