Venerdì – Seconda settimana di Quaresima 2021

Venerdì 5 marzo 2021 – Seconda settimana di Quaresima

(Vangelo: Mt 21-33-46. La pietra scartata dai costruttori è diventata la pietra d’angolo)

“Sii un solitario. Questo ti dà tempo per porti delle domande, per cercare la verità. Non perdere mai una santa curiosità”. Sono le parole di Albert Einstein – che avrebbero trovato risonanza presso le madri e i padri del deserto e tutti i fondatori di movimenti spirituali che hanno trascorso anni nelle caverne, e anche presso alcuni oggi, ma decisamente non tutti, che sono stati al chiuso, spenti e zittiti così a lungo a causa del Covid.

Qualsiasi innovatore o persona creativa ha bisogno di essere un solitario. A volte questo diventa un’avversione patologica per la società e la compagnia, ma essere solitario non significa davvero questo. Piuttosto, è la capacità di stare con se stessi senza temere la solitudine che si apre intorno a noi, inizialmente come un campo di forze, ma in seguito come una noosfera, una rete viva di amorevole silenzio e connessione. La differenza tra solitudine esclusiva ed inclusiva non ha bisogno di parole o spiegazioni. Si rende evidente al primo contatto con essa.

Forse è soprattutto la paura della solitudine che rende per tanti la meditazione così problematica all’inizio della pratica, come anche per molto tempo a seguire. Il problema non è trovare il tempo. Non è la sensazione di fallimento nel “cancellare la mente”. Non è il senso che il tempo potrebbe essere speso meglio. Ma spesso, è solo l’incapacità nervosa di stare da soli con se stessi. Quante carriere, matrimoni e comunità sono diventati modi per evitare o negare questa solitudine?

Dire “essere un solitario” non è il modo migliore per esprimere il concetto. Eppure potrebbe risuonare con quel fenomeno che si chiama “essere compagno di se stessi” ed è espressione di una società narcisistica, in cui il contatto sociale è sperimentato eccessivamente con i  social media,  “Non ho bisogno di te; almeno non adesso. Ti farò sapere quando ne avrò bisogno… ” La solitudine che conosceva Einstein era diversa, come suggeriscono la sua gioia, la passione per la comunicazione e la sua creatività. Stare da solo ti dà tempo. Ti mostra che il tempo è lì, e non devi sentire continuamente che lo stai sprecando o che non ce n’è mai abbastanza per arrivare a tutto.

Se ricevi il tempo che ti dà la solitudine, ne assaporerai il  gusto e lo userai per cercare la verità. “Un solo Cristo che ama se stesso” è il modo in cui Agostino ha descritto il corpo mistico che stiamo formando.

Mentre rileggo  quello che ho appena scritto, mi chiedo se non possa sembrare che io abbia perso il contatto con la vita che molti sperimentano, fatta di richieste costanti per la mancanza delle cose essenziali della vita. Ma non parlo di scelte di stile di vita o di  una vita contemplativa come era concepita nel mondo antico, l’opzione privilegiata del ricco schiavista.

In realtà, è proprio l’opposto di questo. Ed essendo il contrario, chiarisce perché la meditazione è universale. La solitudine necessaria per la contemplazione non è il tempo libero, non si tratta di avere un sacco di tempo a disposizione e persone che ti aspettano. È una consapevolezza interiore che le circostanze esterne, per quanto impegnative, non possono distruggere.

È la consapevolezza che deriva non dalla quantità ma dalla qualità del tempo, rivolgendo la tua attenzione interamente alla fonte e al fondamento dell’essere.

Una volta che ha iniziato a risvegliarsi, questa consapevolezza diventa più forte e sviluppa quella santa curiosità su dove potrebbe condurla. La nostra vita quindi, per quanto si potrebbero preferire condizioni diverse, diventa di per sé una ricerca della verità.

Laurence