ANNO 4 LETTERA 38
Significato e relazione
Ognuno di noi nasce con la conoscenza, ad un livello profondo, di quale sia il significato della nostra vita. Ma questo significato non è accessibile alla mente discorsiva. Lo si può trovare solo nel silenzio della preghiera contemplativa. Poi, per via sperimentale, e attraverso la nostra intelligenza intuitiva, possiamo scoprire questo senso, che è stato sempre presente nel profondo del nostro essere, dove siamo in unione con l’amore divino. Questa conoscenza esperienziale permea quindi tutto il nostro essere e il nostro rapporto con gli altri e con il creato. Come Laurence Freeman dice in Gesù Maestro Interiore: “Dall’amore siamo reintegrati nella comunità dell’universo cui apparteniamo”.
Questo modo di essere non è nemmeno dipendente da circostanze a noi esterne. Victor Frankl nel suo libro Man’s Search for Meaning descrive una situazione nel campo di concentramento in cui era stato durante la seconda guerra mondiale: “Noi che abbiamo vissuto nei campi di concentramento siamo in grado di ricordare gli uomini che andavano per le baracche confortando gli altri, offrendo il loro ultimo pezzo di pane … il tipo di persona che il prigioniero diventava era il risultato di una decisione interiore”. Una decisione interiore basata sull’esperienza dell’amore divino sentita nel profondo, nonostante le terribili circostanze. Questa connessione con la sorgente ha dato loro la libertà di scegliere come agire da essere veramente umano, nonostante tutto ciò che li circondava. Questa è la vera libertà, che dà senso e scopo a tutto ciò che facciamo e tutto ciò che siamo. E’ sempre più evidente nelle nostre relazioni con gli altri e nella creazione. Anche John Main ha sottolineato l’importanza di questo atteggiamento in The Inner Christ: “Solo quando viviamo nell’amore e di amore conosciamo veramente l’armonia miracolosa e l’integrazione di tutto il nostro essere che ci rende pienamente umani.”
Purtroppo molti non riescono a raggiungere questo livello del loro essere, come si può vedere da tutta la miseria del mondo che ci circonda. In effetti, ciò che William James ha detto all’inizio del XX secolo è ancora molto importante: “La maggior parte delle persone vivono… in un ambito molto ristretto del loro potenziale di essere. Fanno uso di una porzione molto piccola della loro possibile consapevolezza, e delle risorse dell’anima in generale, come un uomo che di tutto il suo organismo, fosse abituato ad usare e muovere solo il suo dito mignolo”.
La trasformazione di tutto il nostro essere, compreso il nostro atteggiamento e le nostre opinioni, è la fase più importante nella nostra vita ed è particolarmente utile per gli altri e per il mondo in cui viviamo. Cambiando le nostre opinioni, ci cambiamo e cambiando noi stessi possiamo cambiare il mondo. Il modo più efficace per farlo, nella mia esperienza, è quello di meditare e di rendere gli altri consapevoli del ruolo che può svolgere la meditazione nella loro vita. Quando si pone l’accento sulla meditazione in quanto pratica spirituale, piuttosto che in quanto modo di affrontare lo stress della vita contemporanea, essa diventerà un percorso di conoscenza di sé e di conseguenza sarà possibile una crescita nel nostro pieno potenziale. John Main in Dalla parola al silenzio scrive : “Il compito che abbiamo è quello di trovare la via del ritorno al nostro centro creativo, in cui si realizzano pienezza e armonia, per abitare in noi stessi, lasciando perdere tutte le false immagini di noi stessi, ciò che pensiamo di essere o ciò che pensiamo avremmo potuto essere, perché queste hanno un’esistenza irreale all’infuori di noi.”
Questa trasformazione non è diventare un’altra persona, ma diventare quello che già veramente si è. Come ha detto Jung in Civiltà in transizione: “Alla domanda continuamente posta “cosa posso fare?” non ho altra risposta se non: “diventa ciò che sei sempre stato”, vale a dire, l’interezza che abbiamo perso nel bel mezzo della nostra esistenza civilizzata cosciente, quella totalità che siamo sempre stati senza saperlo”.
Kim Nataraja
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Foto di Laurence Freeman







