ANNO 4 LETTERA 7
Due correnti del Cristianesimo
Abbiamo visto quanto fu importante la tradizione della preghiera contemplativa presso Origene e Clemente, padri della prima Chiesa delle origini, e presso i Padri e le Madri del deserto e come John Main riscoprì la meditazione negli scritti di Cassiano, attraverso la ripetizione di una parola o frase per giungere alla preghiera contemplativa. Tuttavia John Main non disse mai che questo è l’unico modo di pregare; esistono altri rispettabili e ben collaudati metodi per immergersi nel silenzio della preghiera contemplativa. Ma perché questo modo di pregare, che ha le proprie radici negli insegnamenti di Gesù e che fu introdotto da Cassiano nella chiesa occidentale latina, cadde in disuso a partire dal sesto secolo d.c. e perché venne considerato, a partire da quel periodo, unicamente appannaggio di alcuni santi? Perché ha dovuto essere riscoperto ed insegnato da maestri spirituali come John Main ed il suo successore Laurence Freeman, Thomas Merton, Thomas Keating e Richard Rohr nel ventesimo secolo?
La ragione fu che a partire dal quarto secolo si formarono due correnti nettamente differenti all’interno del Cristianesimo: una di queste che considerava il possedere una fede pura e credere nelle scritture come unici criteri per essere dei buoni cristiani, l’altra che considerava ciò sicuramente necessario ma non sufficiente; quest’ultima sottolineava l’importanza di andare in profondità e così acquisire la conoscenza intuitiva di Dio attraverso una riflessione su di sé guidata dallo Spirito e su esperienze di preghiera profonda silenziosa. Evagrio e Cassiano, seguendo le orme di Clemente e Origene, appartenevano a questo secondo gruppo. Per essi e per i Padri e le Madri del deserto, la contemplazione era integrata al Cristianesimo. Ma l’imperatore Costantino, avendo concesso libertà di culto ai cristiani nel 312, chiaramente appoggiava la prima corrente, rappresentata dal nutrito e meglio organizzato gruppo di vescovi a suo favore. Egli penalizzò tutte quelle altre chiese che avevano differenti interpretazioni riguardo Gesù ed i suoi insegnamenti. A questi gruppi, egli impose ulteriori tasse e richiese maggiori oneri pubblici.
In questo modo, la prima corrente divenne quella collegata all’aspetto “ortodosso” del cristianesimo: enfatizzava un’incondizionata accettazione di una serie di credenze, l’incoraggiamento verso un comportamento altamente morale ed il rifiuto di qualsiasi approccio intellettuale, in particolar modo di ogni interpretazione metaforica delle scritture – dimenticando così San Paolo, che in 2 Corinzi 3:6 dice: “Perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica”. Poichè i credenti ortodossi nei secoli successivi posero le fondamenta della Chiesa così come è arrivata fino ai nostri giorni, la spiritualità è stata sempre considerata con sospetto, come racconta Laurence Freeman: “Forse è a motivo di questo che molte istituzioni religiose sono sospettate di aver provato a controllare la forza contemplativa. Ogni volta che ci sono riuscite è stata danneggiata la stessa religione, perché è la contemplazione che autentica la via attraverso la quale la religione diventa testimone di verità e rivelazione”. Il risultato di questo è che la religione e la spiritualità risultano due entità separate, anche persino opposte al giorno d’oggi. Ma ovviamente sono intimamente connesse: “Se la religione è la prosa dell’anima, allora la spiritualità è la sua poesia” (Rabbino capo Jonathan Sachs). Separare le due entità crea uno sbilanciamento che ha importanti ripercussioni sulla religione stessa: “La religione è espressione sacra dello spirituale, ma se poi l’esperienza spirituale è mancante, la forma religiosa diventa vuota, superficiale e autoreferenziale” (John Main).
Kim Nataraja







