Ascolto sincero
John Main e Laurence Freeman sono monaci benedettini ed è comprensibile che il loro insegnamento sia stato influenzato dallo stile di vita dettato dalla Regola di San Benedetto. Dei tre voti benedettini, che sono anche alla base dell’essere Oblati – Obbedienza, Conversione, Stabilità – è l’obbedienza che causa qualche volta dei dubbi iniziali. Una caratteristica della nostra civiltà occidentale, specialmente dopo le due Grandi Guerre, è che noi diffidiamo dell’autorità e, insieme a questa, anche dell’obbedienza. L’autorità è stata considerata carente con il risultato che siamo diventati molto cauti nell’obbedire a chi detiene l’autorità, sia essa la Chiesa o lo Stato. Ma San Benedetto dice nel capitolo 71 della sua Regola: “L’obbedienza è una benedizione che va dimostrata a tutti, non soltanto all’abate ma anche ai fratelli, poiché siamo certi che è per questa via dell’obbedienza che andiamo a Dio”.
Spesso quando leggiamo questo capitolo nella Regola, lo facciamo velocemente. Ma così facendo, ci perdiamo un punto importante. Già nel prologo alla Regola San Benedetto comincia con l’evidenziare l’obbedienza e che il suo originale significato è “ascoltare”: “Porgi attento il tuo cuore, figlio mio, ai miei precetti, e ricevili di buon cuore … la fatica dell’obbedienza ti farà ritornare a Dio.”
È l’obbedienza nel senso di ascolto sincero con l’orecchio del cuore, che cambia l’impatto globale di questo insegnamento. L’ascolto vero non soltanto nei confronti del priore e dell’abate ma anche l’un l’altro, è il fondamento della comunità. Per questo il prestare sincera attenzione l’un l’altro è un dono prezioso che possiamo offrirci vicendevolmente. Come Simone Weil ci ricorda, “Coloro i quali sono infelici non hanno bisogno di niente altro in questo mondo, se non di persone in grado di prestare loro attenzione”. Noi siamo i custodi dei nostri fratelli e sorelle.
Quando ascoltiamo veramente, ci colleghiamo da essenza a essenza, noi ci rendiamo reciprocamente onore; nell’ascolto sincero dell’insegnamento, rendiamo onore ai nostri maestri. Anche la meditazione è una via di obbedienza, di ascolto sincero con l’orecchio del cuore alla voce interiore – lo Spirito; e così facendo siamo guidati al mistero di Dio, che San Paolo descrive così: “Cristo in te, la speranza della gloria che verrà”. Questa è anche l’essenza del messaggio di John Main per noi in “Dalla parola al silenzio”. “Il mistero verso cui la meditazione ci conduce è un mistero personale, il mistero della nostra personalità, che trova il suo completamento nella persona di Cristo.” Questo è essenzialmente ciò che conferisce alla meditazione il suo sapore Cristiano.
Ma non è solo questo, siamo condotti più avanti nel mistero di Dio, “In Cristo sono nascosti tutti i tesori di Dio della saggezza e della conoscenza.” Il risultato di questo essere attratti nel mistero di Dio è la completezza dell’essere. Il nostro centro si sposta dall’ego al nostro vero centro, il Sé, il centro del nostro essere globale, consapevole e non consapevole.
La nostra completezza, perciò, non dipende da una cieca obbedienza all’autorità e al suo bisogno di controllo, non dipende dal nostro seguire senza spirito critico le regole e i regolamenti superficiali, ma in effetti piuttosto dall’ascolto profondo sia della voce dell’autorità naturale che dell’essenza morale delle regole e delle norme.
Kim Nataraja






