Mercoledì – Seconda settimana di Quaresima 2021

Mercoledì – Seconda settimana di Quaresima

(Vangelo del giorno: Mt 20, 17-28. Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire.)

La Terra Promessa è intrecciata nel viaggio che intraprendiamo per raggiungerla, in ogni passo. Proviamo a dimostrare questa affermazione.

La meditazione di ieri ci ha fornito la prima prova: il cibo più vero (la manna) che ci sostiene durante questo cammino è un’esperienza concreta, seppur limitata nel tempo e nello spazio, della presenza reale della Terra Promessa nel qui ed ora. Un altro modo di sperimentarla è la Presenza.

Quando, attraverso una pratica contemplativa regolare, la dimensione spirituale si risveglia progressivamente, molte persone avvertono una presenza nella loro vita. Spesso dicono, come direi anch’io, che questa dà loro una sensazione di guida e di accompagnamento nella vita. Messa in questi termini questa presenza può sembrare qualcosa di un po’ inquietante e fantomatico, ma non è così. Non è un’entità separata che informa e ci manipola o interferisce con la nostra libertà di scegliere e di assumerci responsabilità. Alcuni la interpretano in questo modo. Ma così sarebbe un costrutto della fantasia o, in casi estremi, di una patologia mentale.

Forse, la Presenza che intendo io si può comprendere meglio come una modificazione della nostra autoconsapevolezza. Crescendo sviluppiamo un senso di noi (in modo sano e non dipendente dalle circostanze), diventando presenti a noi stessi, consapevoli di noi stessi, auto giudicanti, auto osservanti. “Oh, perché mai ho detto questo? Sento di essere un fallimento. Se la gente sapesse che disastro sono, non mi avrebbero mai assegnato questo lavoro”, oppure – ogni tanto – “Sono il migliore”. Questa presenza a noi stessi può diventare un peso, addirittura una sofferenza. Vorremmo sempre più scuotercela di dosso ed essere semplicemente noi stessi, spontanei e senza complessi.

Con una crescente consapevolezza contemplativa questo forte senso di disagio si modifica. Continueremo a renderci conto delle cose sbagliate che facciamo, ma saremo meno duri con noi stessi, meno suscettibili ed auto protettivi. Da dove viene questo cambiamento? Alcuni direbbero da un maggior senso di consapevolezza della presenza di Dio. Questo senso è come gli altri sensi fisici ed il sesto senso dell’intuizione. È innato ma ha bisogno di essere liberato e di crescere. La presenza di Dio non è come quella di un’altra persona in una stanza o la nostra ombra. È un “io sono” che non entra in competizione con noi o ci minaccia. Viene per essere compreso come ciò che ci rende capaci di essere presenti a noi stessi, agli altri, al mondo ed, infine, a Dio.

Questo “io sono” è ovunque. Non lo puoi fuggire, e perché mai dovresti desiderarlo? Se ci provi, stai cercando di scappare da te stesso. Non ci obbliga, non muove i nostri fili, ma ci accompagna nella buona e nella cattiva sorte. Quando tutto va bene ci sentiamo molto uniti a questo io. Quando le cose vanno male non si ritira né si arrabbia, sebbene noi potremmo ritrarci e proiettare la nostra rabbia.

La tribù dell’Esodo, nel deserto, era accompagnata da una colonna di nube durante il giorno e da una colonna di fuoco nella notte. Quando da bambino ho sentito per  la prima volta di queste colonne, mi ricordo di aver pensato come fosse gentile Dio ad adattare la sua presenza secondo la capacità del popolo d’Israele di riconoscerla. Come ci rammenta il vangelo odierno, Gesù è venuto per essere presente a noi al fine di servirci piuttosto che essere servito.

Laurence