Venerdì – Quinta settimana di Quaresima 2021

Venerdì 26 marzo 2021 – Quinta settimana di Quaresima 

Vangelo Gv. 10, 31-42. Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

Ci stiamo avvicinando alla fine della Quaresima e all’inizio della Settimana Santa. È un buon momento, se sei predisposto in tal senso, per rivedere e valutare ciò che ti hanno insegnato le ultime sei settimane. È cambiato qualcosa? Noti qualcosa di diverso? Sei più libero o meno? Quali schemi sono rimasti immodificabili? In quali parti si sono viceversa allentati?

Ogni momento di seria riflessione sul significato dell’esperienza è come il dio Giano. Per i romani, era il dio delle porte e dei passaggi, delle fini e degli inizi. Ogni porta è un modo per entrare, uscire e passare attraverso. Ogni finestra può essere guardata dall’interno, dall’esterno o vi si può guardare attraverso.

Riflettere sul significato è un modo per passare il tempo, ma non dovrebbe richiedere tutto il nostro tempo altrimenti non avremmo tempo per vivere. Vivere pienamente significa distogliere l’attenzione da noi stessi. Piuttosto che mantenerci al centro di ogni scena, recitando grandi soliloqui, ci permettiamo di diventare un attore minore o addirittura di uscire di scena. Il significato appare allora come un’esperienza d’intima connessione con dimensioni della realtà, al di là di quella realtà che ci ossessiona, vale a dire noi stessi. Di conseguenza, diventiamo consapevoli di noi stessi più chiaramente attivando la nostra visione periferica che include la maggior parte del nostro campo visivo. Vediamo in più direzioni. Distogliere l’attenzione da noi stessi come punto fisso di auto-osservazione ci permette di vedere e conoscere meglio.

Nel vangelo di questi giorni è descritto Gesù che si avvicina a Gerusalemme, l’inizio della sua passione e la fine della sua vita. È fortemente consapevole di ciò che gli sta venendo incontro, mentre gli si avvicina. In molte tradizioni gli illuminati, che vedono in tutto il campo visivo, sono a conoscenza della loro morte imminente.

Mentre pensavo a questo, mi sono ricordato della frase “eventi futuri proiettano le loro ombre davanti a loro”. Incuriosito dalla sua origine, sono stato condotto a un dipinto con quel titolo di un artista canadese del XIX secolo (Charles Caleb Ward), proveniente dalle province rurali orientali. È una scena semplice, ma commovente di una povera famiglia che guarda un poster che pubblicizza l’imminente arrivo del Circo Barnum. Raffigura meraviglie e cose bizzarre, come mummie egizie e cavalli con le corna che normalmente non si vedono nel New Brunswick. Cose eccitanti, fuori dall’ordinario, da attendere con impazienza. A noi, invece, rimangono visibili resti laceri di vecchi manifesti che promettono futuri passati. Dietro ai genitori e a due dei loro figli c’è un terzo figlio, un ragazzo assorto non nel poster e nelle cose a venire, ma in un burattino che tiene in mano. La sua immaginazione si sta risvegliando dentro di sé, adesso. Per gli altri è esternalizzata e proiettata verso il futuro.

L’unica altra figura è un cane steso a terra vicino al ragazzino, che ci guarda come un dio.

Laurence