Riflessioni di Quaresima Martedì della quinta Settimana di Quaresima 2015

Giovanni 8:21-30: io non sono di questo mondo.

Dipende da cosa intendiamo con “appartenere”, ma forse nessuno veramente sente di appartenere a questo mondo anche se ci aggrappiamo ad esso, lo asserviamo e cerchiamo di far sì che ci accetti.

Alcuni anni fa ho incontrato un politico in procinto di cambiare sesso. Lei (diciamo) era stata seduta ai piani alti del potere, muovendo e controllando molte leve. Lui (diciamo) non aveva affatto perso il suo idealismo durante il percorso ma era finemente sintonizzato sulla realtà della politica come arte del possibile. Era un sopravvissuto e più sopravviveva e più ambizioso diventava. Il sopravvivere equivaleva al successo e anche se i successi era di breve durata erano diventati una dipendenza. Poi il suo mandato era finito e si era trovato nella terra di nessuno della politica all’interno della quale non ci sono carriere durature, senza un profilo, status, responsabilità o contatto con le questioni calde del giorno.

Questo politico aveva avuto una pausa per riflettere anche se l’esperienza di essere “fuori dal giro” aveva generato nuove speranze e strategie su come rientrare nell’arena. Questa pausa è simile all’opportunità che gli studenti dei Master in gestione d’impresa hanno nelle vacanze delle loro carriere quando studiano come procurarsi prodotti di maggior valore ma anche riflettono sul significato della loro vita e del loro lavoro.  

Questo necessario distacco dalle forze di mercato del potere e dell’egotismo può, tuttavia, essere coltivato anche mentre siamo coinvolti con queste forze. Lo chiamiamo la coltivazione del non attaccamento, che ci permette di vedere e relazionarsi con il mondo per come è, “meditazione regolare”. Imparare a meditare regolarmente è ciò che chiamiamo ascetismo, pratica spirituale o disciplina.

La Quaresima ha prima di tutto a che fare con il ricordarsi che abbiamo bisogno di questa disciplina nelle nostre vite perchè il mondo non esiste nel modo in cui lo vediamo più di quanto non esistano il successo permanente o l’immortalità. Ci relazioniamo al mondo reale appena riusciamo a dire “non appartengo a questo mondo”. Soltanto allora possiamo avere qualcosa di utile da offrire al mondo e servire gli altri nel gioco del trono. 

Laurence Freeman OSB