Venerdì, 6 Marzo 2020 – Prima settimana di quaresima

Gli adulti  sopravvissuti ad abusi, subiti da bambini, spesso raccontano di un meccanismo di adattamento, sviluppato quando stava per accadere una nuova violenza. Sentendo i passi lungo il corridoio e la porta che si apriva, affrontavano il terrore, il disgusto e la vergogna che avrebbero subito, grazie a un meccanismo di separazione dal loro corpo. La loro unica via di fuga era immaginare di fluttuare in un angolo del soffitto, e guardare a ciò che stava accadendo come se non capitasse davvero a loro, ma a qualcun’altro.

Un meccanismo che ha funzionato in quel momento, ma la soluzione è poi evoluta in un problema nel proseguimento della vita, quando si sono resi conto che non si sono mai sentiti veri e reali e non si sono mai incarnati con le persone con cui stavano. Paura, distanza e un sentimento irrazionale, ma irremovibile di autoalienazione, li accompagnavano e creavano il caos in ogni aspetto della loro vita.

La maniera crudele in cui l’abuso infantile influenza e distorce la vita futura è ormai ampiamente riconosciuto, dopo millenni in cui si credeva che i bambini lo superassero man mano che crescevano. La percezione distorta di se stessi, come vittima-colpevole nelle situazioni più ordinarie della vita, distrugge le gioie e le ordinarie meraviglie dell’avventura della vita, in ciascuno dei suoi capitoli.

Eppure al centro di quell’avventura c’è il processo di guarigione. In esso, la grazia arriva imprevedibilmente, spesso quando la situazione sta per diventare intollerabile. La grazia può manifestarsi in una conversazione ascoltata, una parola caduta nel silenzio, uno sguardo, un libro, un mandorlo precocemente in fiore, illuminato dalla luce del sole in una fredda giornata di primavera. O in una persona. La grazia non usa la forza, ma è potente. Non erode ulteriormente la nostra già limitata libertà, ma è, gradualmente, irresistibile. Quando la rifiutiamo perché sta facendo emergere un dolore che preferiamo reprimere, ricordi che non possiamo richiamare completamente alla coscienza, la grazia non si offende o ci respinge. Esprime un amore molto più profondo di quello.

Nel deserto del nostro cuore, “dove inizia la fontana curativa”, la grazia zampilla, penetrando attraverso gli strati più densi di dolore e la paura della realtà. Qualunque cosa possa condurci in questo deserto, dove si verificano veri incontri, è sacra. Per la persona che medita, questo semplicissimo ingresso nel deserto è una scoperta ricorrente, ma sempre inquietante. Fa iniziare un lungo processo di lasciar andare e una rivalutazione trasformativa dell’intera mappa della nostra vita che abbiamo realizzato.

Certo, i frutti della meditazione ci guidano poi verso le altre fonti di grazia e di guarigione di cui abbiamo bisogno: il luogo sicuro in cui si può condividere la vergogna, la sensazione che le persone, nonostante ogni debolezza, possano veicolare un’intimità che sembrava persa per sempre per noi, [la presa di coscienza] che il salvatore che si è sempre sognato non esiste. Ma il salvatore, che conosce te ed ha conosciuto il tuo dolore, ti sta spingendo delicatamente verso una nuova vita.

Laurence Freeman