Newsletter della Comunità – Novembre 2020

Carissimi amici,

fra ripetute chiusure e quarantene sono scappato qualche giorno per andare a vedere le origini dellumanità. Da tanto tempo volevo visitare le grotte di Lascaux che si trovano a un paio dore da Bonnevaux, nella bellissima regione della Dordogna.

Il 23 settembre del 1940 furono scoperte da tre ragazzi che giocavano a pallone in quellarea. Il loro cane Robot cadde in una dolina e, nel tentativo di recuperarlo, scivolarono in una grotta e si ritrovarono in uno spazio sotterraneo molto ampio. Notarono sulle pareti della caverna delle immagini potenti e silenziose di animali, bisonti, cavalli, uri, tori, cervi e un orso. In 20.000 anni erano stati i primi a vederle. Corsero subito a dirlo al loro insegnante che però non riuscì a scendere nella grotta ma chiese loro di disegnare quello che avevano visto per poter mostrare tutto a degli esperti.

Il fatto non solo aprì nuovi orizzonti per lo studio dellarte del paleolitico ma per la comprensione stessa del cammino dellumanità. Non si potevano più considerare i nostri antenati fino a 40.000 anni fa come degli stupidi o, come diciamo di solito, “primitivi”. La loro mente era certamente più complessa e sensibile di quanto non avessimo immaginato. Lo studio di questa arte primigenia ed enigmatica ha convinto i ricercatori che quelle immagini non erano lì a caso ma erano realizzate con intelligenza e bellezza, non erano solo segni magici ma volutamente simbolici. Lì è mutato il nostro modo di considerare cosa significa “umano” e allo stesso tempo quella scoperta ci affascina in quanto mistero intimo e stranamente famigliare che non saremo mai capaci di risolvere o provare.

Sei anni più tardi tre giovani pastori beduini entrarono in una grotta nel deserto della Giudea e scoprirono degli antichi rotoli ebraici che risalivano al terzo secolo prima di Cristo. I rotoli del mar Morto, così si chiamano, sono stati per anni al centro di una lunga, vergognosa disputa accademica e finanziaria ma hanno mutato la nostra comprensione della tradizione biblica e del primo cristianesimo. Le scoperte fatte in Dordogna e nelle grotte del Qumran hanno messo in luce la nostra ignoranza, la nostra arroganza su quello che pensavamo di conoscere e ci hanno aperto la strada verso unautocomprensione più vasta.

*

Sono sempre stato attirato dalle caverne e anche spaventato. Sono profonde, oscure, misteriose e promettono tesori. Come la caverna del cuore, dobbiamo sentire lattrazione – o arrenderci a scoperte casuali – che ci fa penetrare in questi spazi sacri. Ma allora dobbiamo avere un cuore giovane, più curioso che spaventato e arrischiarci nel viaggio interiore per strisciare giù verso le camere piene della presenza primaria che le abita e in cui noi ci troviamo. E in questa solitudine abbiamo bisogno di compagni.

La Caverna è il simbolo del viaggio verso la conoscenza di sé. Nel famoso mito di Platone, gli uomini sono incatenati nellignoranza e vedono ombre tremolanti proiettate su una parete da un fuoco dietro di loro e che loro non possono vedere. Una persona riesce a liberarsi e inizia la lunga ripida risalita verso lalto e fuori dalla grotta verso la luce. Qui è sorpreso dai colori e dalla bellezza del mondo ma guarda ancora più in alto verso il sole, la sorgente di luce. Torna giù nella caverna, rivela a tutti la sua scoperta e li spinge a seguirlo verso la libertà. Ma gli uomini hanno paura di lasciare la caverna e con rabbia si rifiutano di credergli. La discesa nella caverna è linizio del viaggio verso lalto e oltre la caverna. Come spesso sostengono i maestri di saggezza – avevano bisogno e amavano il paradosso di comunicare agli altri ciò che avevano scoperto. La discesa è la risalita. La via in avanti è la via allindietro. La via verso l interno è la via verso il di fuori.

