La coscienza è il fondamento dell’esistenza
La meditazione porta a trasformare la coscienza quando smettiamo di pensare di essere il centro del mondo.
Guardando verso l’oceano sotto un cielo limpido. Volgendosi a sinistra e poi a destra, si scorge il grande emisfero che ci avvolge, ponendoci idealmente al suo centro. Alle nostre spalle se ne cela un altro, identico, a completare l’orizzonte che ci circonda. Lì, con estrema nitidezza, l’azzurro del cielo incontra il blu più intenso del mare, che accoglie le sue onde e le schiere di creste spumeggianti. Anche questo è evidente: il mondo deve dunque essere rotondo. A meno che non si creda che sia piatto. Ma credere a qualcosa di falso non lo rende vero.
Tra le convinzioni e le azioni della vita, alcune sono giuste e altre sbagliate; spesso, si tratta di un misto delle due. Eppure, la verità esiste, ed essa costituisce anche il criterio per distinguere ciò che è bene e ciò che è giusto. Possiamo negarlo: molti non credono nella verità o nel bene come valori assoluti, poiché la nostra visione del mondo dominante è plasmata dal materialismo, che pretende di farsi giudice della verità. Nella frattura che ne deriva tra realtà e illusione, ci illudiamo di poter misurare e controllare ogni cosa: intere popolazioni sotto sorveglianza, le scelte d’acquisto dei consumatori, o quale nemico distruggere. Questa scissione interiore ci ha resi pericolosamente stolti e, al contempo, follemente pericolosi – come arroganti guidatori in stato di ebbrezza, convinti di poter tornare a casa sani e salvi. Siamo come coloro che l’antico salmista descriveva: «Lo stolto ha detto in cuor suo: “Non c’è alcun Dio lassù”». Persino questa stoltezza brama idoli da adorare, come il successo, il potere o la celebrità.
Nel mondo odierno, improntato a una logica di scambio, la meditazione viene proposta come un mezzo per accrescere la «salute» o il «benessere». In un’epoca più saggia, il testo del XIV secolo *La nube della non-conoscenza* (*The Cloud of Unknowing*) offriva una prospettiva diversa, esortandoci a prenderci cura della nostra salute proprio affinché possiamo meditare. Come posso testimoniare in base alla mia esperienza degli ultimi mesi, è molto più difficile meditare quando il corpo non sta bene. Per poter tornare a meditare come si deve, sono grato alla scienza medica, alla competenza dei professionisti che mi hanno assistito, all’affetto di familiari e amici, agli esercizi di yoga, al calore del sole e alla mia fiducia – a volte un po’ vacillante – nel disegno divino. Siamo vasi di terra: mutevoli, emotivi, spesso inclini al dubbio. Eppure, «Dio ha fatto risplendere la sua luce nei nostri cuori; e noi portiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia chiaramente che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2 Corinzi 4,6-7).
Da Fr. Laurence Freeman: WCCM Newsletter, October 24, 2026
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Foto di Laurence Freeman






