Sabato dopo le ceneri – quaresima 2020

Nello spirito del pellegrinaggio – che si tratti della meditazione o della ricerca esistenziale – noi ripetiamo delle cose, di modo da poter comprendere sempre più a fondo il significato di ciò di cui facciamo memoria. Nel farlo, ri-viviamo il passato quale dimensione del presente in cui ci troviamo. Il tempo, in questo modo, si accorcia e la pace che proviamo nel farlo mostra che, almeno per un po’, abbiamo superato la paura del tempo, che è essenzialmente sempre paura della morte.

Per cercare di seguire Gesù quale maestro, amico e incarnazione della verità in tutti gli aspetti della nostra vita, ricordiamo i momenti cruciali della sua. Non per rimanere fissati sul Gesù storico: chiedersi “cosa farebbe Gesù se fosse qui” non è un’affermazione di fede. La fede dice che lui è qui. Ri-cor-diamo il Gesù storico per divenire più acutamente consapevoli della sua presenza da Risorto. Una mattina, in cui abbiamo rinnovato le nostre promesse battesimali sul fiume Giordano, ci siamo sentiti così.

Come Mark Twain ha fatto notare, il Giordano non è il Mississipi. È un modesto fiumiciattolo che nell’immaginario di molti racconti biblici è molto più ampio rispetto alla sua reale dimensione. Così anche il campo di Armageddon, dove avverrà la battaglia finale tra il bene e il male, quando tutti gli ebrei saranno ritornati in Israele – secondo quanto propagandato dalla politica medio-orientale della destra cristiana americana –, è grande più o meno quanto un campo da calcio. Quando da adulto sono ritornato nella casa della mia infanzia, mi sono sentito completamente disorientato dalla sua piccolezza, come fossi un gigante in una casa delle bambole.

L’immaginazione religiosa deve essere tenuta sotto controllo: per questo motivo una preghiera apofatica, non basata sulle immagini, è un’ascesi essenziale in una religione salutare. Il fatto che Gesù sia stato battezzato da Giovanni sembra sia stato difficile da accettare per molti cristiani delle origini. Com’è possibile che il Messia, il figlio di Dio, dovesse essere battezzato? Per noi è ovvio. Rinnoviamo le antiche promesse, chinando la testa, per lasciare che un’altra persona versi l’acqua su di noi: abbiamo bisogno degli altri. Il fatto che anche Gesù abbia chinato la sua testa, come facciamo noi, rinforza la sua umanità e illumina la nostra.

Il pellegrinaggio fisico, che è una forma accentuata di lectio, ci dice cosa significhi che il Verbo si faccia carne. Non è solo la discesa del divino nell’umano, ma una rivelazione di ciò di cui l’umanità è capace e di ciò a cui è destinata. Dio divenne uomo, come i padri della Chiesa ripetevano spesso, perché l’uomo diventasse Dio.

La gloriosa ordinarietà della vita di Gesù rende evidente il fatto che questo non richieda una battaglia cosmica o la distruzione dei nostri nemici. Colui sulle cui impronte camminiamo, conosceva la vita di un villaggio, gustava la compagnia di amici e famiglia, andava a un matrimonio. Il significato del suo segno è che il divino è pienamente vivo in ogni esperienza umana, dalla nascita fino alla morte, e in ogni cosa in mezzo.

Laurence Freeman