Ero felice di aver scoperto che nella zona della Francia in cui si trova Bonnevaux vi sono numerose grotte con dipinti che hanno ispirato un nuovo flusso di ricerca nellauto-scoperta dellumanità. Anche a Bonnevaux, riuniti come siamo nel profondo del cuore, ci si occupa del viaggio della conoscenza di sé. In unepoca di scetticismo come quella in cui viviamo, fondamentalmente sconnessa dai normali simboli religiosi e dalla fede, sospettosa di autorità e istituzioni, ma soprattutto alla ricerca di esperienza personale e autenticità, la conoscenza di sé sembra il fine più autentico da ricercare. Ma come mettere al primo posto una conoscenza di sé di questo genere senza finire nel narcisismo, nellossessione e nella noia mortale dellautoreferenzialità – la generazione dellio, me, mio ? Lossessione del sé è il fallimento della conoscenza di sé.

Ma quando capiamo – quello che tutte le tradizioni sapienziali ci insegnano – che la conoscenza di sé paradossalmente si sviluppa attraverso lesser centrati sullaltro, allora stiamo facendo progressi. In breve ci accorgiamo che la conoscenza di sé ci porta nella caverna del cuore. La presenza che troviamo lì ci accoglie con unesplosione di gioia. Qualsiasi livello di conoscenza di sé si raggiunga – è un viaggio senza fine – quello è il livello in cui conosciamo Dio. E la conoscenza di Dio è nascosta allinterno della nostra esperienza di esser conosciuti da Dio.

*

Lumanità è alla continua riscoperta di se stessa. In ogni singola persona e nellesperienza collettiva dellumanità, la conoscenza di sé si sviluppa nellintrecciarsi di gioia e dolore. E dovremmo anche aggiungere, attraverso interludi di noia. Per quanto gestire la noia non sia qualcosa che noi, con la nostra frenesia di costanti stimoli, esperienze e novità di spicco, sappiamo far bene, ha certamente il suo valore. Una delle nostre giovani ospiti che sta passando con noi un lungo periodo, mi ha detto come sia interessata e sorprendentemente felice di scoprire che lelemento noia nel ritmo della vita, una volta che lo si è accettato, lha portata poco per volta ad un senso di rinnovamento e pace mai provati prima. Mi ha fatto tornare in mente la prima attrattiva da me provata verso la vita monastica e cioè un tedio apparente che però in qualche modo non era noioso.

La conoscenza di sé allinizio fa sentire chiunque un po strano. Stiamo ritornando a casa e stiamo riconoscendo il posto che avevamo dimenticato. Ci sentiamo diversi e vediamo il mondo con quella stessa diversità. Due esperienze ci danno la stessa sensazione allo stesso livello di intensa chiarezza – innamorarsi e morire. Di solito tutte e due ci spaventano mentre, allo stesso tempo, siamo attratti da esse contro la nostra volontà con maggiore energia di quanto non sia forte la paura. Quando si supera la resistenza, ci sentiamo liberi di levarci in volo.

Amore e morte sono messaggeri del vero sé, angeli del divino che da principio non riconosciamo perché ancora non conosciamo noi stessi. Le due esperienze esprimono entrambe lenergia fondamentale della conoscenza di sé che è centrata sullaltro. Anche se ci innamoriamo e tutto diventa disperatamente intricato dallattaccamento e dalla possessività, stiamo per lo meno imparando la lezione di fare attenzione a qualcosa di semplicemente diverso da noi e di scoprire noi stessi nellaltra persona. Stiamo imparando ad accettare la forza trasformatrice della morte. Quando distogliamo lattenzione da noi stessi, capiamo il dolore del distacco da chi o cosa amiamo. Laltruismo e lo spirito di servizio prendono il posto della possessività. Il lasciare andare che ci consente di ricevere il dono che ci viene fatto è la morte dellego. Più profondo il morire, più lo accettiamo e più completo il successivo livello di vita che raggiungiamo. Se non siamo capaci di imparare la lezione, ci saranno altre occasioni per poterci riuscire.

