Terza Domenica di Quaresima 2014

 “La donna gli disse, “So che il Messia – cioè Cristo – sta arrivando;

e quando verrà ci annunzierà ogni cosa”. “Sono io” , disse Gesù, “che ti sto parlando”.

Questo è la conclusione del dialogo tra la donna samaritana e Gesù nel Vangelo di Giovanni, una delle scene più drammatiche del vangelo. E’ piena di sfumature e contiene una miscela di dettagli melodrammatici (Gesù era stanco e assetato), equivoci e questa quasi casuale e singolarmente diretta rivelazione di sé. Non ci è dato ascoltare come abbia reagito la donna. Deve averla colta di sorpresa, con la sua personalità naturalmente circospetta, e costretta a rivalutare tutto ciò che c’era stato prima. Era arrivata a fidarsi di lui ma adesso lui sottopone la sua credibilità a un sommo esame. E’ tipico del vangelo che la scena conclusiva venga lasciata in sospeso. Questo è qualcosa che ci aspettiamo dalle serie televisive perchè sappiamo che ci sarà il prossimo episodio e la suspence sarà sciolta mentre ci prepariamo alla prossima elettrizzante puntata.  Ma l’ultimo episodio della serie si conclude sempre con un riepilogo conclusivo, di solito a lieto fine . Ci piacciono i lieti fine e non ci piace essere lasciati in sospeso. Ma questo è più simile alla vita vera. Non c’è il lieto fine, a meno che non si interpreti la morte come tale; e se ascoltiamo ciò che dice il vangelo anche quella non è una fine ma un tunnel che unisce due lati della montagna della vita. Non ascolteremmo la storia di Gesù e di questa donna volitiva se la persona che la racconta non avesse visto la luce alla fine del tunnel e non l’avesse riconosciuta come la luce di Cristo. La storia non conclusa rivolge a noi la prossima svolta del racconto dato che siamo noi ad avere la responsabilità che è collegata all’atto di ascoltare.

Laurence Freeman OSB