In principio era la gioia. Ritiro degli Oblati 1-4 luglio 2021

IN PRINCIPIO ERA LA GIOIA

Possagno ci conosce già da tempo e ci accoglie anche quest’anno per il consueto ritiro in silenzio degli oblati italiani della WCCM. Siamo su questa collina ripida e verdissima di vegetazione alta, sopra cui spesso compaiono falchi che volteggiano in giri concentrici, come a tenere d’occhio ogni mossa di chi la abita.

Ci si lascia alle spalle l’imponente e neoclassico Tempio del Canova e ci si ritrova nella casa di ritiri, che quest’anno ha segni più visibili dell’abbandono dovuto alla prolungata chiusura per covid.

Siamo 35 partecipanti, ben più di quelli degli altri anni. Forse anche questo segno della necessità di incontrarsi e ritrovare una normalità, al di là di mascherine, dei vaccini e delle restrizioni per la pandemia. Cresce, quest’anno,  anche il numero dei membri della comunità oblata con due nuovi postulanti – Marco e Silvia – e due novizi – Enos e Giuseppe – che proprio durante questi giorni formalizzano con la consueta cerimonia il passo successivo nel cammino verso l’oblazione.

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È un ritiro che, più che nei precedenti, sottolinea di essere quello degli oblati, sia per queste cerimonie sia per la liturgia nuova che viene adottata, che si caratterizza, sulla scia di quella di Bonnevaux, per la presenza di letture di mistici e di altre tradizioni e per le pause di silenzio più decise nel dare un ritmo lento e contemplativo a quell’elemento del ritiro che non è in silenzio. Ma non solo, c’è una visibile intesa e coordinamento nel piccolo gruppo degli oblati che non si è notata in passato. Sguardi, sussurri, momenti organizzativi, la foto di gruppo davanti all’icona: è il loro ritiro, noi siamo ospiti. Per fortuna, l’ospitalità è sacra per un benedettino. 

Condividiamo quindi il silenzio di questi giorni… e la gioia. Quella del tema del ritiro (“In principio era la gioia”) e quella che scaturisce dalle meditazioni sedute e camminate, che ci mettono a contatto con la semplicità del presente, con la realtà. E come ci ricorda il Dhammapada, “La gioia è la sostanza della realtà”. 

Gustando il sapore della solitudine
e il nettare della pace
chi beve della gioia
che è la sostanza della realtà
vive libero dalla paura del male.

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Ma non è tutto silenzio e pacificazione: ovviamente, accade molto di più in un ritiro di due giorni, dove ciascuno deve fare i conti con se stesso e prendere atto delle immagini negative di dio che si porta dentro o delle illusioni di sé cui si è attaccati. Nonché di quanto faccia gioco distrarsi e dimenticare di tenere il silenzio, esterno e interno, per non incontrare la realtà, di quanta paura ne abbiamo. Forse per questo John Main ci ricorda: “Non c’è da avere paura. Lo spirito al quale ci apriamo nella meditazione, è lo Spirito di compassione, gentilezza, perdono, accettazione, amore.” 
Si chiude un altro ritiro. Quanto vissuto da soli e con gli altri, è come un fiume carsico che scorrerà sotterraneo nei prossimi giorni per ricomparire in superficie in momenti inaspettati. Che sia l’immagine di Giuseppe dal volto radioso che esige un abbraccio o l’espressione allo stesso tempo sollevata e seria di Enos, dopo essere diventati novizi; che sia il sentirsi sotto lo sguardo dell’icona e non viceversa, come ci ricorda Alfredo; che sia la sottile fiducia e gioia che si avverte quando il mantra ti spoglia (o ti lasci spogliare da esso) e davvero capisci che “quando mediti non hai bisogno di scusarti e non hai bisogno di giustificarti”.

Tutto questo e molto molto di più succede in un ritiro di silenzio. 

Possagno
1-4 luglio 2021
In principio era la gioia
Prima il tallone poi la punta del piede. Destro.
Poi ancora il tallone e la punta del piede. Sinistro ora.150721DSCF4853
Lentamente, consapevolmente. E poi di nuovo, ripetere queste azioni. Consapevolmente. Cercando di fare attenzione, anzi, di ESSERE attenti. Al momento di sospensione tra un equilibrio e un altro. Tra un respiro e l’altro. Riconoscendo e lasciando andare pensieri ed emozioni. La meditazione camminata è un esercizio sempre sorprendente. Di attenzione alla sorpresa.

