TABLET APRILE 2012

Ci sono pochi piaceri più grandi del tornare a casa, in un posto che ami e dove ti senti amato. Come Jane Austen, tornando a casa, scrisse una volta in una lettera: “non ami di meno un posto  anche se lì hai sofferto”.

Si dice che cambiare casa sia una delle maggiori cause di stress. Per istinto siamo più sedentari che nomadi – ma il desiderio di cambiamento e varietà è quasi altrettanto forte in alcune persone. Dipende da come lo si gestisce. Traslocare può essere un insegnamento di vita importante e rigenerante, specialmente in tempo di Pasqua. Dopo Pasqua  trasferiremo la nostra comunità Meditatio in un’altra parte di Londra, per cui questa settimana stiamo facendo teologia a un livello molto domestico, partendo dall’esperienza. Imballando, smistando, gettando via, dando priorità, ricordando, lasciando andare e andando avanti.

La comunità è composta da Oblati benedettini della Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana, alcuni dei quali passano il loro anno di noviziato lì , e altri  che prendono un impegno più lungo. La vita quotidiana ruota attorno ai momenti di preghiera, al lavoro,  l’ospitalità e la missione di insegnamento contemplativa della comunità mondiale. La comunità si basa sulla stessa esperienza che comporta ogni cambio di casa. Entrare in una comunità significa passare da una base familiare ad una nuova e sottoporsi a un processo di ambientamento. Solo con il tempo e la ripetizione ciò che è strano diventa rassicurante e familiare: angoli dove vengono sistemati i mobili, pareti delle stanze, luci traballanti o scale che scricchiolano.

Il membro di una comunità, come qualcuno che si sposa, deve ‘odiare il padre e la madre’ – in altre parole separarsi da loro a livello radicale – per il bene del nuovo modo di vita che sta iniziando. Una casa muore per retrocedere nell’archivio della memoria e ne nasce un’altra . Oppure, a livello più profondo, in questo processo fisico e psicologico, forse, il sé che noi siamo muore e risorge di nuovo. La maggior parte di noi ha più di una casa nel corso della  vita, ma attraverso questo eterno ciclo di perdere e ritrovare capiamo da dove veramente siamo venuti e dove stiamo davvero andando.

Verso la fine  della vita tutti abbiamo  conosciuto la morte. Ognuno avrà sofferto, perso e ritrovato, amato e perduto. Forse il canale del parto è la via primaria della croce. Così la croce – lo spostarsi dal vecchio e dal familiare – è relativamente facile da capire e da identificarcisi. Per alcuni cristiani è un simbolo così significativo e potente da far dire: “Basta”. E’ universale. Dona dignità e bellezza alla sofferenza umana, che può apparire così spesso umiliante e sordida. La resurrezione richiede da noi molto di più. Estende la nostra immaginazione al di là di ciò che riconosciamo e fa dell’atto di riconoscimento qualcosa di strano e meraviglioso.

Per afferrare il pieno significato della sofferenza, della vita e della stessa morte dobbiamo unire le prospettive della Croce e della Risurrezione.  Questo è più di ciò che persino la mente più sviluppata possa riuscire a fare da sola. Se i discepoli non sono stati capaci di riconoscere Gesù risorto, visto che non hanno usato tutti i loro poteri di percezione, noi, come potremmo  ? Durante la Settimana Santa abbiamo messo sul sito i discorsi del ritiro a Bere Island, stiamo provando la larghezza della banda e speriamo che la velocità della banda larga sia abbastanza buona. Così, le nostre menti e i nostri cuori devono essere tesi al massimo delle loro capacità per raggiungere il loro pieno potenziale e  vedere ciò che c’è veramente a quel punto.

Una volta in un edificio scolastico che sembrava una caverna ho incontrato un uomo che aveva trascorso lì alcuni anni da incubo.  Ho capito che era ancora intrappolato nel peggio del peggio di quei giorni bui di bullismo e di violenza. Aveva bisogno di morire ad essi e spostare le sue cose in un posto nuovo dove sentirsi vivo. La croce che portiamo ogni giorno non è destinata a durare per sempre.

 Alla sua morte Gesù ha cambiato casa (come faremo tutti noi). Con la sua Risurrezione è passato da un mondo dove potevamo sederci , spezzare il pane e bere vino con lui attorno al tavolo di cucina, parlare di ieri e di domani, a un mondo sconosciuto in cui spezziamo il pane e beviamo il vino per vederlo nel presente dentro di noi e tra di noi. La stranezza di questa casa nuova è che lui ha preso dimora “in noi” e così ci rende consapevoli  della dimensione della nostra umanità, dove non ci eravamo nemmeno resi conto di poter esistere. La nuova casa in cui si è trasferito è il posto che cerchiamo da sempre come casa, sicurezza, amore e appartenenza. La croce del morire e del lasciare andare è la via; così, allo stesso modo, è il risorgere alla vita che ci può spaventare ancora di più perché fa squarciare tutti i confini.

Laurence Freeman OSB