Dove preghiamo?
E’ interessante notare come la tradizione del Deserto sia stato un movimento molto diffuso ed influente.
All’inizio c’erano solo pochi eremiti, ma alla fine del IV sec. almeno trentamila, fra uomini e donne, vivevano nei deserti di Egitto, Palestina e Siria. “Le parole di Antonio avevano convinto molti a scegliere la vita solitaria. Così, da allora in poi ci furono monasteri sulle montagne ed il deserto divenne una città grazie ai monaci”. (Vita di Antonio)
Era essenzialmente un movimento di laici; nemmeno Antonio era prete. Con l’andare del tempo alcuni degli eremiti anziani vennero ordinati sacerdoti, ma non furono mai molti. Vivevano da soli, a due a due o in piccoli gruppi. Si incontravano il sabato e/o la domenica per il culto in comune in un edificio centrale che veniva usato per molte occasioni diverse, chiamato “ecclesia”. Oltre a ciò, nelle loro celle, si impegnavano regolarmente nella preghiera privata; imparavano a memoria il passo della scrittura che avevano ascoltato. Lo facevano attraverso la meditazione – la ripetizione solitaria di un passo della scrittura senza cercare di riflettere sul suo significato. Meditare sulla scrittura come possiamo fare noi, ciò analizzandola linguisticamente ed esegeticamente non faceva assolutamente parte della loro cultura. La loro meditazione non significava riflettere sul testo ma interiorizzarlo, diventare quello che avevano ascoltato. In questa tradizione orale la ripetizione era fatta ad alta voce: “L’abbiamo sentito meditare” (Abba Amoun a proposito di Abba Achilles). Ed inoltre conoscevano tutti i salmi a memoria e li ripetevano tutti nell’arco delle ventiquattro ore. Era un posto rumoroso, il deserto: le parole dei salmi si sentivano venire da ogni parte ! Durante la giornata abbinavano lavoro e preghiera, un’attitudine di pienezza nella preghiera pervadeva le loro vite. Magari, durante il lavoro, i passi della scrittura che avevano interiorizzato in privato tornavano loro in mente rivelando un proprio significato personale. Questa vita di preghiera era alimentata dal desiderio di fare quel che insegnava S.Paolo “Pregate continuamente”. Evagrio addirittura aveva detto “La vita è preghiera”
La preghiera poteva svolgersi dovunque: “Per quanto riguarda il luogo, sappiate che ogni luogo è adatto per la preghiera, se una persona prega in modo giusto….ma tutti possono avere un luogo sacro separato e scelto per questo nella propria casa (cella), se possibile, per fare la preghiera nella quiete e senza distrarsi”. (Origene) Non c’è bisogno di dire che pregare insieme nell’edificio comunitario centrale era considerato un fatto molto importante: “Un luogo di preghiera, il punto dove i credenti si riuniscono, ha qualcosa di speciale, come una grazia, per portarci aiuto, dato che le potenze angeliche sono vicine alla folla dei fedeli, e così anche le forze di Nostro Signore il Salvatore e lo spirito dei santi. Perciò nessuno disdegni di pregare in chiesa, perché le chiese offrono davvero qualcosa di straordinario alla persona che vi si reca con animo sincero”. (Origene)
La stessa intensità si trova nell’insegnamento di John Main. La meditazione è per tutti, non solo per i religiosi e si può meditare dovunque. Ci sono gruppi di gente comune, uomini e donne in tutto il mondo che si riuniscono in case, uffici, luoghi di lavoro, chiese, sale, scuole, palestre, prigioni ed ospedali. Dovunque ci sia sia una ragionevole calma, va bene.
Kim Nataraja






