ANNO 4 LETTERA 8
Benedizione originale
La ferma convinzione di John Main che “Gesù ha mandato il suo Spirito a dimorare in noi, rendendo tutti noi templi di santità, che Dio che ci inabita… e sappiamo quindi di condividere la natura di Dio”, tale convinzione era condivisa dai primi Padri della Chiesa e mette in evidenza il fatto che siamo essenzialmente buoni. Come non potremmo esserlo con Dio che dimora in noi ? Tutti i primi Padri della Chiesa erano d’accordo con Clemente di Alessandria nel dire che: “La parola di Dio si è fatta uomo, affinché possiamo imparare da un uomo a diventare Dio”.
Verso la metà del IV secolo si sviluppò un’idea opposta di creazione: il dogma della “creatio ex nihilo” – Dio ha creato tutto in un momento particolare del tempo e dal nulla. La conclusione era perciò che non c’era nessuna possibile convergenza fra Dio e l’umanità, ma piuttosto un incolmabile abisso – la nostra “immagine” si era irreparabilmente danneggiata nella caduta e solo la grazia di Dio, attraverso Gesù, ci poteva salvare. Non c’era nulla che potessimo fare per recuperare la nostra “somiglianza a Dio” e, quindi, nemmeno la preghiera contemplativa aveva un senso. Questo punto di vista ha reso i due filoni del Cristianesimo che stiamo prendendo in considerazione ancora più distanti uno dall’altro e così di nuovo quelli che sostenevano la preghiera contemplativa hanno avuto la peggio.
Sant’Agostino (350-430) ha espresso questo punto di vista nel dogma del “peccato originale”: l’uomo e la donna sono fondamentalmente peccatori e la stessa creazione è imperfetta. La grazia di Dio non poteva ristabilire umanità e creazione al loro stato originale di essenziale bontà. Questo divenne l’insegnamento ufficiale della Chiesa. La vita era considerata una battaglia con i demoni ed era necessaria una vita di penitenza.
Ma quella visione negativa dell’umanità e della creazione è contraria alle parole della Genesi e all’insegnamento dei primi tre secoli – e perciò non è in linea con l’insegnamento di Gesù. In quella prima visione, la contemplazione della creazione – perfetta manifestazione di Dio – era considerata come il primo passo verso l’ascesa a Dio. È quindi in contrasto con il bell’insegnamento mistico di Agostino.
A questo punto è interessante notare – dato il contesto celtico di John Main – che nella tradizione celtica rimane l’enfasi sull’immagine di Dio in noi, quindi sulla nostra fondamentale bontà e sulla bellezza e perfezione della creazione. Sia la creazione che la scrittura ci hanno reso manifesto il divino e ci hanno guidato verso Dio, come dice Clemente di Alessandria: “Cristo ci ha resi divini con il suo divino insegnamento”. John Main è quindi in linea con i primi Padri cristiani e con la tradizione celtica.
Eppure la convinzione che siamo fondamentalmente peccatori rimane prevalente nel corso dei secoli fino ad oggi. Per questo motivo John Main si è profondamente dispiaciuto del fatto che gli uomini e le donne moderne “hanno perso il sostegno di una fede comune nella loro bontà essenziale, nella ragionevolezza e nell’integrità interiore.” La meditazione, la preghiera contemplativa, ci porta di nuovo alla consapevolezza “del potenziale dello spirito umano, piuttosto che alle limitazioni della vita umana”.
“Anche se siamo essenzialmente buoni, naturalmente, non siamo senza peccato. Il nostro ego, la nostra modalità di sopravvivenza dataci da Dio, commette peccati. Il modo migliore per recuperare la nostra “somiglianza a Dio” è quello di seguire l’incoraggiamento di Gesù a lasciarci tutto alle spalle; ciò significa lasciare perdere il nostro ego ferito con tutti i suoi pensieri e bisogni insoddisfatti che creano un velo di illusione, nascondendo il nostro centro essenzialmente divino. Nel silenzio c’è la guarigione. Quindi “cerchiamo di seguirlo nella purezza del nostro cuore.”, Come spiega John Main in ‘Dalla parola al silenzio’. Ma non è qualcosa che possiamo fare grazie ad un nostro sforzo. Per John Main e i primi cristiani Cristo è il nostro mediatore e guida, il ponte tra creazione e Creatore. Nella preghiera contemplativa ci uniamo alla sua preghiera, che ci riporta a casa, in quanto c’è “una sola preghiera, il flusso d’amore tra lo Spirito di Gesù risorto e il Padre, in cui siamo incorporati.”
Kim Nataraja