…la conoscenza di sé porta alla caverna del cuore

Oggigiorno le persone spesso si rapportano meglio al significato di interezza che allidea di Dio. Ciò che conta di più è comunque lesperienza piuttosto che il nome che le diamo. Linterezza affiora attraverso quel processo che chiamiamo crescita. Percepire che stiamo crescendo, per quanto attraverso unesperienza dolorosa, ci aiuta a sopportare unincertezza e una sofferenza maggiori. Ci offre unesperienza di significato, di essere inseriti in un qualche processo anche se non sappiamo definire di quale significato o quale processo si tratti.

*

Forse è per questo che la conoscenza di sé è collegata con la nostra preoccupazione per la salute. Non cè dubbio che le pitture dei nostri antenati, quelle sorprendenti immagini nelle grotte di Lescaux fossero collegate alla loro salute, o ad un nuovo tipo di dolore o al fatto che qualcuno del loro gruppo a cui erano più legati fosse in punto di morte. Per molti millenni ancora i trattamenti medici per curare i malati non hanno recato nessun bene e spesso anzi peggioravano la situazione – tipo i salassi. Oggi, come dice il dottor Barry White, viviamo “nellepoca doro della medicina”. Abbiamo molte più cure e abbiamo allungato la vita di molti anni. E dobbiamo dire grazie alla medicina tecnologica e scientifica ora che siamo in attesa dei nuovi vaccini anti Covid. Ma lattuale assistenza sanitaria deve affrontare enormi problemi per chi cura e per i pazienti. La gente ha la sensazione che la salute ci venga quasi recapitata mentre la propria responsabilità per una vita salutare va in confusione visto lo stile di vita in cui siamo condizionati a vivere. La domanda “cosè la salute” non è quindi solo di interesse finanziario o politico ma, ancor più la chiave importantissima per arrivare ad un nuovo ed imprescindibile livello di conoscenza di sé.

Il consiglio direttivo della WCCM ha scelto il tema della “Salute” per la riflessione comune di tutta la Comunità lanno prossimo. Ognuna delle Comunità nazionali è invitata a scegliere lapproccio migliore per loro ad affrontare questo argomento. A cominciare da Gennaio, Barry White ed io proporremo ogni mese un seminario on line che prenderà in esame il significato e i vari aspetti del tema salute inclusi anche i più pratici, tipo il sonno e lalimentazione in rapporto alla tradizione spirituale. Speriamo che questo possa contribuire ad un approccio contemplativo non solo rispetto alla crisi che stiamo vivendo ma a anche a tutto ciò che ne è aldilà.

Penso che la maggior parte di noi senta che la reale crisi che il mondo sta affrontando va ben oltre Covid. È soprattutto una crisi spirituale quella rivelata da Covid. La pandemia ci ha resi molto più consapevoli della preziosa fragilità di ogni vita umana che ha lo stesso valore nei più vulnerabili come gli anziani nelle case di riposo, in chi opera nel campo della salute e in chi aiuta i malati, nei lavoratori migranti dellIndia o delle grandi città del mondo. Linfettività del virus ci mostra che non c’è nessuna considerazione delle persone e di quanto e come siano interdipendenti, ricchi e poveri, di fronte al contagio. Lanno scorso ci ha rivelato fragilità, provvisorietà, imprevedibilità quali elementi inevitabilmente essenziali della comune condizione umana.

La questione della salute – cosa vuol dire veramente salute e come essere in salute – ci aiuta a vedere il pieno significato della crisi che ne è alla base. Covid è uno dei numerosi punti critici e ne verrano fuori altri. Per esempio, nel nostro rapporto malsano con lambiente in tutto il pianeta che si sta ammalando e manifesta costantemente punti di crollo. O lemergenza sociale che ha minato la fiducia nelle istituzioni e nella stessa democrazia. Aldilà del Covid cè una crisi finanziaria di maggior portata che richiede un approccio drasticamente nuovo nei confronti delleconomia e della giustizia sociale. Cosa vuol dire in un momento come questo “tornare alla normalità” ? Ricorderemo ciò che abbiamo imparato ?

