Quarta settimana di Avvento 2019

Quarta settimana di Avvento

Ciò che è straordinario nella storia della Natività è quanto sia ordinaria: fatta eccezione per la schiera di angeli e la visita dei Tre Re Magi che possiamo considerare come componenti simbolici. Essi sono, tuttavia, il simbolo di quanto sia meraviglioso questo nuovo membro della specie umana – uno di quelli che giustificano il definirci homo sapiens. Ma la meraviglia si illumina nell’ordinario, come le luci dell’albero di Natale quando entri in un salotto in penombra.

Gesù non proveniva da una famiglia colpita dalla povertà ma da una classe artigiana, non un principe reale o parte di un’élite. Non trovare una stanza in albergo, quando c’è un grande evento in città è successo a molti altri. È nato in una mangiatoia, il che potrebbe significare un “posto per le pecore”. Gli autori successivi lo descrissero come una grotta. Le grotte sono antichi simboli di un incontro con Dio. Origene pensava che potesse essere stata una grotta dove erano custodite le pecore, forse su un vecchio sito del dio Tammuz, patrono dei pastori. Comunque siano i fatti, i pastori sono fortemente simbolici. In seguito, Gesù si definì il “buon pastore” e la più antica sua rappresentazione artistica è quella di un giovane pastore che porta sulle sue spalle la pecora smarrita (in realtà una capra). Sebbene nell’antico Israele, quando erano nomadi, i pastori avessero una buona immagine pubblica, al tempo di Gesù erano diventati una classe disprezzata. Dalle circostanze della sua nascita, tutto ciò ci suggerisce, Gesù fu ugualmente in grado di gestire i ricchi e i potenti, ma fu preferibilmente rivolto ai poveri e agli emarginati.

La Parola eterna che si è fatta carne in una grotta di Betlemme dà forma e prende forma in noi attraverso le nostre vite quotidiane. Tutto ciò che facciamo, pensiamo, diciamo, tutto ciò che ci accade e che evoca una risposta, consapevolmente o meno, ha un’influenza su questa formazione. San Paolo, come guida spirituale delle sue comunità, ha sperimentato i dolori del parto “finché Cristo sia formato in voi” (Gal 4:19). È un parto, un’incarnazione del Sé di Dio, che si svolge nella parte più profonda di noi; eppure è percepito da coloro con cui viviamo, in particolare da coloro che hanno una preoccupazione particolare per noi – come noi per loro. Questa è l’esperienza sia dell’intimità personale che della comunità.

Fra’ Lorenzo, un religioso carmelitano in un affollato monastero di Parigi nel XVII secolo, era famoso per la sua profonda esperienza della presenza di Dio. Si irradiava da lui e ha portato gli altri a svegliarsi ad essa. Doveva andare al mercato ogni giorno e contrattare sul prezzo della spesa, quindi supervisionare una cucina frenetica. Diceva di sentire la presenza più forte lì che in chiesa. Il senso continuo della presenza di Cristo è l’obiettivo della meditazione e dell’Avvento che culmina ora nella stagione del Natale.

Il messaggio è: non diventare troppo pio, troppo ripiegato su te stesso, troppo elitario in modo artificioso riguardo al tuo vivere nella consapevolezza della nascita della Parola. Fra’ Lorenzo ha capito l’incredibile rivelazione di Dio nell’ordinario e che ciò non significa che dobbiamo diventare persone speciali dall’aspetto santo, ma solo chi siamo realmente: “Dovremmo applicarci incessantemente a questo fine, per governare tutte le nostre azioni in modo che possano essere piccoli atti di comunione con Dio; ma non devono essere studiati, devono venire naturalmente, dalla purezza e semplicità del cuore.”

Man mano che la Parola diventa carne nei nostri corpi, menti, sentimenti e in tutte le nostre relazioni, una parte sempre maggiore di me si incarna nella Parola. Il che è, ovviamente, il motivo principale per cui diciamo “Buon Natale” non solamente “buone feste”.

Buon Natale!

Laurence Freeman