ANNO 4 LETTERA 39
La meditazione e il cervello
È importante ricordare ciò che ha detto C. G. Jung nella citazione che ho menzionato la settimana scorsa: Alla domanda ripetuta “cosa posso fare?” non ho altra risposta se non: “diventa ciò che sei sempre stato”, vale a dire, l’interezza che abbiamo perso nel bel mezzo della nostra esistenza cosciente nella società, quella totalità che siamo sempre stati senza saperlo”.
Abbiamo esaminato il ruolo che ha l’attenzione, la concentrazione sulla nostra parola-preghiera o mantra, sulla presa di coscienza di chi siamo veramente. Ma questa consapevolezza è sostenuta da un processo nel cervello – l’attenzione causa l’attivazione o la disattivazione di parti nel nostro cervello, consentendo una nuova e più completa percezione della Realtà. Infatti, come spiega mia figlia, Dr Shanida Nataraja, nel suo libro The Blissful Brain, siamo programmati a sperimentare stati superiori di coscienza e di unione con il Divino. Siamo stati creati con tutta la capacità necessaria per crescere nella ‘pienezza della vita’.
Ho già dato alcune spiegazioni di queste abilità naturali donateci da Dio negli Insegnamenti Settimanali passati, ma poiché questo argomento è stato per me e per molti altri una vera rivelazione, penso che valga la pena riparlarne. Shanida ha spiegato che recenti ricerche nel campo della Neuroscienza hanno mostrato una catena di processi all’interno del cervello umano, che mediano il nostro accesso a degli stadi di coscienza più elevati. La sequenza è la seguente: la corteccia pre-frontale nel nostro cervello è coinvolta sia nei pensieri, nelle immagini, nei sogni, nelle fantasie che nell’attenzione. Quando focalizziamo la nostra attenzione su un punto – nel nostro caso sul mantra – favoriamo un aumento di attività di queste cellule dell’attenzione. Man mano che la nostra concentrazione diventa più profonda, l’attività nelle cellule coinvolte nei pensieri e nelle immagini, invece diminuisce notevolmente; ciò si traduce in un diminuzione delle onde beta, le nostre onde del pensiero – la parte “egoica” della nostra coscienza. Anche una prolungata attenzione su un punto fisso attiva le cellule nel lobo temporale e questa crescente attività innesca a sua volta dei cambiamenti nel sistema limbico, l’area che è responsabile delle reazioni emotive e permette un passaggio dal sistema nervoso simpatico (“attacco o fuga”) al sistema nervoso parasimpatico (riposo e rilassamento) che produce la “reazione di rilassamento”. L’emozione di paura che si esprime in una forte ed intensa reazione di sopravvivenza del tipo “attacco o fuga”, si trasforma in quella di accettazione, rilassamento e tranquillità, la “reazione di rilassamento”; questi cambiamenti si riflettono in un aumento della onde alfa e theta.
E questo è solo l’inizio. Man mano che la meditazione diventa più profonda, succede lo stesso alla “reazione di rilassamento”. Questo stato di profondità produce a sua volta, un effetto a catena che termina in una diminuzione delle attività nelle corteccia parietale, un’area del cervello associata all’orientamento nel tempo e nello spazio e alla creazione di confini: Sé / non-sé e il mondo degli opposti – in effetti, proprio le qualità dell’’ego’. Questa diminuzione dell’attività si riflette poi, in una diminuzione di queste abilità, il che spiega perché ci sia un dissolversi della nostra identità separata – e del tempo e dello spazio – e una unificazione di tutti gli opposti. Stiamo infatti “lasciando il nostro sé alle spalle”. Quando facciamo veramente attenzione, questo meraviglioso strumento che Dio ci ha donato ci permette di passare da diverse modalità di essere e di coscienza, consentendoci l’accesso a diversi livelli di Realtà. È l’amorevole attenzione alla nostra parola sacra che ci permette di entrare in sintonia con la Realtà Divina, che è Amore.
Agendo in questo modo, perdiamo il nostro senso di separazione e di isolamento e diveniamo consapevoli della nostra interconnessione con gli altri e con l’amorevole Divino, e capiamo di essere veramente “Figli di Dio”. Questa consapevolezza che trasforma è il risultato della meditazione come disciplina spirituale.
Kim Nataraja
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Foto di Laurence Freeman







