Interconnessione
John Main ha sottolineato che “l’obiettivo della nostra Comunità è quello di tramandare la tradizione della meditazione. Ciò che noi stiamo trasmettendo, o cercando di trasmettere, è il sapere che Cristo abita nei nostri cuori “. Ha evidenziato questa comunione più e più volte: “Gesù ha mandato il suo Spirito perché abitasse in noi, rendendo tutti noi templi di santità: Dio stesso dimora in noi… Sappiamo quindi di partecipare della natura di Dio “.
E’ nel silenzio profondo che ci rendiamo conto di questa connessione essenziale fra noi stessi e la creazione con il Divino: “Il nostro mondo non è separato dal mondo spirituale… le due nature sono indivisibili” (Plotino). Questo collegamento evidente è sottolineato anche dal Philo (20 a.C – 40 d.C), un filosofo /teologo ebreo contemporaneo di Cristo. “Uomini e donne, in considerazione del loro intelletto (‘nous’), sono collegati con la ragione divina (‘Logos’) …. essendo un raggio di quella natura benedetta.” Al concetto del divino è stato prima dato dai filosofi greci, a cominciare da Eraclito (V sec. a.C) il termine ‘logos’. E’ stato concepito come la forza guida unificante. Più tardi l’uso della parola ‘logos’ cambiò leggermente e il ‘logos’ divenne il ponte tra il Creatore e la creazione. Nel Vangelo di Giovanni è Cristo ad incarnare il ‘logos’, la Parola, questo ponte. Platone è stato uno dei primi a formulare l’idea del nostro avere qualcosa di essenziale in comune con il Divino. Lo chiamò ‘nous’, intelligenza intuitiva pura, distinto da intelligenza razionale. Attraverso il ‘nous’, la nostra intelligenza intuitiva, siamo in grado di connetterci con il ‘logos’. I primi cristiani consideravano il ‘nous’ quindi come il nostro organo di preghiera. Nell’insegnamento di John Main, così come in Clemente, Cristo è il mediatore essenziale. Dal punto di vista di Clemente siamo “partecipi” della natura di Dio, in Cristo e tramite Cristo: “Cristo ci rende divini mediante il suo insegnamento divino … La parola di Dio si è fatta uomo, affinché si possa imparare da un uomo come un uomo o una donna possono diventare Dio”. John Main, spesso definito un teologo trinitario, si esprime in questo modo: “E’ vero soprattutto che nessuna preghiera deve essere indirizzata al Padre senza di Lui… Nella preghiera meditativa ci prepariamo alla piena esperienza della presenza personale del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo – l’intera vita della Santissima Trinità vissuta dentro di noi “. In primo luogo incontriamo il Cristo vivente nel nostro centro profondo e poi entriamo nel flusso dell’amore, che è lo Spirito Santo, tra il Padre e il Figlio: “Nello scoprire il proprio spirito, l’uomo viene portato al suo centro creativo dove la sua essenza viene emanata e rinnovata dall’amore straripante della vita trinitaria.”
Anche se tutto è interconnesso e non vi è quindi alcun abisso incolmabile tra noi e il Divino, pur tuttavia questa realtà è al di là di noi, trascendente a noi. Solo nel silenzio diventiamo consapevoli di queste due dimensioni della realtà divina: “E’ solo attraverso il silenzio profondo e liberatorio che siamo in grado di conciliare le polarità di questo misterioso paradosso [immanenza e trascendenza].”
E’ l’esperienza che pone le basi per il nostro credere.
Kim Nataraja






