Venerdì dopo le ceneri – quaresima 2020

Il primo “segno” che si ricordi di Gesù in pubblico non fu un discorso in sinagoga, nè un tweet o un libro acclamato. È successo durante un matrimonio a Cana, in Galilea, al quale partecipava con famiglia e amici. Sua madre gli disse che il vino per il banchetto era finito. Senza fare troppo clamore, Lui ha trasformato molta acqua in ottimo vino.

Qualunque cosa sia “effettivamente” accaduta in quell’occasione – e come poi sia stata simbolizzata nella trasmissione orale che, in seguito, divenne la tradizione del Nuovo Testamento – rimane nascosta nella storia. Ma il luogo in cui ciò è accaduto è importante, soprattutto per il terzo giorno di quaresima.

Il vino è vietato ai monaci buddisti e in altre tradizioni religiose, in quanto stimolante artificiale che offusca lo stato puro della mente. Nella tradizione biblica, un salmo loda gioiosamente Dio per il vino perché “allieta il cuore dell’uomo”, proprio come l’olio ne fa brillare il viso. San Benedetto pensava che i monaci non dovessero berne, ma si accontentò di raccomandarne la moderazione.  Al culmine della sua vita Gesù scelse il vino, all’interno di un rituale religioso, per farne un simbolo di come il suo corpo fosse davvero il linguaggio sacro di chi egli era e di tutto ciò che insegnava.

Durante il nostro pellegrinaggio a Cana, le coppie sposate hanno rinnovato lì i voti matrimoniali. Liz e Albert King detengono il record di 60 anni. Avevamo la chiesa tutta per noi e ci siamo divertiti molto, sebbene l’unico vino presente era quello del calice. C’è stato molto divertimento, risate e racconti, il che fa parte della venerazione cristiana per il matrimonio, come simbolo della relazione di Cristo con i suoi seguaci.

I volti sorridenti della messa devono aver fatto eco al tono e all’atmosfera del matrimonio a cui Gesù ha partecipato. Un matrimonio triste sarebbe un incubo. Gesù stava assistendo a quelle nozze solamente come un amico spirituale solenne che non voleva davvero essere lì e non poteva divertirsi ed è risultato utile solo perché ha salvato la giornata con il suo primo miracolo? O si stava divertendo come parte di una comunità di amici?

Quante volte vediamo o immaginiamo Gesù ridere in modo semplice e umano, non per simboleggiare qualcosa, ma perché è quello che davvero provava? Sappiamo tutti quanto, all’improvviso, un sorriso possa trasformare e illuminare un volto e cambiare l’umore di un intero gruppo. Simone Weil ci dice che il sorriso di Gesù è ora esteso, oltre il giorno del matrimonio a Cana e si sta diffondendo ovunque nel cosmo. Dice che il suo sorriso è la bellezza del mondo.

La nostra percezione della bellezza e delle sue varie forme può essere fugace. Ma quello che vediamo è uno scorcio della vera natura della realtà. Di recente, mi è capitato di osservare un assistente di volo. Stava servendo un volo strapieno e sembrava stressato. Eppure sorrideva ogni volta che doveva, anche se il sorriso scompariva appena finita l’interazione con un passeggero. C’è qualcosa di triste in un sorriso che scompare troppo rapidamente. Sorrisi genuini si fermano sulle labbra e negli occhi, anche quando il segnale che comunicano non è più necessario.

Molto tempo dopo Cana, il sorriso di Gesù che ci irradia in ogni meditazione è ancora umano e non un segno vuoto.

Laurence Freeman