Sabato – prima settimana di Quaresima

L’Esodo è una bellissima metafora nelle scritture per indicare la quaresima: i quaranta anni durante i quali la tribù di Israele ha vagato nel deserto prima di raggiungere la Terra Promessa getta luce sui quaranta giorni che noi trascorriamo per prepararci ai misteri — e sono davvero dei misteri — di Pasqua.

Ad ottant’anni, Mosé riceve l’incarico di persuadere il faraone a “lasciare il popolo libero”. A livello personale, per essere il leader della liberazione di una nazione è decisamente insicuro e, per sua stessa ammissione, un comunicatore mediocre; ma ha fiducia e fa quello che il Signore gli ordina. Fa mostra dei suoi poteri magici – il bastone tramutato in serpente – ma non impressiona gli Egiziani che sono in grado di riprodurre gli stessi artifici. Una lezione sulla competitività religiosa. In seguito, le dieci piaghe che il Signore manda in Egitto sono di vario tipo, dal trasformare l’acqua del Nilo in sangue, alla invasione di zanzare e a seguire quella di mosche, per concludere con quella più terribile della morte di ogni primogenito in Egitto. All’ultimo, il faraone cede e li lascia andare; poi però si pente e ritorna sulla sua decisione, cercando di riportarli indietro ma con la conseguenza di perdere l’intero suo esercito nel Mar Rosso. Questo è il mito fondante che è stato costruito di Israele — una combinazione di persecuzioni e reazioni e cattive relazioni con i propri vicini.

In prima istanza, non risulta essere né edificante né accuratamente storico. Non vi è alcuna testimonianza di questo evento nelle fonti dell’epoca. La maggioranza dei nostri contemporanei, non abituati a leggere la “storia” con modalità mitiche e allegoriche, considera questa rappresentazione di Dio inquietante o assurda. Non è facile da difendere se non come parte di un processo di evoluzione nella scoperta della natura di Dio, che si svolge nell’arco della Bibbia. Nella fede giudaica, questo culmina nei profeti (che hanno conosciuto un Dio di pace e giustizia che dice “voglio misericordia non sacrificio”). Per i cristiani, culmina in Gesù, il profeta che a tutti i livelli unisce Dio e l’umanità.

Finché ci sentiamo disuniti con Dio, saremo vittime della nostra immaginazione. Eventi negativi li interpreteremo come punizione di crimini – commessi consciamente o inconsciamente. Eventi buoni li vedremo come premio o segno che siamo favoriti rispetto ad altri. Entrambe queste risposte sono disastrose rispetto alla nostra relazione con Dio (‘relazione’ è una metafora anch’essa) e la nostra relazione con gli altri – specialmente quelli che hanno credi diversi dai nostri.

E dunque, dobbiamo leggere l’Esodo con una mente contemplativa, andando a sentire sotto la superficie un livello di significato subcutaneo più profondo e come questo interagisce con la nostra esperienza. Allora le piaghe possono apparire meno delle punizioni crudeli di un Dio arrabbiato e più come illustrazioni delle sofferenze della vita che fanno parte del nostro risveglio e liberazione. Forse il segreto della storia – ancora da realizzarsi nella politica del Medio Oriente – è che entrambe le parti in questa storia di ostilità umana, in relazione con Dio, sono in realtà la stessa e che entrambe hanno qualcosa da imparare.

Laurence Freeeman