Il dono della libertà
Una delle grandi necessità del nostro tempo è la presenza di uomini e donne certi del dono della propria vita. Uomini e donne capaci di vivere la propria esistenza attingendo alla forza sprigionata nel mondo dalla vita, dalla morte e dalla risurrezione di Gesù. La meditazione è il nostro impegno quotidiano a confrontarci con la realtà di tale forza: la potenza di Gesù che è stata liberata e che scorre nel nostro mondo e nei nostri cuori. Il grande dono che riceviamo, una volta immersi in questo flusso, è la libertà. Siamo resi liberi dalla potenza di quella vita, di quella morte e di quella risurrezione.
Spesso concepiamo la libertà come la capacità di fare ciò che vogliamo. Tuttavia, anche solo un’esperienza elementare di meditazione — di contatto con la potenza di Gesù nei nostri cuori — ci rivela che la libertà, nella sua essenza, non consiste nel fare ciò che vogliamo, bensì nella libertà di essere chi siamo: i redenti, gli amati da Cristo. Per essere chi siamo, dobbiamo vivere in relazione. Sappiamo bene che non possiamo essere noi stessi nell’isolamento; la relazione fondamentale della nostra vita è quella con Dio, e la meditazione rappresenta il nostro impegno verso tale relazione. Potremmo descrivere la preghiera come un’«attenzione disinteressata rivolta a Dio». Ecco perché, nella meditazione, non pensiamo a noi stessi: rivolgiamo la nostra attenzione a Dio.
Gesù ci dice che «solo Dio è buono», ovvero che Egli è bontà assoluta. E la meraviglia della preghiera sta nel fatto che, in questo stato di attenzione disinteressata, entriamo nella Sua bontà assoluta e diventiamo noi stessi buoni: non in virtù di una qualche aspirazione platonica, ma semplicemente perché entriamo nell’orbita della Sua bontà. Credo che questo sia il fondamento essenziale di ogni moralità: la nostra partecipazione alla bontà di Dio. Gli antichi Padri chiamavano tutto ciò «purezza di cuore». Il nostro cuore viene purificato da ogni desiderio, persino dal desiderio di Dio. Non cerchiamo di possedere Dio, né la sapienza o la felicità. Semplicemente, in una quieta immobilità, siamo ciò che siamo e ci appaga esserlo: essere buoni perché dimoriamo in Colui che è bontà assoluta.
L’importanza della meditazione risiede nel fatto che giungiamo a comprendere questo con certezza: siamo alla presenza di Colui che ci purifica con il suo amore e il suo perdono, e che ci rinnova con un’energia illimitata, attinta a quella stessa infinita sorgente d’amore.
Non dobbiamo dimenticare la purezza di cuore richiesta dalla recitazione del mantra. È la fedeltà al mantra, dall’inizio alla fine di ogni meditazione, a condurci verso questa semplicità, questa innocenza e questa purezza, poiché ci permette di lasciarci il “sé” alle spalle. Per acquisire la sicurezza necessaria ad annunciare Cristo e a testimoniarlo personalmente, sulla base della nostra esperienza diretta, dobbiamo essere fedeli: fedeli alla nostra pratica quotidiana e, all’interno di essa, fedeli al mantra.
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Brano tratto da Transformed in Christ, John Main, Meditatio Talks Series 2017 A
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Foto di Laurence Freeman







