Quarta settimana di Avvento 2020

Quarta settimana di Avvento

L’Annunciazione. Deve essere una delle scene più frequentemente rappresentate nella storia dell’arte. Una delle mie versioni preferite è quella del XVI secolo del pittore Pontormo che mostra Maria nell’atto di salire delle scale e voltarsi, con un piede a mezz’aria verso lo scalino successivo, quando viene sorpresa dalla presenza dell’angelo dietro di lei. La rappresentazione riesce a cogliere l’ignara innocenza della sua giovinezza che incontra un mondo più grande, di cui non aveva mai saputo o sospettato. Da questo momento, viene risvegliata dal sogno della sua infanzia e diventa una donna che amerà e soffrirà intensamente. Le viene detto che sarà conosciuta da Dio. Dio attende e lei acconsente.

I Vangeli e, ancora di più, la successiva tradizione enfatizzano la verginità di Maria. In qualunque modo, si possa comprendere il significato di questa dottrina, essa evoca lo stato di pura apertura e di capacità ad essere sorpresi anche da ciò che, per lungo tempo, abbiamo desiderato. Nel mondo antico, la verginità veniva reputata come una condizione spirituale alta, sebbene fragile. Nella cultura moderna, viene considerata umoristica e transitoria. Ma questi sono atteggiamenti sociali. Una intuizione mistica più profonda è da trovarsi nella idea monastica di verginità recuperata (in qualunque situazione l’individuo si trovi) come di una armonia del corpo e dello spirito, gravida, piena di potenzialità e di speranza gioiosa. Si tratta di quella predisposizione in cui il risveglio, la nascita eterna, della Parola di Dio può avvenire in noi e la Parola diventa la nostra carne. Penso sia più questo, quello che i Vangeli intendevano trasmettere ma richiede un tipo di lettura più contemplativa. Non vi sentite più vergini, secondo questa interpretazione, dopo la meditazione?

Questa è una scena archetipica e indimenticabile che inizia il conto alla rovescia della vita di Gesù. Lo stato verginale di Maria permette che il dialogo con l’angelo avvenga senza coscienza di sé e senza che noi lo si avverta come falso. In qualche modo, il credente sente che è realmente accaduto. Eppure rimane per sempre inusuale. Quello che viene detto tra Maria e Gabriele è un evento nel tempo, che rende il tempo pregno di eternità. Quello stesso evento butta all’aria la dualità di Dio e creatura. La getta in aria in alto fuori dalla vista e quando torna per terra, nel grembo di Maria, questi due sono inseparabili e uno.

Il cuore puro e pieno di giovinezza di Maria e la sua concezione di una nuova vita, si uniscono insieme per creare una nuova espressione nel tempo della eterna non dualità di Dio. L’umanità può vedere la sua stessa sorgente e il suo ritorno ad essa nella “bellezza straziante della giovinezza”. Da Nazaret e Betlemme, questa bellezza umana adesso è impossibile da slegare da Dio, che è sempre più giovane di quanto lo siamo noi. Anche nei pensieri e nelle azioni peggiori e più brutte dell’umanità, questa bellezza è sempre lì per salvarci da noi stessi.

Laurence Freeman