Sabato – Seconda settimana di Quaresima 2021

Sabato 6 marzo 2021 – Seconda settimana di Quaresima 

(Vangelo: Lc 15 1-32. Mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe pietà)

Bloccato temporaneamente a Londra sulla via del ritorno a Bonnevaux, sono entrato in un supermercato per procurarmi da mangiare. Indossavo la corazza della mia mascherina e brandivo la spada del distanziamento sociale come gli altri fanti di passaggio nel deserto del Covid. Quando sono entrato, una donna con tre bambini al seguito spingendo un carrello carico, mi passa accanto senza mascherina con aria di sprezzo e, beh, qual è la distanza sociale con tre bambini piccoli in una pandemia?

Ha attirato la mia attenzione non perché stesse violando le regole, ma perché sentivo che la sfida era il segno, non la causa della sua disobbedienza. Nei suoi occhi e nei suoi modi, ho percepito la paura, una paura più profonda di quella della trasmissione di un virus.  Forse  era, come tanti in fasce di reddito basso, stretta dalla paura di non riuscire a farcela e di fallire nella più preziosa delle sue responsabilità. L’atteggiamento di sfida può essere un modo per evitare che la paura diventi panico.

Le madri e i padri del deserto hanno capito che erano andati nel deserto volontariamente – o che “vi erano stati condotti” come Gesù, sapendo benissimo che avrebbero incontrato bestie selvagge. Queste forze potenti li avrebbero circondati e attaccati, per ritirarsi e poi attaccare di nuovo. Forze più potenti sarebbero arrivate per aiutarli a fronteggiare la lotta con se stessi; i nuovi arrivati venivano avvertiti di non aspettarsi vittorie facili o veloci. Sicuramente, la pace che cercavano poteva essere gustata. Era essa stessa una forza e non un miraggio. Ma rimanere in essa in modo permanentemente non è facile.

La paura è naturale, è la consapevolezza di qualunque cosa possa fare del male a noi o a chi amiamo. L’ansia è una paura continua e ottusa che cerca ragioni specifiche per esistere. Che sia vaga o legata a qualcosa di specifico, la paura è una bestia feroce che distrugge la pace e arresta la nostra capacità di dare o ricevere amore. È necessario darle un nome. Tuttavia è difficile liberare la razza umana o anche solo un suo singolo membro, per esempio, dalla paranoia, semplicemente nominandola. Non c’è da stupirsi che l’ingiunzione di “non aver paura” sia un mantra ripetuto 365 volte nella Bibbia. Non passa giorno in cui non proviamo una qualche paura.

Qual è la cura? Avrei dovuto dire alla donna senza mascherina: “Dio ti ama”? Forse. Ma il rimedio tradizionale è il timore di Dio. C’è una differenza fondamentale tra la involontaria paura quotidiana e la paura di Dio. Dobbiamo imparare come avere paura Dio. ‘Venite figli miei, ascoltatemi e vi insegnerò il timore del Signore“. Come disse il grande Sant’Ilario di Poitiers, il timore di Dio si impara mediante l’obbedienza, la santità e la conoscenza della verità. E quindi, la paura di Dio consiste interamente nell’amore e solo l’amore perfetto scaccia definitivamente la paura e doma la bestia selvaggia. 

Laurence