Newsletter agosto 2021

WCCM: 30 anni di diffusione del seme rivoluzionario della Meditazione

Alla luce dell’anniversario della Comunità Laurence Freeman propone una riflessione sul tempo – che cosa  passa e che cosa è eterno ?

Una lettera da Laurence Freeman, OSB

Carissimi amici,

Cristo è lo stesso ieri, oggi e domani. (Ebrei 13:8)

Il fatto più importante da riconoscere nella condizione umana è la distinzione fra ciò che passa e ciò che è eterno. L’eterno, ciò che è sempre presente, rimane per sempre giovane lungo il trascorrere del tempo. Il danno inflitto dal tempo può esser continuamente sanato e così anche la sofferenza e la perdita portano all’interezza senza confini di Dio. Se non possiamo fare riferimento al senza tempo, le cose del tempo perdono il loro significato. Ma se lo possiamo fare, anche quel che muore o si perde è considerato prezioso. Possiamo accettare tutto, ogni persona che se ne va, con infinito amore e attenzione: davvero con reverenza poiché tutto, anche ciò che è qui oggi e domani non più, come fiori del campo, è manifestazione di Dio. Tutto è sacro. Tutto è ricolmo della gloria di Dio e “Cristo danza in mille luoghi”.

Come dice la frase iniziale a proposito di Cristo, Essere è la nostra origine e la nostra meta, ed entrambi sono adesso. È la pietra di paragone del significato anche per le più piccole cose; e Quando siamo “in Cristo” tutto acquista significato. Nulla si perde. Siamo in una “nuova creazione”. La notte oscura attraverso cui oggi sta passando l’umanità è la nostra opportunità per recuperare ad un livello superiore questa fede antica nell’Essere, nell’umanità  e nel nostro mondo.

A settembre nel quarto Seminario John Main 2021 – il secondo on line – celebreremo il trentesimo anniversario della WCCM. È per noi tutti membri e amici nel mondo una pietra miliare per festeggiare e per riflettere sul suo significato; e anche per vedere che cosa si è reso manifesto attraverso la Comunità fino a questo punto. Inoltre anche per cercare di intravedere quale sia la nostra direzione futura. Durante tutta la giornata dedicata a questo evento ascolteremo le testimonianze ispiratrici ed incoraggianti di chi è stato testimone degli inizi della Comunità e dei più giovani che si sono uniti a noi e ne guideranno il futuro. Vedremo come miracolosamente un piccolo seme è cresciuto ed è diventato un bell’albero che coraggiosamente continua a svilupparsi con nuovi rami.

Vedremo come sono profonde le nostre radici, vive e collegate tra di loro e quante nuove ramificazioni della nostra missione producono. Le radici non possiamo vederle ma la maggior parte sono nel terreno molto vicine a noi. Connesse con quelle principali più in profondità, la loro vitalità fa crescere l’albero. A Bonnevaux abbiamo alberi magnifici di 400 e passa anni. Le parti originarie dell’edificio dell’Abbazia hanno mille anni e ci sono tracce di abitazioni precedenti nei terreni di questa bella vallata.

Quando siamo “in Cristo” tutto ha un senso. 

Nulla va perduto

Sapere chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando vuol dire esser consapevoli delle nostre radici. Non solo per la nostra comunità. Di ciò l’umanità si deve ricordare in questo momento critico dell’evoluzione. La nostra celebrazione, piccola ma globale, della WCCM sarà un contributo alla maggiore ri-scoperta del significato e dell’obiettivo dell’umanità.

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Alla comunità è stato dato un nome tardi. Il suo seme è nella vita di John Main, il nostro fondatore. Le sue radici nella tradizione spirituale che ci ha trasmesso si nutrono della forza stessa della vita. E non è perciò una forma di culto trarre insegnamento dalla sua vita e ritornare spesso alle sue parole: tutte le tradizioni spirituali riconoscono l’energia sacra nei loro fondatori. Per me personalmente John Main è stato la mia vera iniziazione alla persona di Cristo. Lui ha conosciuto la meditazione grazie ad un monaco indiano e l’ha resa parte della sua vita quando aveva all’incirca venti anni; se ne è allontanato per un decennio ma, dopo averla ripresa di nuovo intorno ai quarant’anni, è stato sempre più conscio che la sua missione fosse di insegnarla. Il suo primo passo è stato quello di dare inizio ad una piccola comunità di meditazione nel monastero dove viveva, prototipo di altre comunità nate negli anni e adesso ultimamente a Bonnevaux. Ha intrapreso l’insegnamento pubblico nel monastero di Thomas Merton che aveva risvegliato la conoscenza popolare della tradizione contemplativa cristiana. Lì passò del tempo  in solitudine e decise di creare un nuovo ramo dell’albero monastico a Montreal in Canada che fosse specificatamente dedito all’insegnamento della meditazione. Questi legami mettono in evidenza le radici del suo stesso cammino attraverso diversi ambiti: la tradizione universale, la fede cristiana e la sua linea monastica. Gran parte della sua vita interiore (come i primi 30 anni di Gesù) rimase nascosta. Quando cominciò ad insegnare pubblicamente la sua vita ebbe un incredibile slancio, come una cometa. Iniziò nel 1975 e si sviluppò per sette sorprendenti anni finché, come Elia, fu portato via in un vortice il 30 dicembre 1982, troppo presto, ma sicuro che ciò che aveva piantato sarebbe cresciuto di continuo.