*

Raggiungere la conoscenza di sé necessaria su scala globale, sembra una montagna troppo erta da scalare. Ma ricordiamo il pensiero espresso nelle figure dipinte nelle grotte migliaia di anni fa in continenti differenti da artisti che non avevano tra di loro nessun contatto. Il pittore di bisonti a Lascaux o dei bei cavalli nelle grotte di Chauvet non hanno scattato dei selfie davanti alle loro opere per mandarle ai loro gruppi whatsapp. Eppure si può percepire nelle loro opere una gran somiglianza ed una mente simile. Non sapremo mai di sicuro cosa pensavano. Ma quello che hanno visto risuona ancora oggi.

La misteriosa unitarietà nella conoscenza di sé umana ci offre una speranza quando ci confrontiamo con la complessità della nostra crisi attuale. Riconoscere gli errori fatti è doloroso e scoraggiante – le ferite che abbiamo inflitto alla bellezza della natura che ci salva dalla disperazione; la crudeltà verso gli animali che sono nostri progenitori e compagni di vita; labbandono o peggio verso i membri più poveri e vulnerabili della nostra famiglia; il male che abbiamo lasciato fare ai super ricchi verso loro stessi e verso gli altri quando li abbiamo adulati e accontentati invece di richiamarli a fare i conti con la realtà della nostra interdipendenza; labuso perpetrato nei confronti dei giovani ai quali abbiamo negato un sapere ed una formazione spirituale nella loro educazione volta solo al materialismo; le ferite provocate alla nostra stessa intelligenza mentre diventavamo sempre più dipendenti dalla tecnologia che proprio noi abbiamo creato. Ma per quanto possa esser doloroso il primo stadio della conoscenza di sé, comunque genererà speranza e aprirà la via ad altre prospettive future.

*

Se riusciremo a capire cosa significa salute – e Barry White lo esprime al meglio in quanto meditatore e medico – forse non ci faremo sfuggire la nostra ultima possibilità di rinnovamento di noi stessi attraverso la conoscenza di sé. E responsabilità del contemplativo mettere in luce ed evidenziare questa speranza contro il pessimismo imperante verso lumanità stessa. In questo impegno la tradizione contemplativa ha una immensa saggezza da mettere a disposizione di tutti.

Clemente di Alessandria, maestro di fede cristiana del secondo secolo, considerava la tradizione contemplativa un modo di vita e un modo di crescita umana, non semplicemente unappartenenza istituzionale o unortodossia dottrinale. Per lui la vita cristiana cominciava con la conversione dal paganesimo. Questo significa una visione frammentaria della divinità priva dellesperienza dellunità di Dio e dellamore centrato sulla persona, cosa che produce il nostro esser dispersi fra molte divinità. Il paganesimo si manifesta in ogni cultura come succede oggi nel consumismo. In seguito, avendo dato inizio a questa transizione, abbiamo bisogno di un supporto nella disciplina basilare e nellattenzione al nostro modo di vivere cosicché possa avere inizio la guarigione dalla divisione fra il sé interiore ed esteriore. Alla fine, nel terzo stadio, la maturità spirituale si approfondisce grazie alla conoscenza interiore e può prender forma lessere umano contemplativo.

Cosa cè di specificatamente cristiano in tutto ciò ? È che Cristo, la cui venuta dà completezza a tutte le fonti di saggezza e non è in competizione con altre tradizioni, ci guida in ogni stadio, sia come Maestro che come “Medico Divino”. Clemente vede Gesù come Gesù si vedeva: come guaritore e non giudice. “Non è colui che sta bene ad aver bisogno del medico” diceva. Ciò che Gesù cura direttamente in ognuno e nella famiglia umana nella sua interezza, è ogni specie di malattia dellanima. La malattia è peccato per i primi maestri di fede. Clemente (come altri teologi mistici cristiani) ama presentare la storia della Caduta di Adamo descrivendolo come una nuova creatura inviata in missione da Dio. Con entusiasmo giovanile corre a realizzarla ma finisce presto in una fossa profonda da cui non può venir fuori. Dio non lo rimprovera o non lo punisce per questo ma manda suo Figlio per liberarlo e ridare umanità alla sua missione.

