Venerdì di Quaresima – Prima settimana 19 febbraio 2016

 Riflessioni della Quaresima 2016

A volte, non così spesso, in uno stato di dormiveglia, intravediamo la risposta a tutto.

Arriva come una sorpresa, ma sostanzialmente vediamo quanto semplice e ovvia fosse. È una intuizione sfuggente, ma produce un senso di pace travolgente e un sollievo massimo. L’intero complesso caos del mondo, con la sua collisione delle dimensioni del tempo, delle prospettive soggettive e oggettive, della paura e della speranza, del desiderio e della povertà, dell’immaginato e del tangibile, tutto questo dolcemente scivola in una armonia facile, piacevole. L’infinita battaglia per riordinare le cose arriva ad uno stop senza sforzo. La nave del sé che è in ricerca trova il suo porto, mentre sta ancora solcando mari aperti.

Il problema è ricordarsi di ciò che si è visto. O ancora di più, c’è il problema di concettualizzarlo o renderlo per immagini. La memoria lavora con idee e immagini che in qualche modo, anche se imperfetto, agglomera il flusso di coscienza. Ma la visione stessa è un flusso puro. La verità sanguina. “Nessuno può dire Eccolo qui oppure Eccolo là” dice Gesù relativamente al Regno (Lc 17,20). Per cui veniamo lasciati con un breve, ma vivido ed evanescente ricordo di quella esperienza unica che soddisfa il desiderio del cuore. Più si cerca di catturarla di nuovo, più recede all’orizzonte fino a sparire. Al punto che, poco dopo, si mette perfino in dubbio che si sia mai verificata.

Jonathan Keats, il poeta romantico che morì a 25 anni e che è spesso definito l’autore inglese più simile a Shakespeare, scrisse in una sua ode “Quando io temo che potrei cessare di esistere”, riguardo alla sua paura di fallire nel raggiungere il successo. Vedendo la morte avvicinarsi prima che i suoi talenti potessero raggiungere la maturità, Keats passò da una paura del fallimento ad una grande libertà, in quei confini in cui si trova la libertà soltanto, dalla ambizione e dal desiderio: “poi sulla riva / Del vasto mondo sto solo, e penso / Fino a quando amore e fama affondano nel nulla.”

Se, durante la Quaresima, riuscissimo a mettere in pratica un poco di quello che ogni saggezza spirituale consiglia e sentissimo realmente la nostra mortalità, potremmo raggiungere questa riva dell’ampio mondo. Allora, riusciremmo a recuperare senza sforzo le intuizioni salutari, che cadono nel grembo di coloro che non tentano di impossessarsene.

Con affetto,

Laurence Freeman OSB