TABLET OTTOBRE 2013

Tutti sapevano che, come la morte, il super tifone Usagi si stava dirigendo verso di noi. Noi tutti speravamo che all’ultimo minuto avrebbe deviato in un’altra direzione, lontano da noi. Alcuni erano spaventati, altri attirati dalla fascinazione del disastro.

Come sarebbe andata ? I negozianti erano contenti per la corsa agli acquisti provocata dal panico ed essi, naturalmente, avevano già visto eventi simili. I bambini e le persone che non amavano il proprio lavoro pregustavano i giorni di vacanza che si hanno quando la natura prende il sopravvento sulla civiltà. Dove ci sono guai, i giornalisti si radunano e la CNN aveva mandato una troupe speciale per coprire l’evento del più grande uragano dell’anno.

Viaggiando a 180 km l’ora, su un diametro di 1100 km, il super tifone si apriva la strada ruggendo tra le Filippine e Taiwan dove in un paio d’ore era caduta una quantità di pioggia pari a tre volte quella che cade a Londra in un anno. Si trattava di un avvenimento di proporzioni bibliche. Come una delle piaghe d’Egitto, l’uragano si muoveva lungo una traiettoria spietata. Come la natura, esso non conosceva giustizia, era una forza con una logica casuale e freddamente impersonale. Tuttavia guardando le foto da satellite e vedendo dallo spazio il denso gorgo di nubi era difficile non attribuirgli un’identità; uragani e tifoni ricevono infatti dai meteorologi alternativamente nomi maschili o femminili. Siamo tentati di leggere dietro l’imperturbabilità della natura uno scopo, una lezione, un disegno.

A Hong Kong, durante il Seminario John Main, ci siamo confrontati con una difficile decisione mentre il tifone si avvicinava. Annullare, restringere il programma o andare avanti sperando che l’uragano non avrebbe colpito fino a che noi non avessimo concluso. I disastri imminenti sconvolgono tutto ben prima di arrivare. Tutti hanno un parere; ma nessuno vuole prendere la decisione. Mentre discuti e valuti, ti accorgi di quanto ti sei mostrato compiaciuto nei confronti di ogni cosa, dando per scontato che ogni progetto avrebbe seguito il suo corso, dimenticando che noi viviamo normalmente come su una lama di rasoio. Qui, nello spazio urbano più claustrofobico che ci sia, l’isola di Hong Kong, è come camminare su una fune tra due grattacieli mentre il vento spazza via lo stretto passaggio tra i due. Negazione della morte, pensare che la quotidianità sia immortale, è veramente la nostra rimozione più forte.

I cinesi di Hong Kong sono gente resistente, generosa, ospitale e iperattiva. Il cardinale Tong, che apre il Seminario, è un’eccezione allo stereotipo dell’iperattivo. Egli passa in mezzo al trambusto del Seminario che si sta aprendo, sottile, sorridente e calmo, dopo aver guidato l’auto da sé ed essere arrivato senza nessuna ostentazione. Notando tutto e riconoscendo ciascuno, è decisamente presente ma non chiede attenzione. Parla, ma sa ascoltare. La tempesta che sta vivendo a causa dell’evoluzione della chiesa nella Cina continentale è una di quelle lunghe e lente. La si affronta meglio nelle retrovie; Tong è riconosciuto come uno straordinario manager di questa tempesta, ed anche come una genuina presenza spirituale nel cuore di tutto quello che sta accadendo.

Se ne va prima che il disastro annunciato riceva una classificazione numerica. Si comincia con 1 e poi sale a 3, 8 e 10. I numeri intermedi sono misteriosamente assenti e accrescono l’impressione che da qualche parte gli esperti siano in possesso di maggiori informazioni di noi. Il livello 1 è simile ad una guerra simulata, ufficialmente dichiarata, ma prima che venga sparato un colpo. Come raggiunge il 3 cominciamo a preoccuparci, ed infine ci dicono che raggiungerà l’8 al cadere della notte. Questa modalità d’informazione sembra psicologicamente scaltra , perché anticipa e attutisce l’inevitabile, ma noi dobbiamo ancora prendere una decisione riguardo al programma.

Ne prendiamo una – di abbreviare l’ultima mattinata. Poi io sono chiamato a dire che la decisione è stata annullata. Quando torno per discutere ancora di questo, appare chiaro che non c’ è una nuova informazione dietro questo cambiamento, così cambiamo il cambiamento di programma. Una buona parte della conversazione in questa fase ruota attorno alla grande cena in programma per molti dei 400 partecipanti al Seminario. Senza entrare nel merito dell’importanza di questo, mi domando se la situazione non sia simile a quella di un condannato a morte che cerca di distogliere il suo pensiero dal suo appuntamento ultimo pianificando la sua ultima cena. Mi dicono che non è vero e mi accorgo di aver detto la cosa sbagliata.

Mi rendo conto di quanto sia importante il mangiare per i cinesi. Mangiare insieme qui è molto più che un avvenimento sociale, ad un livello che si fa fatica a comprendere. E’ il rituale sacramentale attraverso cui è vissuta la comunità e le decisioni difficili sono rese più facili. Così, parlare di cibo anche se le prime forti raffiche di un tifone in arrivo si fanno sentire, è un modo per aiutare a prendere una decisione

Alla fine, Usagi prende un’altra direzione e ad Hong Kong si trasforma in un fradicio mugolio. La troupe della CNN aveva buttato via i soldi. Ma nella provincia dello Guandong ci furono 25 morti- “anime sfortunate”, così li definì un giornalista. Uno colpito da una lastra di vetro, alcuni travolti da macerie, altri morti per annegamento.

Non si tratta di titoli da prima pagina o di cifre.

Laurence Freeman OSB