TABLET APRILE 2013

Non lontano dal centro, la grande pietra di Bere Island è molto più che imponente in quanto presiede, nella credenza locale, il centro fisico esatto dell’isola.

Alta circa tre metri, si erge orgogliosamente nel mezzo di un campo con vista sulla baia, a forma di punta di lancia consunta, coperto da millenni di funghi marini verdi e friabili. Guarda impassibile ad est e ad ovest verso la nascita e la morte ciclica del sole. All’alba della domenica di Pasqua quelli di noi che sono stati al ritiro contemplativo della settimana santa si uniscono agli isolani e ai visitatori attorno al megalite. Abbiamo avuto alcune albe spettacolari in idilliache giornate di primavera su questo ingresso alla baia di Bantry. Ma anche, com’è successo quest’anno, ci siamo radunati valorosamente nel vento e nella pioggia a cantare l’alleluia prima di correre di nuovo al caldo nel centro culturale per la meditazione e per il porridge. Stranamente, è sempre un  momento sacro, sia sacro che folle, non importa com’è il tempo – bello anche quando non è molto buono.

E c’è l’altra pietra, alta circa un metro, in piedi, in realtà poggiata in terra, in un altro campo. Come alcune personalità in qualsiasi gruppo, attira meno l’attenzione su se stessa che il suo parente più vistoso. E, come con loro, può essere fraintesa e non si difende facilmente. Da un lato sembra inclinarsi con un angolo di quarantacinque gradi, strofinata da generazioni di ovini e bovini pruriginosi. I rossi e i verdi incrostati sulle pecore, le fanno sembrare  ovini punk e così rallegrano l’antico grigio. E’ inclinata come un ubriaco. Ma come le cammini accanto lungo la strada , sembra raddrizzarsi e mostrarsi quasi sicura di sé. Emana una forte presenza silenziosa.

Durante una passeggiata l’altro giorno, ho incontrato l’attuale proprietario del campo, un insegnante di Cork che viene spesso giù alla fattoria di famiglia per accudire le sue pecore. Ho verificato con lui una storia che avevo sentito raccontare sulla pietra. Secondo la leggenda un precedente proprietario stava costruendo una nuova casa quando la pietra attirò il suo sguardo perché sarebbe potuta diventare un buon architrave per la sua porta d’ingresso. Ha dunque scavato la pietra e l’ha messa in  casa. La mattina dopo, quando è andato per sistemarla, la pietra non c’era più. E’ andato nel campo e l’ha trovata di nuovo al suo posto esattamente come e dove era prima. Nessuno degli eredi ha mai avuto il coraggio di rimuoverla di nuovo.

Mi piace la storia, perché la pietra, fedele alla sua modestia, non si è vendicata di quel contadino presuntuoso che pensava che ciò che era sulla sua terra fosse suo e ci poteva fare ciò che voleva. In un’altra leggenda avrebbe potuto lanciare una maledizione. In questa evoca quasi un sorriso intelligente e condiviso, esteso lungo le generazioni e unendole tutte. Suggerisce una rassegnata accettazione sul confine tra mito e realtà, fatto e super-fatto. Naturalmente è solo una storia che potrebbe essere smontata, come ogni storia, persino la storia della tomba vuota e delle apparizioni di una persona che era morta e che tuttavia, alcuni sostengono, viva.

 

 

Ma ci sono alcune storie che bisogna lasciare così come sono senza cercare di analizzarle. Queste lavorano sulla vostra fantasia più profonda, illustrando ciò che il poeta inglese Coleridge chiamava la differenza tra Fantasia e Immaginazione (Fancy and Imagination). Telenovele o thriller alimentano il nostro desiderio di fantasia, combustibile per ‘Fancy’ , ci intrattengono e ci stimolano. Una puntata segue semplicemente un’altra. Attraverso di loro viviamo episodicamente, nel momento – ma non è il vero momento presente. Opere d’arte di maggior valore e le storie delle scritture nutrono l’Immaginazione (Imagination), arricchendo i nostri modi simbolici e sacramentali di rapportarci al significato di ciò che accade nella storia delle nostre vite e ci rende più creativi nelle nostre risposte.

Le persone a tutti i livelli di fede possono immedesimarsi con  la storia che porta al momento culmine della Pasqua. Echeggia psicologicamente  la conoscenza, nelle nostre storie personali, di sofferenza, tradimento e morte. Ma una volta che la pietra è stata rotolata via dal sepolcro vuoto, abbiamo superato la linea sottile tra psicologia e  spirito. Da questo punto in poi abbiamo bisogno di un rituale che ci accompagni e faccia risuonare nella nostra immaginazione creativa le storie apparentemente fantastiche.

Mi sorprende ogni anno come i riti della Veglia Pasquale, soprattutto lo spettacolo dei simboli mistici del fuoco e dell’acqua, parlino così forte persino a coloro che, come molti contemporanei, sono stati de-ritualizzati e dis-incantati. Quegli isolani che vengono in chiesa sono a loro agio con questi riti – a volte, forse, come se fossero una routine che si cambia molto a malincuore. Ma, come le antiche pietre, grandi e piccole, questi rituali restano in vigore e sono ancora in piedi. Sono più forti dello scetticismo che vorrebbe ridurli a racconti popolari. Senza dire nulla comunicano una verità che espande orizzonti interiori e guarisce dolcemente i cuori feriti

Laurence Freeman OSB .