Noi siamo la spaziosità di Dio
La parola ‘contemplazione’ ha in sé la parola templum o tempio; oggi lo immaginiamo come un edificio religioso, ma il significato originario non si riferiva alla struttura fisica bensì al puro spazio – prima che l’edificio fosse eretto o che gli eventi sacri vi avessero luogo. Questo conferisce un nuovo significato alle parole di san Paolo: “Non sapete che voi stessi siete il tempio di Dio e che lo spirito di Dio risiede in voi?” (1 Cor 3:16). E dunque noi siamo spazio, non meri contenitori di pensieri meravigliosi e immaginifici, sentieri neuronali e biologia complessa. Siamo la spaziosità di Dio.
[E siamo in relazione]. Suor Eileen O’Hea aveva un’espressione commovente che sempre ricordo: la relazione è il terreno sacro della nostra umanità. Questa intuizione chiarisce tutte le relazioni. Dal punto di vista esistenziale, non possiamo immaginarci non immersi in relazioni in ogni dimensione: storica, sociale, emotiva, ecologica e cosmica. Viviamo in una rete esistenziale composta di interrelazioni.
Quando parliamo di relazione contemplativa, andiamo del tutto oltre il senso ristretto delle ‘mie’ relazioni – quel genere che controlliamo, possediamo, ne siamo gelosi o difendiamo violentemente con il lato oscuro dell’Eros. Alternativamente concepiamo le relazioni come campo di crescita in cui apprendiamo ad essere fedeli, non possessivi, amorevoli con distacco e senza proiezioni – crescendo in auto-conoscenza. Le relazioni sono spazi di tempio, non costruzioni dell’ego.
Estratto da “Dearest Friend” di Laurence Freeman OSB contenuto in Meditatio Newsletter October 2017.







