Atti 17, 28
Difatti in lui viviamo, ci moviamo e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: “Poiché siamo anche sua discendenza”.
“Dio al di là del pensiero”,
questo il titolo del ritiro annuale di silenzio degli oblati della WCCM Italia del 2022 svoltosi da 16 al 19 Giugno 2022 presso la Casa di Spiritualità S. Maria del Covolo, a Crespano del Grappa.
L’ospitalità attenta e premurosa delle suore e del personale della casa e la natura che ci circonda ci predispongono all’accoglienza del dono in serbo per noi in questo ritiro.
Questo è il senso che diamo a questi giorni come comunità di Oblati: il fatto di ritrovarci nel silenzio e nella fraternità per condividere una tappa del nostro cammino di conversione del cuore, per darci un tempo privilegiato di obbedienza, per renderci più stabili nella preghiera e nella comunità. Sentiamo la mancanza degli amici che non hanno potuto partecipare, ma li portiamo con noi!
Iniziamo con una serata di presentazione e di reciproca accoglienza, in particolare per chi per la prima volta si affaccia a questo tipo di esperienza. La comunità vive proprio per questo: creare occasioni per meditare insieme, accogliere e condividere il dono!
Ci immergiamo, così, in un clima di silenzio e ci facciamo condurre dal ritmo del ritiro che è scandito da meditazioni sedute, liturgia delle ore, meditazione camminata, un percorso di insegnamenti guidato da Don Alfredo, tempi di consapevolezza immersi nella creazione, la lectio, la messa contemplativa.
L’intreccio di queste esperienze ci conduce alla stessa consapevolezza: la verità su Dio non è una dottrina da possedere, non si può partire cercando Dio col pensiero perché approderemmo a quell’immagine di Dio che non è altro che una proiezione di noi stessi.
Questa verità la possiamo cercare solo partendo dall’interiorità, dalla conoscenza di noi stessi. Noi esistiamo in Dio, e non c’è che il silenzio per dire questo mistero.
Nei momenti di insegnamento, don Alfredo ci ha condotti in un percorso molto coinvolgente partendo dall’idea di Dio impressa nell’immaginario collettivo cristiano, cioè quella del Deus, il Dio antropomorfo e, ripercorrendo le scritture e i mistici della storia, siamo approdati in un orizzonte più profondo.
Partendo dall’etimologia, abbiamo ridefinito il significato della parola “Dio” che significa “luce” e “invocazione”; e della parola “preghiera” che ha la stessa radice di “precarietà”: consapevolezza e accettazione della nostra precarietà.
E dentro questa prospettiva don Alfredo ci ha condotti a riassaporare il significato vero, vitale dei sacramenti.
Abbiamo ripreso poi anche nell’insegnamento di John Main l’essenza della preghiera cristiana: non il dialogo, ma l’unione! Dunque innestati nell’Amore prendiamo coscienza che il Regno di Dio è in noi, contattiamo quell’attività creatrice, la nostra libertà originaria. La consapevolezza del nostro potenziale è il centro della nostra cristianità e la guarigione profonda è il desiderio di vivere in pienezza!
Con questo desiderio torniamo a casa. Con l’immagine del cartellone appeso dietro al crocifisso risorto con scritte le parole che ciascuno di noi ha trovato come espressione della propria esperienza di connessione con la parte migliore di sé. Torniamo a casa con le nostre parole di risurrezione. (Silvia)
Convertirsi è volgersi a Dio attraverso noi stessi, questa è una grande potenzialità che abbiamo, ciò che è da scoprire in sé: E’ che Dio è il fondamento del nostro essere, nulla di statico, ma energia dinamica dell’amore. […] Ed allora possiamo dire : Tu sei energia vitale, “TU SEI QUELLO”, generatore di vita. (Vania)
“La tua fede ti ha salvato”. Non è Gesù che guarisce, ma la fede in quel potenziale di vita che è il fondamento del mio essere. Dentro al silenzio e alla fraternità di questi giorni ho riscoperto e assaporato la fiducia in questa capacità di co-creare ed essere luce. (Silvia)
“Il cielo è vuoto. Credo che i primi cristiani siano stati perseguitati proprio per questo annuncio blasfemo. Il cielo è vuoto di Dei. Tutto si svolge qui sulla terra. Scoprirsi in questa dimensione di precarietà consente di lasciar emergere dal profondo, dall’altrove, la possibilità di dire Grazie, di non opporsi alla precarietà. […] Una vita migliore nell’aldilà, non mi interessa: mi interessa vivere qui e ora la vita in pienezza. (Giovanni)
… “Ho già detto direttamente la mia commozione nel vedere la bellissima testimonianza di oblazione di Vania e Silvia quando sono vuote di sé sull’orlo della preghiera. … (Marco)









Grazie!!