Mercoledì – Seconda settimana di Quaresima 2019

Matteo 20,17-28

Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».

Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti». 

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 I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi.

 Il Vangelo è immaginifico. Evoca davanti ai nostri occhi una nuova, straordinaria visione dell’umanità e della società. Se questa visione non ci lascia un po’ disorientati, vuol dire che non l’abbiamo immaginata. Ci lascia perplessi perché sembra che sia assolutamente giusta e tuttavia altamente improbabile da realizzare. Per quanto irrealistica, se la rifiutiamo, è come se sminuissimo noi stessi.

Dici sul serio? Un ordine mondiale in cui chi detiene il potere agisce sinceramente come fosse un servitore, ama le persone e non brama il potere?

Tra le altre cose, la Quaresima è un’opportunità per tutti noi di verificare i modi in cui facciamo uso di qualsiasi forma di potere in nostra mano e di rivedere il nostro senso del servizio verso coloro che non ne hanno.

A questo livello, non possiamo cominciare a immaginare, a meno di non venir scossi dai limiti di ciò che possiamo vedere e capire. La religione sta proprio in questo. Ci sfida con le domande, invece che riempire le nostre teste di risposte. Questo è il motivo per cui i grandi geni religiosi hanno il talento della semplicità e ci fanno sussultare per la meraviglia, piuttosto che applaudire alla vittoria. Prendiamo le parabole del Regno, per esempio.

Il regno di Dio è come qualcuno che ha trovato un tesoro sepolto in un campo. Lo seppellisce di nuovo e, per pura gioia, va a vendere tutto ciò che ha e compra il campo.

Trentatré semplici parole, che descrivono una chiara sequenza di eventi, che possono tenere un gruppo di persone intelligenti a parlarne per ore, e a ritrovarsi il giorno dopo per continuare a parlarne. Interpretare i molteplici significati negli elementi di questo passaggio è esporsi e, se si vuole, conoscersi meglio di prima. Perché la persona ha seppellito di nuovo il tesoro? (Per impedire agli altri di saperlo. Per tenerlo al sicuro. Perché appartiene al campo. Perché voleva che altri venissero e ne godessero. Perché ha bisogno di essere lì per crescere). Perché provava tanta gioia? Perché la gioia l’ha portata all’avventatezza di vendere tutto? Cosa significa “acquistare” il campo? Ci sono risposte giuste e risposte sbagliate? Ci sono risposte più giuste o più sbagliate delle altre?

Dopo la meditazione mattutina, ci alziamo e andiamo nel mondo con una mente aperta, non per imporre risposte prestabilite per ogni situazione, né convertendo con forza gli altri al nostro punto di vista, ma rimanendo sensibili alla verità con un’intelligenza spirituale interrogativa. Verso sera, interiormente più spettinati di quanto eravamo al mattino, ci sediamo e lasciamo riordinare lo spazio interiore, non solo valutando il giorno come buono o cattivo, ma verificandone i suoi significati più profondi. In questo ritmo, reintegriamo il potere dell’Immaginazione e freniamo la perenne tendenza della Fantasia che ci  porta fuori strada.

Laurence Freeman