Il giorno dopo il funerale nel Monastero Mount Savior dove è sepolto Fr. John siamo partiti in macchina prima dell’alba. Come succede spesso dopo la catarsi di un funerale, eravamo gioiosi. L’impatto dell’assenza ci avrebbe colpiti più tardi. Cominciammo ad avere dubbi sulla direzione da prendere quando ci accorgemmo che il sole stava sorgendo di fronte a noi mentre noi dovevamo andare ad ovest. È sempre difficile dover riconoscere uno sbaglio ma alla fine cambiammo direzione. Il primo di molti cambi di direzione necessari negli anni che dovevano venire. A quel tempo la comunità, il seme della WCCM, era giovane e fragile. Il successore di John Main era immaturo ed aveva parecchi punti deboli. Eppure queste ed altre imperfezioni ci diedero la prova di come operava la forza di Dio. Nei nove anni successivi questa comunità locale di meditanti, monaci e oblati divenne la radice di una famiglia globale in continua crescita fatta di meditanti, gruppi settimanali e comunità nazionali. La transizione fra locale e globale si dimostrò gravosa. Rappresentanti da tutto il mondo si incontrarono a New Harmony nel settembre del 1991 per il Seminario John Main guidato da Bede Griffiths che parlò della visione di comunità di John Main (in seguito i lavori furono pubblicati col titolo La Nuova Creazione in Cristo). Fu la Pentecoste della WCCM.

Bede Griffith è stato negli anni successivi alla morte di Fr John un grande sostegno ed un amico amorevole. Riconosceva in Fr. John lo spirito profetico che lo aveva chiamato tempo prima ad osare una nuova avventura quando si era trasferito ed aveva messo radici in India. Diceva: “secondo la mia esperienza è la miglior guida spirituale nella chiesa oggi” visto come stava riportando la meditazione al cuore della vita cristiana e, allo stesso tempo, costruiva un ponte di unità mistica fra le fedi e le culture. In quanto monaci sia Fr. Bede che Fr. John si erano formati in un’antica cultura monastica cristiana. Entrambi avevano iniziato e adattato nuove forme della tradizione in un mondo che cambiava rapidamente ed in una chiesa che, malgrado i suoi tentativi di auto riforma, non riusciva ad offrire quella saggezza spirituale di cui la società era assetata. Come contemplativi monastici, veramente mistici, erano uniti a Cristo come il loro vitigno ed avevano la visione profetica di percepire che questa saggezza stava oltrepassando le mura del monastero per mettere in salvo un mondo alla deriva: servono nuovi otri per il vino nuovo che così scorrerà da una vigna ben radicata verso l’eterno e l’universale.

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La perdita porta sofferenza e la morte, l’ultima perdita, è inseparabile dalla vita. Senza, sarebbe impossibile scoprire il significato della vita. Mentre guardiamo indietro agli ultimi trenta anni, preparandoci a guardare avanti, ricordiamo gli innumerevoli maestri e i molti che ci hanno aiutato a formare la comunità che siamo oggi. Ognuno di loro seguendo la propria chiamata, ci ha aiutato a trasmettere il dono lasciato da Fr. John alle generazioni future. Molti nella comunità di oggi non hanno conosciuto questi primi maestri in persona, ma la loro testimonianza ed influenza ci hanno aiutato nella nostra formazione. È giusto ricordare i loro nomi in quanto parte della nostra storia e abbiamo in animo di farlo in un posto speciale a Bonnevaux. Sono molti ma ora penso in modo particolare a Doreen Romandini, Eileen Byrne, Eileen O’Hea, Patricia Ng e recentemente Jay Stewart ed il suo dono dell’insegnamento che avevo sperato potesse progredire a lungo con noi ma che ci ha lasciato troppo presto. Li considero testimoni nella trasmissione della saggezza della meditazione, cioè il lavoro della WCCM. “Testimone” traduce letteralmente la parola greca “martire”. Nei primi tempi del cristianesimo, la morte dei martiri era considerata il “germe della Chiesa”.

