La preghiera profonda silenziosa
John Main, come i primi Cristiani, ha messo in evidenza la preghiera profonda silenziosa quale via per arrivare al nostro centro dove veniamo in contatto con il Cristo vivente e attraverso di lui “conosciamo” Dio. Sentiamo Clemente di Alessandria che dice: “Preghiamo… quando proprio nella camera della nostra anima custodiamo un solo pensiero e “con sospiri troppo profondi per le parole” invochiamo il Padre che è già presente prima ancora che noi si smetta di parlare.” Clemente, e dopo di lui Origine, sono stati Direttori della Scuola di Teologia di Alessandria dove si impartivano insegnamenti a tutti gli aspiranti cristiani, e perciò la loro influenza era enorme. Tutto il loro insegnamento si basa sulla Scrittura. Abbiamo fatto notare prima l’enfasi data a quel “pensiero solo” e alla interiorità, che sono un messaggio proprio della Scrittura: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”(Matt 6, 6)
L’interiorità necessaria nel cammino spirituale viene messa in luce anche da Plotino (205-270) che reinterpretava gli insegnamenti di Platone e che esercitò grande influenza, non solo su Clemente e Origene, ma anche su tutta la successiva tradizione mistica cristiana: “Non dobbiamo guardare, ma in un certo senso dobbiamo chiudere gli occhi e scambiare la nostra facoltà di visione con un’altra. Dobbiamo risvegliare questa facoltà che ciascuno possiede, ma che pochi usano… Rientrare in noi stessi e osservare.” Spesso dimentichiamo che la Cristianità non è iniziata nell’isolamento, ma che i primi cristiani hanno tentato di capire il significato di Cristo attraverso la loro visione dell’epoca formatasi nella conoscenza e cultura del loro tempo: “La cristianità è un fenomeno storico con le sue radici nella religione ebrea e greca e queste radici possono essere rintracciate anche più in là nella primigenia coscienza religiosa dell’umanità. Tutte le religioni non possono essere una, come dichiarava William Blake, ma sono di certo profondamente connesse e interconnesse.” (Laurence Freeman) Non solo il nostro corpo ma anche la nostra coscienza spirituale evolve nel tempo.
Più tardi ascoltiamo Giovanni Cassiano (365-433), che ha messo per iscritto l’insegnamento del Deserto, quando spiega Matteo 6,6 con parole simili a quelle di Plotino: “Preghiamo nella nostra camera quando allontaniamo completamente i nostri cuori dal chiasso dei pensieri e delle preoccupazioni e apriamo la nostra preghiera al Signore nel segreto, come nell’intimità. Preghiamo con la porta chiusa quando, con labbra chiuse e in totale silenzio, preghiamo colui che cerca non le voci ma i cuori.” Come sapete da precedenti Insegnamenti Settimanali, Cassiano è stata la prima ispirazione di John Main.
L’intenzione di essere alla presenza di Dio e l’attenzione alla nostra preghiera ci portano alla consapevolezza, consapevolezza cosciente del nostro vero sé. La preoccupazione delle cose del mondo materiale ha offuscato la nostra percezione: siamo quello di cui siamo consapevoli. Essere in grado di “conoscere” Dio presuppone una connessione profonda tra umanità e Divino. Possiamo veramente conoscere qualcosa solo quando abbiamo qualcosa in comune. Il bello è che questa comunanza non dipende dal credere, si può farne esperienza. Attraverso la meditazione diventiamo consapevoli della nostra connessione Divina e dunque della nostra bontà essenziale, questo cambia completamente la percezione che abbiamo di noi stessi e degli altri e infine della vita. È per questo che John Main considerava la meditazione come “un processo di liberazione, dobbiamo rendere libere queste verità nelle nostre vite.”
Kim Nataraja






