Si è conclusa domenica 23, presso Villa Plinia a Bergamo, la settimana di silenzio della scuola di meditazione della Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana in Italia alla quale hanno partecipato 20 persone provenienti da varie regioni d’Italia e anche dalla Svizzera.
Si tratta di una delle sei fasi della scuola, una settimana intera di silenzio e meditazione, una esperienza che può portare ad un approfondimento sorprendente della pratica meditativa e a intuizioni spirituali profonde.
La conduttrice Sarah Bachelard ha sviluppato il tema “Posa ogni affanno, la semplicità della preghiera” conducendo i partecipanti a entrare in modo naturale e profondo alla dimensione più radicale della preghiera, l’abbandono alle profondità dello Spirito.
Sarah è una pastore anglicano di nazionalità australiana e ha accettato di venire a condurre la settimana in Italia su richiesta dell’attuale coordinatrice nazionale della Scuola Lina Gusso, che si è occupata anche di tradurre le conferenze giornaliere e le omelie che Sarah ha tenuto durante la celebrazione eucaristica contemplativa presieduta da Don Fabio Picinali anch’egli partecipante alla settimana.

La sintesi del cammino proposto da Sarah Bachelard in questo contesto è ben riassunto nella sua ultima omelia di sabato 22 agosto.
La comunità è una comunità ecumenica e questa settimana abbiamo vissuto, a mio avviso in modo profetico, questa comunanza tra le diverse fedi cristiane. Ma lasciamo la parola a Sarah, ecco il testo della sua omelia.
Omelia della Messa — Sarah Bachelard
Letture: Isaia 22,19-23; Salmo 137 (138); Romani 11,33-36; Matteo 16,13-20
Eccoci qui insieme per l’ultima Eucaristia del nostro ritiro. Nel corso di questa settimana abbiamo cercato di riposare più semplicemente nella presenza di Dio — senza difese e fiduciosi, accoglienti e quieti. Non è stato sempre facile. Veniamo dalla complessità, e a volte dal tumulto, delle nostre vite. Portiamo con noi cose dolorose e irrisolte, e insieme cose buone, che ci danno gioia. A volte la nostra meditazione è stata serena e profonda; altre volte abbiamo faticato anche solo a restare qui. Forse alcuni di voi hanno ricevuto intuizioni, o trovato una prospettiva nuova sulle domande con cui erano venuti. Altri forse sono ancora nella fatica, o in attesa dentro il vuoto.
Eppure eccoci qui insieme — radunati da provenienze ed esperienze diverse. Come sapete, la WCCM è una comunità ecumenica. È stato un privilegio profondo, per me e per Neil, che veniamo da una tradizione anglicana, condividere con voi questo tempo — e desidero ringraziare Don Fabio e tutti voi per avermi invitata con tanta generosità a offrire queste omelie e a partecipare alla Messa.
L’ecumenismo della WCCM e del movimento contemplativo cristiano riflette quello che credo sia l’ecumenismo essenziale del Vangelo. Perché il Vangelo è chiaro: Dio è libero di chiamare come suo popolo chiunque egli scelga. Le prime due letture che abbiamo ascoltato vengono da Isaia e dalla Lettera di Paolo ai Romani. Entrambe appartengono a brani più ampi che si misurano con una stessa consapevolezza: la semplice eredità di una tradizione, o di una cultura religiosa, non basta a garantire una fede viva. Entrambi i brani comprendono che a Dio non interessa un culto puramente rituale, perché l’unica cosa che esso produce sono barriere tra le persone. Crea chi sta dentro e chi sta fuori: giudei e gentili, cattolici e protestanti. Ma a Dio non interessa se siamo membri di un club religioso o di un’élite religiosa identitaria. Ciò che Dio desidera è la trasformazione del cuore umano e il venir meno delle barriere che ci separano. Ciò che Dio desidera è che giungiamo a conoscere noi stessi e a vivere la nostra vita in relazione con lui.
Come ho detto molte volte in questi giorni, questa trasformazione del nostro cuore, questo entrare più pienamente nella verità di noi stessi e nella relazione con Dio, è in parte opera nostra. Comporta il nostro metterci in ascolto di Dio, il nostro rinunciare a ciò che vi si oppone, e la purezza del nostro desiderio di ricevere. Eppure quest’opera può essere compiuta, portata a pienezza, soltanto da Dio. Quando Simon Pietro riconosce finalmente la verità più profonda dell’identità di Gesù, e comincia così a conoscere Dio in un modo nuovo, non è soltanto opera sua. Gesù gli dice: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli». E allo stesso modo, la rivelazione della sua stessa identità più profonda avviene come dono e come chiamata, quando Gesù gli dice: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
Edith Stein ha scritto: «La preghiera è il più alto compimento di cui lo spirito umano sia capace. Ma non è soltanto un compimento umano. La preghiera è una scala di Giacobbe, sulla quale lo spirito umano sale verso Dio e la grazia di Dio discende sugli uomini». Questo ritiro è stato una tappa del nostro cammino. Mentre ripartiamo da qui, lasciamoci incoraggiare a restare fedeli all’opera che tocca a noi compiere. Confidiamo che Dio stia facendo la sua parte, e che la sua grazia sia riversata su tutti noi. E offriamo noi stessi, perché attraverso di noi — chiunque siamo e come siamo chiamati — l’amore di Dio sia condiviso per la vita del mondo.

Quies, be still | WCCM Italia School Retreat 2026, by Neil Millar
Quies, be still. Quies, be still.
Quietly be; let striving cease.
Quies, be still. Quies, be still.
Quietly be; let striving cease.
Render to Me, rest here in Me
Open to Me, rest now in Me.
Quies, be still. Quies, be still.
Quietly be; let striving cease.
Let it rise and let it speak
Let it pass and let it be.
Let it flow and set it free
Let this river kiss the sea.
And be at peace.
And be at peace.
Quies, be still. Quies, be still.
Quietly be; let striving cease.