Gli uomini e le donne di oggi hanno sete di significato nella vita. Ma significato non è una consegna immediata, germoglia poco per volta. Anche se non lo possiamo esprimere bene in pensieri o parole possiamo sentirlo e riconoscerlo. Le intuizioni che ne abbiamo e i rischi che corriamo a causa di questo spirito di saggezza che affiora si rivelano nel tempo attraverso i loro frutti. Per farne esperienza abbiamo bisogno di una personale relazione e dedizione. Senza punti di innesto nell’albero e nelle radici, l’esperienza diventa senza senso perché manca del sangue di vita e del fuoco dell’amore. Diventa irragionevolmente fugace, come le foto postate su Instagram che scompaiono una volta viste. Abbiamo molte idee e opinioni ma non un legame profondo con l’obiettivo del progetto che stiamo vivendo. La ragione stessa degrada in questa assurdità e ci perdiamo la gioia – allo stesso tempo felice ed intensa – di scoprire il mistero del nostro destino.

Nella cultura moderna la vita viene velocemente svuotata di significato e  di obiettivo ultimo. Nella disperazione molti li ricercano in modi auto distruttivi. In mancanza di uno stretto contatto che deriva da impegno personale, sprofondano nell’alienazione e nell’isolamento: le relazioni diventano prodotti di consumo, la cultura intrattenimento, l’istruzione qualifica per un impiego, la politica un teleromanzo. Riconoscendo 40 anni fa questi segni dei tempi, John Main ha visto il valore della meditazione per un mondo disconnesso dalle sue radici. La sua saggezza nasceva dall’esser ben radicato in Cristo e nella sua tradizione. Ha notato che in un mondo secolarizzato e superficiale le ferite auto inflitte dell’umanità si andavano moltiplicando in modo esponenziale. Curare, avere a cuore la salute del paziente, si trova nell’esperienza che la meditazione apre a tutti coloro che la praticano.

Sapeva bene che la meditazione non è una soluzione miracolosa ma è il punto più semplice da cui partire. Raimon Panikkar diceva di John Main che “possedeva il genio della semplicità”. Se volete capire cosa significa, prima meditate e poi leggete “Dalla Parola al Silenzio”. Nel suo primo libro ci ha offerto un manifesto di consapevolezza contemplativa per i nostri tempi, mettendo in luce il triplice legame tra l’esperienza essenziale della meditazione, l’essenza della fede cristiana e l’emergenza cruciale dei nostri tempi.

Non c’è niente di sostanzialmente nuovo o moderno a proposito del contesto cristiano di meditazione. Il suo scopo è quello di volgerci alla nostra stessa natura con una totale concentrazione per fare esperienza in prima persona e, soprattutto fare esperienza dello spirito di Dio vivente nei nostri cuori. La vita dello Spirito è eterna e indistruttibile e, in questo senso, le verità che fanno il contesto cristiano della meditazione sono sempre nuove e permanentemente moderne…

Queste idee esprimono “l’insegnamento essenziale” della nostra comunità e lo collegano anche alla perenne filosofia dell’umanità. Significato è connessione e  consapevole esperienza di questa verità, attraverso l’esperienza e la scoperta  del nostro scopo nella vita nel terreno dell’essere. Accada quel che accada, esisteremo per un certo periodo di tempo, vivendo o vivendo in parte. Ma ci realizziamo solo se troviamo un senso nella connessione personale con l’essere. Questo legame si rende profondo nell’ambito del silenzio e diventa l’energia che porta avanti la nascita, la crescita e lo sviluppo di ogni nuovo ramo.

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La radice del sostantivo “significato” ci fa risalire alla stessa origine di consapevolezza. Fa riferimento a “mente, memoria, contemplazione, essere vigili e attenti”. Significa qualcosa perché se siamo connessi vediamo tutto come un segno. Il nostro mondo ha fame di significato e scopo per unificare e correggere la direzione sbagliata che stiamo prendendo. Ma il senso più antico di “significato” è un atto della memoria. Abbiamo dimenticato noi stessi. Ed il risultato è che siamo diventati dis-membrati. La WCCM è diventata parte di un processo globale, si tratta di ricordare che Gesù ha detto che lo Spirito ci guiderà: il difensore e consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. (Giovanni 14:26)

Cosa significano i 30 anni passati della WCCM ?  Lo si comprende quando consideriamo la WCCM parte di qualcosa di ancora più grande. La vita all’interno della comunità è sempre  più grande dei nostri singoli me stesso. È parte e siamo tutti parte di un’opera più grande: il Cristo che ci sostiene contro le forze di divisione e oblio che fanno precipitare nella disumanità e nella perdita terribile dell’amore.

