Seconda Domenica di Avvento 2013

 L’Avvento è più di un conto alla rovescia.

E’ un apparire di ciò di cui siamo in attesa in ogni momento in cui siamo veramente presenti.

Le cose che vogliamo raramente accadono quando le desideriamo. E quando accadono, ci fanno capire rapidamente che non siamo assolutamente in controllo del loro andare e venire. E così la vita ci insegna che c’è una dimensione della realtà che va oltre il nostro desiderio, piacere o dolore. Questo è lo spazio difficile, spesso vuoto della saggezza in cui si spinge il profeta. Qui il profeta impara cosa deve dire e come fare della propria vita una testimonianza nel significato più profondo.

Nelson Mandela nei suoi ventisette anni di carcere deve averlo imparato veramente. Se no, come avrebbe potuto sorridere di gioia e saggia compassione, diventate sorgente di energia per la sua gente nel passaggio dall’oppressione alla libertà, senza fare ai nemici quello che loro avevano fatto a lui e a tutti ?

Anche Giovanni Battista, la cui luce risalta nel vangelo della seconda domenica di avvento, ha compreso quello che doveva dire – a proposito di giustizia e verità – in un deserto. Quando quelli che aveva criticato vennero da lui per il battesimo, egli non si fece prendere dal successo che essi avrebbero potuto rappresentare per la sua carriera, ma tenne alto, come sempre, il suo principio di integrità. La verità che ardeva in lui – come in Mandela e in quello che doveva venire dopo di lui e per il quale il Battista stava preparando la strada – aveva domato il suo ego nel deserto della speranza.

Anche noi, in modo certo meno drammatico, nel nostro piccolo spazio nella storia, viviamo sullo stesso cammino profetico. Nel deserto della nostra attesa, il pellegrinaggio che intraprendiamo ogni giorno con fede misteriosamente sempre nuova, diventa la nostra scuola,  il nostro testimone e la sorgente di ogni verità che ci è data per esser condivisa con gli altri.

Laurence Freeman OSB