Eppure è un esercizio sottovalutato che è bello riprendere in un ritiro meditativo in silenzio..

Sembra quasi strano ritrovarsi a meditare assieme. In un ritiro in presenza. Uno spazio di tempo consacrato alla contemplazione, alla meditazione. Al faticoso silenzio e all’Opus Dei. Quasi assurdo, dopo le restrizioni di questi mesi, scegliere di “confinarsi” in uno spazio e in una disciplina giornaliera.

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Eppure piano piano ci siamo ritrovati e riconosciuti, tra vecchi amici e facce nuove, e all’interno di noi stessi. Tra sensibilità, esigenze e difficoltà diverse che lentamente si sono sciolte per lasciare spazio, aperto e vuoto. A cosa? A chi?
Nei primi quattro giorni di luglio si è tenuto il primo ritiro in presenza del 2021 organizzato dalla Comunità Italiana per la Meditazione Cristiana – WCCM Italia a Possagno (TV), in un piacevole clima fresco e connotato da un rigoglioso verde (speranza) rigenerante.
L’annuale Ritiro degli Oblati, aveva come titolo In principio era la gioia. La Conversione: della nostra immagine di Dio. (https://wccmitalia.org/ritiro-oblati-2021/)
Un ritiro aperto a meditanti, vecchi e nuovi, e a tutti coloro che si riconoscono in una dimensione di silenzio e ricerca spirituale. Ben 35 quest’anno.
A partire da uno dei tre precetti a cui sono chiamati gli oblati (la Conversione – accompagnata dall’Obbedienza e dalla Stabilità) don Alfredo Jacopozzi, docente universitario e lui stesso oblato, ci ha guidato in una carrellata delle immagini possibili della Divinità.
Come cristiani, ma ancor prima come esseri umani, siamo chiamati ad interrogarci costantemente, senza stancarci, su qual è la nostra immagine di Dio. Abbiamo interiorizzato un Dio Giudice? Un Dio Padrone? O cerchiamo di affidarci a un Dio Misericordioso? A un Dio Nascosto da scoprire continuamente con meraviglia, o a un Dio che pensiamo già di conoscere e che detta la nostra morale (o, forse, il nostro moralismo)?
Le quattro conferenze di don Alfredo hanno alimentato le nostre riflessioni, principalmente a livello intellettuale, ma il centro di un ritiro così caratterizzato, è il Silenzio, e i tempi meditativi e di preghiera, comunitaria e individuale, la recita comunitaria de090721_MG_8704lla Liturgia delle Ore, l’ascolto di tradizioni religiose sorelle.
E tutte queste componenti si sono armonizzate tra loro. E’ bello, di tanto in tanto, riscoprire la dimensione in cui l’umanità è chiamata ad espandersi. Una dimensione in cui corpo, anima e spirito danzano armoniose tra loro, dandosi i giusti, ritmati, spazi.
 In questi ultimi mesi, la comunità italiana degli Oblati è cresciuta, alimentata da incontri mensili, in consapevolezza e in numero. Due nuovi postulanti (Marco e Silvia) e due novizi (Giuseppe Lumetta e Enos Mantoani) si sono aggiunti proprio in questo ritiro alla “cella” degli oblati sulle orme del Santo Padre Benedetto. Un altro, Giovanni Giambalvo Dal Ben, ha fatto l’Oblazione finale a Monte Oliveto con padre Laurence Freeman.
Le piccole cerimonie di benvenuto sono state significative, comunitarie, e commoventi. La consegna della Regola accompagnerà per il prossimo anno le giornate di questi meditatori che affiancheranno alle sedute di meditazione cristiana la recita di una parte della Liturgia delle Ore e la lettura e lo studio di un estratto della Regola di San Benedetto da Norcia.
Ecco allora che i passi, lenti, personali, attenti alle distanze tra di noi, immobili nel movimento, sono la metafora che descrive al meglio com’è stato questo ritiro: un andare verso la nostra stessa essenza, attraverso l’immobilità.
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