La WCCM crede nella meditazione come semplice mezzo

    per arrivare alla completezza, la guarigione e la pace

 

Le nostre singole preoccupazioni non sono mai insignificanti. Ma nella comunità, parte mistica del corpo di Cristo, il significato più grande ci connette a qualcosa, una realtà, una presenza attraverso cui riusciamo a conoscere noi stessi in modo diverso. La meditazione è l’inizio di una rivoluzione. La comunità che si crea continua a diffondere la rivoluzione. Ogni rivoluzione sociale promette maggior felicità e giustizia ma solo questo tipo di rivoluzione, la conversione del cuore, mantiene le sue promesse, una pienezza al di là di tutto ciò che possiamo immaginare, in modi che non possiamo prevedere e attraverso una trasformazione che supera l’illusione per incontrare il nostro vero sé. Questo è lo straordinario significato della meditazione.

La WCCM non vuole proporre la meditazione come un prodotto. Né vuole competere con altre comunità o tradizioni. Crede nella meditazione come una via semplice verso la completezza, la guarigione e la pace: una via verso una vita più umana. Il vero senso di redenzione si trova nell’eterno, quotidiano ciclo del cercare e trovare Dio, dell’essere trasformati e così trasformare il nostro piccolo pezzetto di mondo. I meditatori mettono in pratica tutto questo stabilendo una pratica quotidiana di non azione. Definiamo membro (della comunità) semplicemente qualcuno che “medita in questa tradizione”. Non ci sono rette da pagare se non questa. La crescita personale nei frutti della meditazione, questo è il vero margine di profitto. Ci porta tutti, ricchi e poveri, tra alti e bassi, giovani e vecchi, in un luogo di significato, di profonda connessione ed impegno trasformativo dove capiamo che vogliamo semplicemente condividere ciò con gli altri. 

La meditazione dà nuova energia ad una vita che diventa sempre più innovativa e giovane: qualcosa di nuovo e arduo ma meraviglioso anche quando si diventa vecchi. Ognuno di noi ha una chiamata interiore che non possiamo rifiutare senza allontanarci da noi stessi. Quando cominciamo a rispondere ci sembra di avere tutto sotto controllo. Magari ci sentiamo anche degli eroi  o particolarmente generosi. Col tempo arriviamo a capire che siamo semplicemente dei discepoli: “Quando avrete fatto tutto ciò che vi è stato comandato dite: Noi siamo servi inutili; abbiamo solo fatto quanto dovevamo fare.” (Luca 17:10)

Servire il tutto di cui siamo parte ci rende più umili e più liberi. È un modo per lasciarsi indietro il sé incompleto e non orbitare intorno a sistemi auto referenziali. La meditazione crea e sostiene la comunità poiché la comunione con gli altri è parte del percorso. La vita di una comunità è diversa dal matrimonio ma può esser altrettanto ricca e misteriosa. È altrettanto difficile e gratificante quanto tutte le relazioni umane e perciò solo una profonda solitudine può supportarla. Comunità non vuol dire solo vivere sotto lo stesso tetto. Vuol dire imparare insieme nella disciplina dell’amore il significato vero della vita. 

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Guardare indietro. Guardare cosa sta succedendo adesso. Poi possiamo guardare al futuro. Dove sarà la WCCM di qui a trent’anni ? È più semplice dire dove saremo io o voi. Guardare avanti in una fede costruita e rinnovata in un continuo re-impegno diventa un atto di speranza; quindi nella speranza guardiamo avanti. Non è come un’istituzione che fa previsioni. Con una consapevolezza contemplativa vediamo ciò che possiamo vedere ed accettiamo quello che non vediamo ed evitiamo di farci illusioni sull’ignoto. Vivere saggiamente sperando fiduciosamente nell’incertezza.

Poco prima che morisse ho domandato a Fr. John cosa avrei dovuto fare. A quel punto ero più preoccupato della sua assenza e di me stesso piuttosto che del futuro della comunità; avrei voluto avere delle precise istruzioni o previsioni per rendere più semplice l’incertezza incombente nella futura catastrofe che avrebbe sconvolto i nostri piani. Stette un momento a pensare e poi con uno sguardo potente mi disse “farai quello che dovrai fare”. Al momento non fu un gran sollievo. Adesso mi rendo conto di come sia stato liberatorio quel conferimento di poteri. Rispecchiava le parole del vangelo: “Non preoccupatevi del domani perché il domani si preoccuperà di se stesso”. (Matteo 6, 34) Dobbiamo programmare, pagare i premi dell’assicurazione, raccogliere fondi, aver cura di persone e di cose e preparare bilanci. Ma, sapendo di esser parte di una tradizione che scorre nel tempo, parte integrante di un tutto, non saremo in ansia per il futuro. L’ansia ci deruba del dono della pace.

