ANNO 4 LETTERA 5
Il mantra canta nel nostro cuore
Dopo aver appreso da Swami Satyanada a meditare ripetendo un mantra, una parola sacra o una frase, per tutta la durata della preghiera, non sorprende come J. Main fu colpito dall’enfasi che Cassiano diede all’utilizzo di una sola frase per pervenire alla quiete della mente, necessaria per la vera preghiera contemplativa. Nella X Conferenza, Cassiano dice: “Questo versetto si svolga senza tregua nella tua anima. Quando dormi, irrompe il sonno, ma, una volta ammaestrato da un tale incessante esercizio, egli si abituerà a ripeterselo anche durante il sonno… E quando poi tu ti alzi, esso ti si presenterà per primo”. Facendo ciò, “esso precederà tutti i tuoi pensieri” e ti accompagnerà in ogni momento “nella parte più segreta ed intima del tuo cuore”. Tutti intuiamo la verità di questo. Quando, per un motivo o per l’altro, saltiamo la meditazione del mattino, quella giornata non fluisce nel modo usuale.
Dall’insegnamento di Cassiano appare chiaramente che la nostra vita quotidiana influenza la nostra preghiera e che la nostra preghiera influenza la nostra vita quotidiana, come sappiamo: “Pertanto, quali noi vogliamo essere trovati nel momento della preghiera tali dobbiamo essere prima di disporci a pregare. È infatti necessario che, nel momento della preghiera, la mente si trovi nello stato in cui si trovava in precedenza: ne segue allora che essa, disponendosi a pregare, o si eleverà alle sublimità del cielo, oppure sarà trascinata alle cose della terra, vale a dire rimarrà in preda ai pensieri, in cui essa prima s’era trattenuta”.
Quando si spiega ad altri che John Main fonda il suo insegnamento su quello di Cassiano, la risposta di coloro che non vogliono accettare l’origine della meditazione cristiana, è che l’insegnamento non è lo stesso. Naturalmente non è identico. Entrambi si rivolgono ad un pubblico diverso – Cassiano a coloro che avevano scelto la vita di monaco o monaca nei monasteri e John Main, oltre a questa categoria, ad ogni uomo o donna nella propria vita lavorativa quotidiana, interessati ad andare più in profondità nella preghiera. La bellezza di ogni tradizione è che essa rimane vera in se stessa e allo stesso tempo evolve nel corso del tempo. Inoltre, se pensiamo agli eremiti del deserto, non stavano solo seduti tutto il giorno a pregare. Lavoravano come braccianti nei campi fertili della valle del Nilo, intrecciavano corde per fare cesti da vendere al mercato, oppure curavano l’orto (nel deserto!) che non solo dava alimenti a loro, ma anche agli abitanti del villaggi circostanti. Ma mentre erano al lavoro ripetevano incessantemente la loro “formula”, come la chiamava Cassiano. Questa è l’essenza dell’insegnamento di John Main e di Cassiano sulla meditazione: ripeti continuamente la tua parola qualunque cosa tu stia facendo e scoprirai che essa ti porterà dalla pura ripetizione all’ascolto del suo suono, e poi, ignorando le distrazioni, scoprirai che il mantra è lì che canta nel tuo cuore. “È semplice, ma impegnativo. Ciò che è realmente semplice, è raramente facile”, dice John Main.
John Main ci raccomanda anche di non giudicare la nostra meditazione: sto ripetendo il mantra? lo sto ascoltando? o risuona già nel mio cuore? La cosa fondamentale è “ripetere semplicemente il mantra in assoluta semplicità e con fedeltà assoluta. Senza aspettative”. E poi, spontaneamente arriva il momento in cui ci si sveglia di notte o, durante una pausa delle attività giornaliere, si diventa consapevoli che il mantra sta risuonando nel proprio cuore, formando un collegamento permanente con il Divino, e che sta pervadendo, lentamente nel tempo, senza che ci si renda conto, qualunque cosa si pensi, si desideri o si stia facendo. Così, diventiamo chi siamo realmente nella nostra essenza.
Kim Nataraja







