Preghiera continua – Parte 1
Per i maestri del deserto, la preghiera significa preghiera contemplativa. Significa la preghiera del cuore.
Per i maestri del deserto, la preghiera significa preghiera contemplativa. Significa la preghiera del cuore, significa preghiera continua ed è la cosa più importante al mondo per loro. È la fonte di significato. Preghiera continua significa “tranquillità stabile e perpetua purezza di mente”. La parola “mente” qui non dovrebbe essere intesa in senso troppo cerebrale, intellettuale, cognitivo. Significa anche cuore. Significa forse coscienza. Questo è lo scopo, per i maestri del deserto, di ogni ascesi, di ogni disciplina, di ogni ricerca spirituale. In effetti, lo scopo di ogni cosa è giungere a questa condizione di preghiera incessante o continua. Sant’Agostino dice la stessa cosa in un’occasione, quando afferma che l’intero scopo di questa vita, la ragione per cui celebriamo i sacramenti, la ragione per cui leggiamo le Scritture, è “restituire salute all’occhio del cuore mediante il quale Dio possa essere visto”.
Nella tradizione del deserto, ciò che vediamo è una chiarezza e una priorità di intenti rinfrescanti e meravigliose. Sanno qual è il significato della vita per loro, ed è la cosa più importante. Ecco perché vivono in quel particolare stile di vita. Ma si rendono anche conto, naturalmente, che non si raggiunge questo obiettivo immediatamente, che bisogna considerarlo come un traguardo a lungo termine. Ma poi bisogna avere un obiettivo immediato. L’obiettivo a lungo termine è il Regno di Dio; l’obiettivo immediato è lavorare giorno per giorno su se stessi, sulla purezza di cuore. E la moralità, la vita morale, è vista come un mezzo per raggiungere questo fine.
È qualcosa che abbiamo dimenticato nel cristianesimo contemporaneo, dove diamo tanta importanza al codice morale e alle controversie etiche. Spesso ci dilaniamo a vicenda discutendo di una particolare questione morale sessuale o di un problema etico-medico, condannandoci, scomunicandoci, odiandoci, distruggendo le nostre chiese, rifiutandoci di parlarci e di pregare insieme per queste questioni morali, dimenticando completamente la saggezza del Vangelo stesso, ovvero che questo è il fondamento del cammino che stiamo percorrendo, non la meta finale.
Ma i monaci del deserto lo capirono. Per loro la vita morale, ciò che chiamavano lo sviluppo delle virtù, tende sempre alla perfezione nella preghiera. Ecco perché lottiamo con i nostri problemi, con i nostri difetti di carattere, con i sette peccati capitali, con le nostre abitudini, con i nostri schemi di intolleranza, rabbia, avidità, dipendenza, lussuria o qualsiasi altra cosa. Ecco perché lottiamo, per avvicinarci a questa preghiera pura, l’oratio pura, che Cassiano chiama la pietra angolare di tutta la struttura.
È proprio questo rapporto tra moralità e contemplazione che, a mio avviso, rappresenta una sfida diretta per le chiese moderne e per la loro leadership. E, a giudicare da ciò che posso osservare, la leadership clericale non lo comprenderà prima della base. Il cambiamento di coscienza sta emergendo perché lo Spirito Santo opera solitamente dalla base, non dalla gerarchia.
Cassiano, con un approccio molto razionale e logico, affronta questo percorso come se fosse un progetto. Utilizza la parabola della costruzione di una torre. Dice che se si vuole costruire una torre, bisogna assicurarsi di avere delle solide fondamenta. Queste solide fondamenta aiuteranno a resistere alle tempeste, ai terremoti e a tutti i problemi che si presenteranno nella vita. Quindi, la costruzione di queste fondamenta è ciò che Cassiano intende per vita ascetica.
–
Brano tratto da The Tradition of Meditation, by Laurence Freeman, Meditatio Talks Series 2010 B