La comunità ha un ruolo molto diverso da quello che aveva nel 1982 o nel 1991. Abbiamo strutture solide e flessibili per la guida della comunità che si ispirano alla Regola di San Benedetto: il Consiglio consultivo, il Consiglio di amministrazione, mezzi di comunicazione sociale, direttori per aree differenti di lavoro, protocolli per le comunità nazionali, una comunità sempre più ampia di Oblati, programmi di formazione per leader e insegnanti, stiamo creando un’Accademia: e abbiamo Bonnevaux. Una rete di relazioni in cui si possono mescolare e collaborare diverse generazioni. La saggezza e la prudenza dell’età, la saggezza e l’impazienza della gioventù possono scambiarsi l’un l’altro i loro insegnamenti. I nostri maestri capiscono che, senza nascondere le nostre radici o annacquare l’insegnamento, possiamo trasmettere il dono della meditazione a chi ha più bisogno, usando un linguaggio appropriato per i diversi gruppi come l’ebreo Paolo ha fatto una volta ad Atene. Fin d’ora Bonnevaux promette di essere un centro poliedrico di una comunità variegata che personifica “l’insegnamento essenziale” nella sua pratica quotidiana e di diventare un luogo dove si formeranno insegnanti e nuovi leader e dove tutti coloro che cercano e i pellegrini saranno ben accolti. Ce ne sono di affidabili e autorevoli che potranno assicurare la successione di qualsiasi tipo di leader della comunità compresa la mia. E comunque tutto cambia. Insieme possiamo cambiare con saggezza.

In un altro senso siamo esattamente dove eravamo trent’anni fa. Come sempre, ci sono incertezze e nuovi progetti, come Bonnevaux e l’Accademia che implicano dei rischi. La pandemia ci ha insegnato ad adattarci in fretta al cambiamento, così noi possiamo continuare a condividere la perla di grande valore in nuovi modi. Ovviamente siamo cambiati in trent’anni ma l’albero è sempre quello. Capiamo meglio che tutti i meditanti sono chiamati a contribuire alla crisi dell’umanità di cui Covid è solo un aspetto. Come insegnava John Main, e con lui altre voci profetiche, la crisi alla radice è la nostra perdita sempre più veloce del senso di totalità e del senso di sacro che donano saggezza. Sembra un mondo impazzito quando si ascoltano i notiziari ? Lo stolto ha detto in cuor suo: non c’è Dio. (salmo 14,1)

È perciò che ho proposto al nostro Comitato Consultivo di adottare in questo anno anniversario il tema: “Consapevolezza unificata”. Se qualcuno si domanda “Che cosa può mai significare?” avrà comunque funzionato. I meditanti in ogni caso potranno intuire dalla loro pratica quotidiana dell’essere uno che questa consapevolezza è già in atto nel mondo globale. Riconoscere tutto ciò rilascia l’ormone della speranza: potremo e sapremo cambiare direzione. La nostra comunità è parte di questa indispensabile speranza. Anche una piccola parte, se è bella, manifesta l’interezza. Nel nostro lavoro i numeri contano meno della purezza di cuore.

Nel 1991, meditanti da tutto il mondo si sono riuniti a New Harmony per dare un nome e una struttura alla comunità che già si stava formando grazie alla meditazione. Ci siamo sentiti parte di una tradizione tramandataci da John Main. 

 

Come lui dovevamo esser coerenti con essa e farla crescere ancora di più. Ogni occasione per la trasmissione di saggezza è una rivoluzione creativa. Ciascuno di noi è coinvolto nel passare la fiaccola della contemplazione che diffonde nel mondo la luce della saggezza. Se guardiamo indietro possiamo scorgere e sentire la mancanza delle foglie cadute dall’albero. Sarebbe assurdo cercare di riattaccarle. Vederle cadere ci rende più consapevoli del miracolo del ciclo eterno della vita e del dolce amore che la sostiene.

Saranno come albero piantato lungo corsi d’acqua… come un albero che dà il  frutto nella sua stagione. (Salmo 1)

Buon compleanno. Venite alla festa il 4 Settembre !

Con grande affetto

Laurence