La redenzione dalla sofferenza alla gioia
La meditazione rivela il nostro ruolo nella storia non come qualcosa di remoto o esoterico, bensì in un modo umano quanto il desiderio stesso.
Se c’è una cosa di cui possiamo essere certi riguardo al futuro, è che desidereremo sempre qualcosa. Qualunque cosa accada, qualunque cosa otteniamo, continueremo sempre a desiderare qualcosa. Gli esseri umani sono costantemente alla ricerca di qualcosa o aspirano a qualcosa; è nella natura umana avvertire quasi sempre una mancanza, un bisogno o la sensazione che manchi qualcosa. Anche nei momenti di grande felicità e appagamento, quella consapevolezza di una mancanza non è mai lontana. Tutte le grandi tradizioni religiose tengono conto di questa condizione di desiderio in cui viviamo. Non tentano di negarla; riconoscono che gli esseri umani si trovano in uno stato di desiderio e la maggior parte di esse coglie il legame tra il desiderio e altre caratteristiche umane, come l’ansia, la sofferenza o il peccato.
La via di liberazione del Buddha, ad esempio, insegnava a sfuggire alla sofferenza attraverso l’eliminazione del desiderio. Liberandosi del desiderio e dell’io desiderante, la sofferenza scompare; egli insegnava la via di un distacco consapevole. Anche l’insegnamento di Gesù riconosce che, quando siamo eccessivamente preoccupati per i nostri bisogni materiali o per il nostro status, veniamo a trovarci in uno stato di ansia e disarmonia nei confronti degli altri e di Dio. La sua soluzione era altrettanto semplice: non cercare di rinunciare ai propri bisogni uno alla volta – un compito infinito – bensì andare alla radice del desiderio per trascenderlo e lasciarsi il sé alle spalle. «Cercate innanzitutto il regno, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta». Non è facile seguire un insegnamento così semplice e radicale, ma se riusciamo anche solo ad avvicinarci all’esperienza della sua verità, ne scopriremo la possibilità.
Se riusciamo a distogliere l’attenzione dai nostri bisogni, anche solo per un breve periodo, scopriremo lo straordinario potere trasformativo che una coscienza riorientata esercita su di noi mentre viviamo la quotidianità e affrontiamo emozioni e ansie di ogni sorta. È esattamente ciò che fa la meditazione. Lo fa senza clamore, eppure la rivoluzione — o conversione — che essa opera è il grande passaggio dalla sofferenza alla gioia. La meditazione ci rivela il nostro ruolo nella storia non come qualcosa di remoto o esoterico, né come un traguardo riservato solo a grandi saggi o mistici, bensì in un modo profondamente umano, intrinsecamente legato al desiderio stesso.
Tratto da The Selfless Self, by Laurence Freeman, London, 1989.
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Foto di Laurence Freeman