Molte persone quando pensano alla guarigione in rapporto alla fede religiosa, saltano subito allidea di cure miracolose. Fintanto che siamo mortali, questa è una risposta comprensibile a dolore e sofferenza. Ma, visto che molti di questi miracoli sono oggi a portata di mano con una prescrizione, ci saranno sempre malattie dalle quali non possiamo guarire. Comunque, un approccio contemplativo alla salute intreccia una con laltra guarigione e cura. Le cure sono auspicabili e spesso misteriose. Per far riuscire positivamente una cura, a parte farmaci o trattamenti, sembra siano indispensabili altri fattori. Curare è ancora un profondo mistero. Possiamo morire guariti. Possiamo vivere con disabilità o malattie croniche curate. Guarire è restaurare lintera persona ad un nuovo livello di integrità, che non avrebbe potuto realizzare senza la malattia. Se si verifica allo stesso tempo anche la guarigione, cè motivo di festeggiare; ma anche quando non succede, la cura stessa esprime il fine precipuo della medicina.

*

Come Barry White analizzerà nelle sessioni che terrà on line a partire dal prossimo gennaio, per capire lumanità dobbiamo capire cosa significa salute. A che cosa veramente miriamo quando vogliamo star bene e sentirci meglio ? Al centro del mistero della cura e della reale salute cè la forza sorprendente della pura e semplice attenzione. Distrazione, frammentarietà, divisioni interiori ed esteriori sono tutte forme di malessere per la cui guarigione e ripresa è necessaria lattenzione.

Il viaggio dell’umanità vuol dire crescere

per arrivare una mente comune e all’unità

La meditazione è la saggezza universale che ci mette in contatto con questa verità nel modo più semplice ed immediato. Lattenzione ci porta al silenzio e nel silenzio affiora la conoscenza che ci salva. Se perseveriamo, la via dellattenzione diventa sempre più semplice fino a quando non cè più da fare nessun lavoro, nessun risultato da raggiungere, nessuno spettatore da guardare:

Fermati e sappi che Io sono Dio

Fermati e sappi che Io sono

Fermati e sappi

Fermati

Sii

Una volta ho incontrato una studentessa universitaria che era stata in cura per deficit di attenzione fin dalla quinta elementare. Mi aveva detto come le fosse impossibile sedere fisicamente immobile da qualsiasi parte per più di uno o due minuti. Se era per più tempo aveva la sensazione di unarmata di formiche che le strisciava su tutto il corpo. Se fosse riuscita ad arrivare a dieci minuti in una sessione di meditazione sarebbe stata felicissima. Possiamo misurare la salute e lintegrità solo

attraverso il criterio unico e particolare di ogni singola persona. Ma la salute è riconoscibile dovunque la si trovi. Essere in salute e godere della libertà della completezza è la stessa sensazione per chiunque. Fa parte della nostra comune umanità. A modo loro gli artisti di Lascaux devono aver sentito essenzialmente quello che sentiamo noi. Siamo più in armonia con gli altri quando siamo in salute perché le nostre divergenze personali sono state sanate. Se siamo in sintonia con noi stessi, ci troviamo in armonia con tutto. Il viaggio dellumanità significa crescere verso una mente comune e lunità.

John Main ha compreso che ogni crescita è dal centro verso lesterno. Nel centro cè linnocenza originaria che non si perde mai, la nostra integrità nellinfinita semplicità di Dio. Ritornare passo passo, giorno per giorno a questo centro, vuol dire esser guariti anche durante la crescita.

Ogni crescita ha bisogno di radici. Il nostro bisogno di radici è essenziale per la salute e perciò dobbiamo imparare come trattare lesser senza radici del mondo contemporaneo. La contemplazione cura il mondo perché rimette in salute dove brutalità, crudeltà, avidità ed egoismo ci avevano ferito. La nostra meta è ancora oltre, se il mistero dellincarnazione si rivela allocchio del cuore. La nostra meta comune, il nostro destino personale è lunitarietà, dove conosciamo perché siamo conosciuti, amiamo perché siamo amati e dove il nostro lavoro, quale che esso sia, è servizio.

Con grande affetto

Laurence Freeman O.S.B.