TABLET MARZO 2014

 Gli studiosi dell’evoluzione della consapevolezza ci offrono oggi un tracciato affascinante di come siamo arrivati dove siamo.

Tutto è cominciato, ci dicono, da una consapevolezza episodica – come l’essere profondamente attenti alla realtà attorno a noi. Ascoltare i rumori della giungla, guardare i movimenti di altri animali. Ma quando poi la memoria ha cominciato a registrare le cose, siamo diventati capaci di osservare come altri esseri dotati di sensi si stavano comportando. Nasceva così l’imitazione, la migliore forma di adulazione, ed elemento importante per la sopravvivenza.

Il passo successivo è stato il mitico livello della consapevolezza. Questo si spiega con il bisogno dell’uomo di comprendere perché le cose sono come sono e di elaborare delle spiegazioni. Ma forse ha pesato anche l’amore per le storie e il desiderio di renderle complesse e di rispecchiare meglio la realtà che noi allo stesso tempo abitiamo e creiamo. Poi lo spirito critico interiore si è risvegliato in noi, mettendo in dubbio storie e spiegazioni ritenute necessarie per tenere insieme la società.

E così si va avanti. Qualcosa di simile a queste fasi è descritto nel passaggio da sperma a genoma umano per ciascuno di noi. C’è molta ripetizione e crescita ciclica, ma spesso inaspettatamente appaiono nuove prospettive con quegli stacchi netti che noi, forse ottimisticamente, chiamiamo progresso.

Incontrando un gruppo di medici e di operatori sanitari irlandesi pochi giorni fa ho avuto la precisa sensazione di come la consapevolezza evolva anche all’interno dei gruppi sociali. Si sentivano tutti in qualche modo sopraffatti dai malesseri che accompagnano la professione – specialmente la spersonalizzazione di quella che ciascuno di noi avrebbe il diritto di aspettarsi essere la più personale ed umana di tutte le nostre relazioni. Un vecchio dottore si dispiaceva di non aver più pazienti ma ‘clienti’. Un incomprensibile linguaggio manageriale, la produttività e la mania della sostenibilità concorrono ad eliminare le variabili dal lavoro della cura, ma riescono solo ad alienare uno degli essenziali elementi della medicina che segnano la differenza tra guarire e prendersi cura: la relazione tra il paziente e chi dovrebbe guarire.

Ci agitiamo quando ci rendiamo conto di comportarci senza consapevolezza e possiamo vederne le conseguenze: 100.000 morti per errore medico ogni anno negli Stati Uniti, 30-40% di inefficienza, esigenze eccessive, scarsa soddisfazione del paziente e fino al 50% di operatori sanitari esausti.

Un importante medico irlandese, un dottore che per la sua esperienza amministrativa personale sapeva come funziona il business medico in continua espansione, ha parlato di quel che osservava con la lucidità di chi ha una visione complessiva della situazione. Riconosce il progresso. Gli ultimi libri che difendevano il lungo e spesso fatale errore del salasso sono stati scritti nel ventesimo secolo. (George Washington morì con il 70 % di sangue perso in questa pratica disastrosa che cercava di ripristinare l’equilibrio degli ‘umori’). Ma il giovane dottore aggiungeva anche che il progresso tecnico in medicina ha creato una domanda paralizzante e aspettative fuori della realtà. La maggior parte delle spese sanitarie riguarda le ultime fasi della vita, perché la morte non trova posto nel senso della vita che il medico è supposto salvare. Il resto delle cure mediche hanno a che fare per lo più con gli effetti del fumo, della sedentarietà, obesità e alcool. Il professionista addestrato ‘distribuisce’ salute come fosse un prodotto per cui il consumatore non deve prendersi nessuna responsabilità personale. E comunque la metà dei pazienti non assumono le medicine che vengono loro prescritte.

E’ stata una lucida rassegna delle contraddizioni interne e delle politiche fallimentari di un’industria il cui orientamento, chiaramente sbagliato, è mantenuto da politici affamati di voti e da case farmaceutiche assetate di denaro. Ciò che risaltava anche più chiaramente in questo momento evolutivo, comunque, era il mistero della vocazione medica – la risposta compassionevole alla sofferenza degli altri e il desiderio di accrescere il loro benessere. Questo è il motivo per cui molti dedicano la giovinezza agli studi e alla formazione medica. Qui, in questo dono su cui non si può attaccare nessun cartellino del prezzo, è dove la consapevolezza, così dolorosamente bloccata nell’oggi, può trovare la sua via d’uscita per andare avanti.

Cambi di modelli si verificano tutto intorno a noi in questi giorni, negli affari e nella finanza, nell’educazione e nella medicina e non da ultimo nella Chiesa cattolica romana. Le disastrose conseguenze umane e culturali di una evidente cupidigia, l’ossessione del controllo e la presunzione che gli esseri umani possano lavorare come macchine, sono sempre più chiare e difficili da negare. In situazioni in cui diventiamo consapevoli di quel che sta andando male, noi vediamo anche ciò che ci spinge verso un livello superiore di consapevolezza. L’attenzione. Il miracolo della creazione, la nostra capacità divina di volgerci verso l’esterno e così facendo scoprire il mondo dello spirito dove esteriorità e interiorità diventano una cosa sola. Vedere questo nella figura di una madre la cui attenzione è completamente assorbita da un bambino attratto per ora solo dal giocattolo colorato che gli ciondola davanti. L’attenzione è un mistero che opera nella vita quotidiana e nei cambiamenti di modelli delle istituzioni. L’attenzione è un movimento d’amore. Nessuna istituzione si può consolidare senza.

Father Laurence