Venerdì della Seconda Settimana di Quaresima 2014

 Lo scopo di tutta la disciplina spirituale è quello di aumentare la nostra semplicità

in modo da diventare più disponibili ad amare ed espandere la nostra capacità di amare oltre i limiti dell’ego. Il primo passo malfermo in questa espansione di consapevolezza è ironicamente l’imitazione della realtà ultima. Iniziamo imparando ad amarci esattamente come Dio ama sé stesso. Per noi, però, questo primo passo è uno stadio di consapevolezza molto limitato perchè ci preoccupiamo principalmente della nostra sopravvivenza e dell’ottenere la felicità tramite la soddisfazione dei nostri desideri immediati. E’ una scoperta inebriante che possiamo fare e immaginiamo che auspicabilmente questa auto-soddisfazione possa continuare per sempre. Ma poi andiamo a sbattere contro il solido muro della irrevocabilità e dell’altruità. La ripetizione del nostro amore per il sé a questo livello si dimostra fatalmente limitata e insoddisfacente in modo crudele. Vediamo che le altre persone esistono e che inevitabilmente facciamo del male agli altri quando agiamo in un modo auto-centrato. Questa è la scoperta sia della responsabilità umana che della nostra capacità di essere irresponsabili, che può essere chiamata peccato. Vedere sé stessi come “peccatori” è pertanto non causa di colpa ma la vergogna terapeutica che simultaneamente rivela il nostro potenziale e il fallimento nel realizzarlo.

Laurence Freeman OSB