Desiderio di appartenere
Il versetto “State fermi e sappiate che io sono Dio” non è una fuga dai problemi del mondo, ma è la risposta ai problemi del mondo, perché questa quiete e questa conoscenza di Dio sono la realtà centrale più potente. È la città, non può essere smossa. È la ventesima realtà più centrale del mondo. E nonostante il mondo sia in subbuglio per il terrorismo, la follia, l’odio, le politiche militariste e egoistiche, la quiete e la conoscenza di Dio rimangono centrali. E questa quiete e conoscenza sono più grandi del tumulto, più grandi della violenza, più grandi dell’odio. E nulla descrive più direttamente il legame tra la nostra meditazione e i bisogni del mondo.
Se compiamo quest’opera di quiete, quest’opera di silenzio, non lo facciamo solo per noi stessi. Sarebbe un’opera molto parziale se ignorassimo la coscienza ambientale più ampia, i bisogni del mondo che ci circonda. Più ci addentriamo in quest’opera e più l’opera agisce su di noi, più ci rendiamo conto di essere parte di questa grande opera di Dio, che sta elevando la quiete e la conoscenza nel cuore della società umana e della storia umana, che siamo parte di quest’opera. Stiamo compiendo l’opera, ma ne siamo anche parte. La stiamo facendo per noi stessi, ma la stiamo facendo anche per tutti gli altri.
È un’opera universale ed è l’opera più personale che potremmo mai fare. Ma nessuno può farla per noi. È un’opera universale e personale. Ci connette all’universo, al mondo naturale e agli altri esseri umani. Prima di tutto a noi stessi, naturalmente, perché se non siamo connessi a noi stessi, non siamo a casa con noi stessi, quindi siamo disconnessi da tutto ciò che ci circonda. E naturalmente ci connette a Dio, al fondamento dell’essere, a Dio che è il grande ragno che tesse la tela della realtà a cui apparteniamo. E nulla di ciò che esiste, esiste senza venire all’esistenza in quella tela della realtà.
Credo che gli esseri umani provino un profondo disagio, infelicità e paura quando perdono quel senso di connessione, quel senso di appartenenza. Un piccolo barlume di questo potrebbe essere il nostro bisogno di essere online, di essere connessi, e potremmo sentirci ansiosi, a ragione, se andiamo offline, non riusciamo a connetterci, non riusciamo a connetterci. Ma questo non è nulla in confronto all’angoscia e alla paura esistenziale di percepire di non essere nella rete della realtà, o fuori dai radar, fuori dai radar di Dio nella rete dell’essere. Quindi c’è nel profondo dell’essere umano un desiderio di appartenenza, la paura radicata in questa rete della realtà. Come ha detto John Main, “troviamo il nostro punto di inserimento nell’universo”, quel piccolo buco in cui ci colleghiamo, e solo se ci adattiamo. Solo la mia particolare forma, la mia particolare mente, la mia particolare identità si adattano a quel buco.
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Tratto da Be Still and Know that I am God, from The Experience of Being, Meditatio Talks 2018 C, Medio Media







